Le api svolgono un ruolo vitale per la società e per l’ambiente in qualità di impollinatrici, sostenendo sia gli ecosistemi naturali sia la produzione agricola mondiale, con un valore economico stimato in oltre 147 miliardi di dollari all’anno. Tra le principali minacce per la loro sopravvivenza figura il cambiamento climatico, che sta provocando periodi di siccità sempre più prolungati in diverse regioni del pianeta. Per comprendere in che modo la riduzione delle risorse idriche influenzi la salute degli insetti impollinatori, un team di ricerca dell’Università della California ha condotto uno studio dettagliato, successivamente pubblicato sul Journal of Insect Science.
I ricercatori, guidati dalla professoressa Erin Wilson-Rankin, hanno analizzato le reazioni di una pianta di prova, il trifoglio americano, coltivata in serra con due differenti regimi di irrigazione. Un gruppo di piante ha ricevuto una quantità d’acqua ottimale, mentre all’altro gruppo è stato somministrato il 30 percento di acqua in meno, simulando così una condizione di moderata siccità.
Le rilevazioni effettuate sui fiori hanno mostrato un impatto evidente e negativo della carenza idrica: le piante sottoposte a stress idrico hanno prodotto un numero inferiore di fiori e una quantità minore di nettare, caratterizzato inoltre da una concentrazione di zuccheri più bassa. Allo stesso tempo, pur mantenendo una massa di polline simile per singolo fiore, la qualità complessiva di tale polline è risultata nettamente inferiore a causa di un sensibile calo del contenuto proteico.
Per valutare le conseguenze dirette di questo impoverimento nutrizionale sulle api da miele e sui bombi, il team ha sviluppato diete artificiali che riproducevano la composizione di nettare e polline ottenuti nelle due differenti condizioni di irrigazione. I risultati dell’esperimento hanno evidenziato che la dieta “povera”, corrispondente alle piante cresciute con poca acqua, ha ridotto in modo significativo la percentuale di sopravvivenza di tutte le specie e colonie studiate. Nel caso specifico dei bombi, la scarsità di nutrimento ha provocato anche una netta diminuzione delle uova deposte, una minore nascita di api operaie e una contrazione generale della popolazione dell’alveare.
Sebbene possa apparire intuitivo che la siccità danneggi la natura, misurare scientificamente questi meccanismi è indispensabile per pianificare strategie di tutela efficaci. Come sottolineato dagli stessi autori dello studio, la carenza d’acqua per la vegetazione genera un effetto a cascata che colpisce l’intera catena alimentare degli impollinatori.
Guardando alle soluzioni future, la gestione del territorio e dell’agricoltura dovrà considerare la possibilità di destinare specifiche quote d’acqua alla salvaguardia delle fioriture spontanee e degli habitat naturali, garantendo alle api il nutrimento necessario per continuare a proteggere la biodiversità del pianeta.
Massimiliano Pirandola

















