L’arrivo di Andy Burnham a Downing Street segna una svolta destinata a entrare nei libri di storia. Per la prima volta dopo oltre 500 anni, infatti, il Regno Unito ha un primo ministro cattolico. Un evento che va ben oltre la politica e assume un forte valore simbolico in un Paese la cui identità istituzionale è profondamente legata alla Chiesa anglicana.
Per comprendere la portata di questo momento è necessario tornare al XVI secolo. Nel 1534 Enrico VIII ruppe i rapporti con Roma attraverso l’Atto di Supremazia, proclamandosi capo della Chiesa d’Inghilterra. La separazione dalla Santa Sede diede origine a una lunga stagione di tensioni religiose e politiche, durante la quale i cattolici furono spesso guardati con sospetto, esclusi dalle principali cariche pubbliche e sottoposti a pesanti limitazioni civili.
Nel corso dei secoli molte di queste discriminazioni sono state abolite, ma il legame tra lo Stato britannico e l’anglicanesimo è rimasto forte. Ancora oggi il sovrano è il Governatore Supremo della Chiesa d’Inghilterra e, per legge, non può essere cattolico. La figura del primo ministro, invece, non è soggetta ad alcun vincolo religioso, ma fino a oggi nessun cattolico praticante era riuscito a raggiungere il numero 10 di Downing Street.
La fede di Andy Burnham è nota da tempo. Cresciuto in una famiglia cattolica del nord-ovest dell’Inghilterra, ha più volte raccontato come l’educazione ricevuta abbia contribuito a formare il suo senso della giustizia sociale, dell’attenzione verso i più fragili e del servizio alla comunità. Pur ribadendo che il Regno Unito resta uno Stato laico e che le decisioni di governo devono essere prese nell’interesse di tutti i cittadini, Burnham non ha mai nascosto le proprie radici religiose.
Anche diversi osservatori britannici hanno sottolineato come la sua elezione rappresenti la fine di un antico tabù culturale. Non si tratta infatti soltanto della nomina di un nuovo capo del governo, ma della dimostrazione di quanto il Paese sia cambiato rispetto all’epoca delle profonde divisioni confessionali. Oggi l’appartenenza religiosa di un leader politico è considerata una questione personale e non più un ostacolo alla guida delle istituzioni.
La storia recente offre alcuni precedenti solo parziali. Tony Blair, ad esempio, era vicino al cattolicesimo durante gli anni trascorsi a Downing Street, ma rinviò la conversione ufficiale fino a dopo aver lasciato l’incarico. Boris Johnson era stato battezzato cattolico, ma fu educato e si identificò come anglicano. Burnham è quindi il primo premier britannico ad arrivare al governo dichiarandosi apertamente cattolico.
Il nuovo primo ministro eredita un Paese alle prese con importanti sfide economiche e sociali: dal costo della vita alla crescita economica, fino al rafforzamento dei servizi pubblici e al riequilibrio tra Londra e le altre regioni del Regno. Nei suoi primi interventi ha insistito sulla necessità di ridurre le disuguaglianze territoriali e di restituire maggiore peso alle amministrazioni locali, un tema che ha caratterizzato tutta la sua esperienza politica come sindaco di Greater Manchester.
Al di là delle future scelte di governo, la sua elezione rappresenta già un passaggio storico. Dopo oltre cinque secoli dalla rottura con Roma, un cattolico siede alla guida del governo britannico. Un fatto che testimonia l’evoluzione della società del Regno Unito e il superamento di una delle più antiche divisioni della sua storia costituzionale.

















