Milano — C’è un istante in cui l’oggettistica industriale smette di essere soltanto funzione e diventa poesia. È accaduto nel cuore dello showroom milanese di Dornbracht, dove il fuoco e il gesto artigianale hanno riscritto la storia di una delle icone più celebri del design contemporaneo: la linea di rubinetteria Tara.
Durante una performance dal vivo che ha incantato il pubblico presente, l’artista Francesco Barone ha preso tra le mani l’ottone e la materia fredda della rubinetteria, trasformandoli in una vera e propria scultura viva. Utilizzando il calore della fiamma e la precisione di una lavorazione interamente manuale, Barone ha fatto germogliare dal metallo sottili rami, foglie e dettagli organici, dando vita a un’opera che sembra respirare.
Un dialogo aperto tra materia e natura
L’iniziativa nasce con l’intento di abbattere i confini tra la progettazione tecnica e la libertà dell’arte figurativa. Inserendosi nel solco di una ricerca estetica raffinata, Barone non si è limitato ad “ornare” un prodotto, ma ne ha reinterpretato l’identità:
La metamorfosi del metallo: La rigidità della struttura originale si piega alla fluidità delle forme vegetali.
L’effetto “scultura viva”: Elementi che ricordano l’intreccio dei bonsai metallici compaiono direttamente sulla superficie dell’iconico rubinetto.
L’esperienza dal vivo: Il pubblico ha potuto assistere in tempo reale al processo creativo, dove la fiamma trasforma la durezza della materia in grazia organica.
«La materia più dura, se accarezzata dal fuoco e guidata da un gesto di cura, può mettere radici e generare bellezza.»
Un percorso artistico tra tradizione familiare e scenari internazionali
Per Francesco Barone, esponente della terza generazione di Barone Italia, il metallo è una questione di famiglia. Un’eredità tecnica che l’artista ha saputo convertire in un linguaggio plastico unico, proiettandosi ben oltre i confini nazionali.
Dalle collaborazioni per il Fuorisalone e la Fondazione Franco Albini (con l’installazione Cerchi di Pace esponibile alla Fabbrica del Vapore e al Politecnico di Milano), fino ai progetti internazionali a New York insieme al paper artist Marco Gallotta per un rinomato ristorante di Soho, la sua ricerca continua a contaminare discipline e linguaggi.
L’evento milanese da Dornbracht conferma come la contaminazione tra il grande design industriale e la ricerca scultorea possa dischiudere prospettive del tutto inedite, dimostrando che anche un oggetto d’uso quotidiano può diventare il punto di partenza per raccontare una nuova storia naturale.
Ubaldo Santoro e Anna Rita Santoro 

















