Ci sono incontri che la ragione fatica a spiegare e che tuttavia portano con sé una necessità che il caso, da solo, non giustifica. Ci si ferma un istante, si guarda indietro, e si scopre che ogni passo compiuto, ogni parola scambiata, ogni scelta apparentemente insignificante si disponeva lungo un tracciato che solo ora si rivela nella sua coerenza.
La sincronicità, che Carl Gustav Jung definì come la coincidenza significativa di eventi esterni e stati interiori, abita le pieghe dell’esistenza come un filo d’oro che attraversa il tessuto grigio della quotidianità.
E chi ha imparato a riconoscere questi segni sa che il presente non è un punto isolato, ma un nodo in cui passato e futuro si intrecciano e si rispondono.
L’uomo che si accorge di tessere una trama che lo supera avverte dentro di sé un movimento che gli antichi chiamavano ananke, la necessità che lega gli eventi in un disegno che la volontà individuale non può né produrre né spezzare.
Ogni gesto quotidiano, ogni atto di attenzione, ogni scelta che sembra minore si carica allora di un peso che oltrepassa la sua immediatezza.
Si comincia a intravedere che il presente, lungi dall’essere una successione di istanti, è un territorio che si abita con una presenza che lo trasforma.
Il passato si modifica quando lo si guarda con occhi nuovi, e il futuro si schiude quando lo si accoglie senza pretendere di possederlo.
Questa percezione, che le culture antiche chiamavano gnosis e che i filosofi della tradizione ermetica hanno esplorato in tutte le sue implicazioni, si nutre di un’intuizione che la scienza contemporanea comincia a sfiorare: il tempo non è una linea retta, ma una trama in cui ogni punto è in relazione con ogni altro.
Il presente, allora, non è un’isola, ma il luogo in cui la memoria e l’attesa si incontrano e si fecondano. Controllare il presente, come sosteneva il pensiero che ha generato queste riflessioni, significa imparare a vedere la connessione tra gli eventi, a riconoscere la traccia di un disegno che ci attraversa e che, attraverso di noi, si compie.
Non si tratta di un potere magico, ma di una consapevolezza che trasforma il modo stesso di abitare il mondo.
L’idea che le nostre azioni quotidiane costituiscano un rito che celebriamo senza saperlo è una delle intuizioni più profonde che emergono da questa visione.
Questa corrente, che alcuni chiamano egregore e altri campo morfico, si alimenta della nostra attenzione e della nostra coerenza, e a sua volta ci sostiene e ci orienta.
Il sistema che ci circonda, con le sue strutture e le sue resistenze, percepisce questa forza come una minaccia, perché essa mette in discussione la sua pretesa di essere l’unica realtà possibile.
Gli attacchi che si moltiplicano, le difficoltà che sorgono all’ultimo momento, le interferenze che sembrano volerci deviare: tutto questo è il segno di una resistenza che, proprio perché si manifesta, rivela la sua debolezza.
La strada che si apre dinanzi a chi ha compreso questa dinamica è fatta di piccoli passi, di scelte quotidiane, di una fedeltà che si rinnova in ogni atto.
Ogni gesto di attenzione, ogni scelta di coerenza, ogni parola che porta il segno di questa consapevolezza contribuisce a rafforzare il campo di energia che ci sostiene.
Non si tratta di compiere imprese straordinarie, ma di abitare l’ordinario con una presenza che lo trasforma in straordinario.
Come insegna la tradizione dei mistici di ogni tempo, il vero potere non risiede nella capacità di piegare gli eventi alla propria volontà, ma nella capacità di riconoscere la volontà più profonda che li attraversa e di allinearsi ad essa.
Forse, ciò che rende questa riflessione così urgente è la sua capacità di restituire alla vita la sua profondità.
La certezza che ogni gesto, per quanto piccolo, contribuisca a un disegno che ci supera, e che questo disegno si stia compiendo proprio attraverso la nostra fatica e la nostra fedeltà, è una fonte di forza che nessuna crisi può scalfire.
La strada è ancora lunga, ma ogni passo la rende più solida, e la meta, che forse non vedremo mai con i nostri occhi, si avvicina di continuo.
RVSCB
Jung, Carl Gustav, La sincronicità, Bollati Boringhieri, Torino 1980.
Eliade, Mircea, Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi, Edizioni Mediterranee, Roma 1974.
Hillman, James, Il sogno e il mondo infero, Adelphi, Milano 1996.
Bohm, David, La totalità e l’ordine implicito, Feltrinelli, Milano 1983.
Zohar, Danah, La mente quantistica, Sperling & Kupfer, Milano 1991.
Krishnamurti, Jiddu, La ricerca del saggio, Astrolabio, Roma 1985.
Steiner, Rudolf, La filosofia della libertà, Editrice Antroposofica, Milano 1994.
Grof, Stanislav, La mente olistica, Feltrinelli, Milano 1985.


















