In un momento storico particolare, dove proliferano i SerD – Servizi per le Dipendenze – strutture pubbliche gratuite elette dal Sistema Sanitario Nazionale italiano, la prevenzione contro il pericolo da dipendenza digitale può avvalersi di uno strumento informativo d’eccellenza: il libro del saggista ed esperto di comunicazione prof. Carmine D’Urso dal titolo “Ai e Social, dipendenza stupefacente – La droga invisibile del terzo millennio”. Edito da Armando Curcio, il saggio di uno dei massimi esponenti italiani della Sociologia della comunicazione evidenzia criticità che già lo stesso Papa Leone XIV nella prima enciclica Magnifica Humanitas e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno bollato come “strumenti di condizionamento e di infelicità”, consigliando di “disarmare l’AI”. D’Urso, infatti, sottolinea come l’uso patologico dell’Intelligenza Artificiale e delle piattaforme social, alla lunga, vada a stimolare gli stessi identici circuiti cerebrali che vengono alterati dalle sostanze stupefacenti, creando quindi dipendenze comportamentali, assuefazione, alienazione e depressione nei casi più gravi. Da qui il titolo del libro, accompagnato da una grafica di copertina di impatto assoluto, ma quanto mai rivelatrice. Spaziando tra Fomo e clickbaiting, dalla dopamina digitale all’isolamento sociale, l’Autore individua abitudini consolidate, nocive e tossiche che necessitano di un cambiamento radicale nella quotidianità di ciascuna vittima. Con uno sguardo attento sulle fasce più deboli, bambini e adolescenti, D’Urso propone anche soluzioni adottabili nel breve periodo, consigliando strumenti in uso a psicologi e psicoterapeuti già da tempo. Le citazioni a filosofi ed autori del passato, a saggisti contemporanei e alla rivalutazione del tempo, necessario strumento creativo che si nutre di noia e di ozio creativo, mira al disegno di uno schema finalizzato, nei limiti del possibile, attraverso lo studio e la lettura del saggio, alla cura e al recupero delle persone affette da dipendenze digitali. La prefazione, poi, è un cameo che impreziosisce l’intero scritto, a cura della prof.ssa Laura Volpini, docente all’Università La Sapienza di Roma, esperta in psicologia forense e criminologia.

















