Il 2 agosto 2026, nella cattedrale metropolitana di Città del Guatemala, il cardinale Pietro Parolin ha celebrato la Santa Messa dinanzi a centinaia di fedeli e alle più alte cariche dello Stato. Le sue parole, cadute come semi in un terreno arido, hanno rievocato un’eco che attraversa i secoli e che solo i grandi pastori sanno far risuonare.
Il segretario di Stato vaticano si trova in terra centroamericana per celebrare il novantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e il Guatemala e il quattrocentesimo della nascita di frate Pedro. La sua voce, misurata e ferma, ha offerto al popolo guatemalteco un messaggio che la politica, da sola, non sa pronunciare: solo Dio può saziare la fame più profonda dell’essere umano.
Il porporato, giunto il giorno precedente all’aeroporto La Aurora accolto dalla vicecancelliera María Luisa Ramírez, aveva già visitato la casa di cura Madre Teresa di Calcutta e il santuario di Fratel Pedro.
Un percorso che dalla carità più concreta si innalza verso la contemplazione.
La celebrazione eucaristica, alla quale hanno preso parte il presidente Bernardo Arévalo e il vicepresidente, i vescovi guatemaltechi, il nunzio apostolico, sacerdoti, religiosi e centinaia di fedeli, è stata il momento culminante di una visita che riafferma gli storici legami di amicizia, cooperazione e dialogo tra la Santa Sede e il paese centroamericano.
La presenza del presidente e della vicepresidente ha testimoniato l’importanza che le autorità civili attribuiscono a questo legame.
Il cardinale ha aperto la sua omelia trasmettendo gli affettuosi saluti di Papa Leone XIV, che «vi ha molto a cuore» e che «mi ha chiesto di farvi pervenire la sua vicinanza e la sua paterna benedizione».
Questo gesto, che potrebbe apparire come un semplice atto di protocollo, si è rivelato invece come il sigillo di una presenza sostanziale.
Il Papa, attraverso il suo segretario di Stato, abbraccia un popolo che ha conosciuto la sofferenza e la speranza, e lo fa con la delicatezza di chi sa che le parole autentiche portano con sé una forza che i discorsi politici non posseggono.
Il cuore dell’omelia, tuttavia, è stato un altro. Parolin ha ricordato che la Divina Provvidenza non ha mai abbandonato il popolo guatemalteco, né la Chiesa che peregrina in quelle terre.
E ha aggiunto: «Questi due anniversari sono illuminati dalla Parola di Dio che abbiamo appena ascoltato, la quale ci presenta un tema centrale: solo Dio può saziare la fame più profonda dell’essere umano. E non solo la fame di pane, ma anche la sete di significato, di amore, di speranza, la sete di una vita piena e abbondante, della vita eterna».
Queste parole, che riecheggiano il grido del profeta Isaia — «Chi ha sete venga alle acque, chi non ha denaro venga a mangiare» — hanno indicato la vera vocazione della Chiesa: portare il pane della Parola e il pane dell’Eucaristia agli uomini e alle donne di ogni tempo e luogo, seguendo il comando di Gesù: «Date voi stessi da mangiare».
Di fronte ai bisogni del mondo come povertà, solitudine, ingiustizia e sofferenza, spesso conseguenze della corruzione, il cardinale ha invitato a non rimanere indifferenti.
Ha ricordato che, sebbene i nostri cinque pani e due pesci possano sembrare insufficienti, il miracolo inizia proprio quando i discepoli mettono i loro pochi averi nelle mani di Gesù.
«Lo stesso accade nelle nostre vite: quando doniamo al Signore il nostro tempo, le nostre capacità, la nostra generosità e persino i nostri limiti, Egli moltiplica questi doni per il bene di molti», ha affermato.
Il porporato ha quindi lanciato un invito a spezzare le dinamiche di disprezzo, indifferenza e ingiustizia causate da disuguaglianze e corruzione, per costruire una società più giusta, fraterna e solidale.
La sua voce si è levata come un monito, ma anche come una promessa: il Guatemala potrà contare sempre sulla collaborazione e sull’impegno della Santa Sede.
Il programma della visita, che si protrarrà fino al 4 agosto, prevede per il 3 agosto l’incontro con il presidente Arévalo, seguito da quello con i rappresentanti delle popolazioni indigene, e poi con il ministro degli Esteri e il Corpo diplomatico.
Il 4 agosto, ultimo giorno di viaggio, il cardinale incontrerà i vescovi e i sacerdoti del paese, e si concluderà con una celebrazione presso il Santuario arcidiocesano dell’Adorazione Perpetua.
Ogni tappa di questo pellegrinaggio è un gesto, e ogni gesto è un seme gettato in un terreno che, forse, darà frutto.
La figura di Pietro Parolin, in questo frangente, emerge come quella di un uomo che si stanca di seminare solo quando il campo è arido.
La sua diplomazia è fatta di pazienza, di ascolto, di una tenacia che sa attendere.
Il segretario di Stato vaticano ricorda che le vere svolte della storia maturano nel silenzio.
Le parole della Chiesa, quando sono autentiche, sanno farsi ascoltare senza gridare.
La sua voce, misurata e ferma, è quella di chi sa che la pace è un’architettura fragile, e che ogni mattone va posato con cura.
La domanda che il cardinale lascia sospesa, come un’eco che si allontana senza spegnersi, è la più semplice e la più ardita: perché continuare a insistere, quando tutto sembra remare contro? La risposta, che egli non pronuncia ma che la sua stessa vita suggerisce, è che la speranza è una scelta.
E che la scelta di sperare, in un mondo che ha smarrito il senso del domani, è l’ultima, ostinata forma di resistenza.
RVSCB
Vatican News, Parolin in Guatemala: Dio sazia la fame dell’uomo, no a disuguaglianza e corruzione, 3 agosto 2026.
Vatican News, Parolin preside la Misa en Guatemala por los 90 años de relaciones con la Santa Sede, 3 agosto 2026.
ANSA, Il cardinale Parolin in Guatemala per i 90 anni di relazioni con la Santa Sede, 3 agosto 2026.
Vativision, Il cardinale Parolin in Guatemala per i 90 anni di relazioni con la Santa Sede, 3 agosto 2026.
Religion Digital, Parolin oficia misa en Guatemala con presencia del presidente, 3 agosto 2026.
La Hora, Estas son las 9 actividades del Secretario de Estado del Vaticano en su visita a Guatemala, 2 agosto 2026.

















