Un istante, in ogni giornata, l’uomo si ferma senza sapere di fermarsi. Il respiro si sospende e lo sguardo si perde oltre la finestra, mentre il silenzio si apre tra un pensiero e l’altro. In quell’attimo la vita si rivela per ciò che è, un dono che la fretta ha reso invisibile e che la stanchezza ha fatto dimenticare.
Questo appello sale da chi ha imparato a riconoscere la fragilità dell’esistenza e la sua bellezza, ed è rivolto a tutti coloro che ancora cercano la strada per tornare a sé stessi.
Ogni respiro che compiamo è un miracolo che la scienza descrive in termini di chimica e biologia, e che la poesia e la preghiera hanno sempre chiamato grazia.
Questa grazia chiede soltanto di essere riconosciuta.
L’uomo che si è svegliato questa mattina ha già ricevuto più di quanto qualsiasi ricchezza possa offrire.
La luce del sole e l’aria che entra nei polmoni, il battito che accompagna il suo cuore: tutto questo sostiene la sua esistenza.
Egli cammina su una terra che gli offre i suoi frutti, respira un’atmosfera che si rigenera, abita un corpo che lo ha portato fino a qui con una fedeltà che spesso dimentica di ringraziare.
Nonostante questa abbondanza, l’uomo contemporaneo vive come se la vita fosse un peso, come se l’obbligo di sopportare fosse l’unica via.
Ha scambiato il dono per un debito, e la gratitudine che gli spetterebbe l’ha sostituita con una lamentela che si rinnova ogni giorno.
La vita che ci è data non è un problema da risolvere, ma un mistero da abitare.
Chi cerca di capire tutto, chi pretende di spiegare ogni fenomeno con le categorie della sua ragione, finisce per perdere il senso di ciò che si sottrae a ogni definizione.
La vita sfugge a ogni parola che l’uomo abbia inventato per contenerla.
È il movimento che precede ogni sistema, una luce che rende visibili tutte le cose senza essere essa stessa visibile.
Imparare ad abitare questo mistero significa smettere di chiedersi perché si vive, e cominciare a chiedersi come si vive.
Significa passare dalla domanda che cerca una risposta alla domanda che apre uno spazio, dalla ricerca di una certezza alla pratica di una presenza.
Il dono della vita porta con sé una responsabilità che l’uomo contemporaneo ha spesso rimosso.
Non si tratta di realizzare grandi imprese o di lasciare un segno indelebile nella storia, ma di essere presente a ciò che la vita offre in ogni istante.
La responsabilità dell’uomo consiste nel custodire il dono che ha ricevuto, nel lasciare che il tempo scorra lasciando traccia, nel riconoscere la sua esistenza come un bene che lo lega a ogni altro essere vivente.
La sua vita non è un’isola, ma un nodo in una rete che lo unisce al mondo intero, e la sua cura per sé è anche una cura per l’umanità.
L’umanità che cerca una soluzione ai suoi problemi, che si affanna a trovare risposte per le sue crisi, ha dimenticato che la soluzione più profonda sta in un risveglio.
Il risveglio alla vita che si vive, alla presenza che si abita, al dono che si riceve.
Questo risveglio è una scelta che si rinnova in ogni istante, un ritorno che si compie ogni volta che l’uomo smette di cercare altrove e si volge a ciò che è già qui.
L’umanità che si risveglia alla propria vita smette di distruggere, perché riconosce in ogni altro essere la stessa vita che abita in sé.
Smette di accumulare, perché sa che la vera ricchezza è la presenza.
Smette di temere la morte, perché ha imparato che la vita è eterna nell’istante che la si vive pienamente.
L’appello che questo testo rivolge a chi lo legge è semplice, e proprio per questo difficile.
Smettere di cercare la vita fuori di sé e cominciare a viverla dentro di sé.
Smettere di rimandare la felicità a un futuro che forse non arriverà, e cominciare ad abitare il presente.
Ogni giorno che si apre è una possibilità, e ogni notte che si chiude è un dono.
La vita è un dono che si abita, che si intensifica con la gratitudine, che si accoglie con la presenza.
Forse, la vera soluzione al problema dell’umanità consiste nell’imparare a ricevere.
Ricevere il respiro e il sole, il pane e l’incontro, la parola e il silenzio.
Ricevere la vita come un dono che non chiede di essere capito, ma di essere vissuto.
L’uomo che ha imparato a ricevere ha trovato la pace che la ragione non può dare, e la sua pace si diffonde come un’onda che si allarga senza spegnersi.
La vita che si accoglie è una vita che si trasforma, e la trasformazione di una vita è la trasformazione dell’umanità intera.
Allora, fermati un istante. Respira. Guarda. Ascolta.
La vita è qui, ora, in questo respiro che ti attraversa.
È tutto ciò che hai. È tutto ciò che sei.
E questo è già abbastanza.
RVSCB
Heidegger, Martin, Essere e tempo, Longanesi, Milano 1976.
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Merton, Thomas, La preghiera come amore, Garzanti, Milano 1998.
Hadot, Pierre, La filosofia come modo di vivere, Einaudi, Torino 2005.
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