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Uscito Non è la moto, di Fabio Galli: dalle cadute agli incidenti “Spesso non si cade per le difficoltà, ma per la troppa semplicità”

Perché una moto sembra improvvisamente difficile? Perché si commettono errori anche dopo anni di esperienza? E cosa succede davvero in quell'attimo che precede una caduta? Ne parliamo con Fabio Galli, giornalista e autore di Non è la moto.

Redazione by Redazione
18 Agosto 2026
in Attualità, Cultura, Libri
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non è la moto Fabio Galli libro motociclismo
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Ci sono incidenti che sembrano iniziare nel momento in cui una moto perde aderenza, allarga una traiettoria o finisce a terra.

Ma spesso quello è soltanto il risultato.

È questa l’idea da cui nasce Non è la moto, il libro di Fabio Galli, pubblicato da Viola Edizioni nel maggio 2026.

Un libro che attraversa tecnica, esperienza ed episodi vissuti cercando soprattutto ciò che accade prima: nello sguardo, nel corpo, nella gestione della moto, nella paura e nel margine che il motociclista decide — consapevolmente o meno — di lasciarsi.

Fabio, perché un titolo così netto: Non è la moto?

Perché all’inizio è molto facile pensare che sia proprio lei.

La moto sembra pesante, nervosa, difficile. E la prima reazione è cercare di controllarla ancora di più. Stringi il manubrio, irrigidisci le spalle, carichi le braccia e spesso finisci per peggiorare proprio quello che stavi cercando di correggere.

Con il tempo capisci che una parte importante della guida consiste nel fare quasi il contrario: smettere di ostacolare la moto.

Il titolo nasce da lì. Non significa che la moto non conti. Significa che prima di darle la colpa vale la pena chiedersi che cosa le stiamo chiedendo e come lo stiamo facendo. È un’idea che attraversa tutto il libro.

Il sottotitolo parla di ciò che succede “un attimo prima”. Perché proprio quell’attimo?

Perché quando raccontiamo un errore tendiamo a partire dal momento più evidente.

“Ho perso la traiettoria.” “La moto si è mossa.” “Sono caduto.”

A me interessava tornare indietro.

Magari sei entrato in curva un po’ troppo veloce. Magari hai guardato troppo vicino. Magari hai frenato quando ormai eri dentro. Quello che consideriamo l’errore può essere soltanto la conseguenza di qualcosa cominciato qualche secondo prima.

È lì che secondo me c’è la parte più interessante della guida: non reagire meglio, ma arrivare prima. È proprio il concetto con cui si apre il libro.

Quanto conta lo sguardo?

Enormemente.

Quando guardi vicino tendi a reagire a ciò che sta già accadendo. Quando impari ad allungare lo sguardo cominci invece a leggere quello che sta per accadere.

Una curva, una variazione dell’asfalto, un’auto che rallenta apparentemente senza motivo: prima riesci a leggere questi segnali, più tempo hai.

E in moto il tempo è margine.

Lo sguardo non serve soltanto a vedere dove andare. Serve ad arrivare alle situazioni prima che siano loro ad arrivare a te.

Nel libro non nascondi gli errori. Anzi, racconti anche cadute e situazioni decisamente poco gloriose.

Altrimenti sarebbe stato troppo facile raccontare gli errori degli altri. [ride]

Ci sono episodi seri e altri quasi comici.

Uno è quello del bloccadisco. Sei con gli amici, rimetti casco e guanti, accendi la moto, metti la prima e parti. Tutta la sequenza è talmente normale che non ci pensi.

La ruota fa forse mezzo giro, il bloccadisco colpisce la forcella e improvvisamente l’equilibrio non c’è più.

La cosa interessante non è la caduta da fermo. È capire come un gesto semplicissimo, ripetuto per anni, possa diventare proprio per questo qualcosa che non controlli più con attenzione. Nel libro lo riassumo con un concetto che mi piace molto: a volte si finisce a terra non per qualcosa di difficile, ma per qualcosa di troppo semplice.

C’è però anche una caduta ben più seria con una Moto Guzzi Le Mans III.

Sì. Quella è una delle esperienze che ricordo ancora molto chiaramente.

Ero sul Lungotevere San Paolo. Dopo essere partito da un semaforo, il manubrio cominciò a oscillare. L’oscillazione aumentò rapidamente e la mia reazione istintiva fu togliere il gas.

Fu proprio quella reazione a peggiorare la situazione.

La moto mi scaraventò a terra e ricordo ancora il suo faro acceso dietro di me mentre scivolavo sull’asfalto e le automobili che arrivavano.

Quell’episodio rappresenta molto bene uno dei temi del libro: qualche volta non è soltanto ciò che accade a metterti nei guai, ma la tua reazione istintiva a ciò che sta accadendo.

Quindi l’esperienza non ci mette al riparo dagli errori?

No. Ci dà strumenti migliori.

Con l’esperienza molte cose diventano naturali e questo è indispensabile. Ma non significa diventare infallibili.

Anzi, uno dei temi che torna nel libro è la necessità di continuare a leggere quello che sta succedendo invece di affidarsi semplicemente al fatto di averlo già fatto mille volte.

Alla fine quella che chiamiamo esperienza è qualcosa che si sedimenta. Arrivi a fare correttamente molte cose senza doverle più scomporre mentalmente. Ma dietro quel gesto naturale devono esserci tecnica e consapevolezza.

Dedichi un capitolo intero alla paura. Bisogna vincerla?

No. Ed è una distinzione a cui tengo.

La paura non è necessariamente il problema. Il problema può essere il panico.

La paura ti sta dicendo qualcosa. Una curva ti mette a disagio, il ritmo del gruppo è superiore al tuo, quel giorno non ti senti lucido. Sono informazioni.

Il panico invece reagisce: ti irrigidisce, ti fa chiudere il gas di colpo, fissare un ostacolo, frenare nel momento sbagliato.

Non credo quindi che un bravo motociclista debba essere senza paura. Deve imparare a guidare anche quando la sente.

C’è una parola che sembra tornare continuamente nel libro: margine.

Per me è fondamentale.

E margine non significa semplicemente andare piano.

È lo spazio che ti lasci per correggere, il tempo che hai per capire, la riserva disponibile quando qualcosa non va come avevi previsto.

Se entri in una curva utilizzando già tutto quello che hai, qualsiasi imprevisto diventa un problema. Se invece ti sei lasciato qualcosa — strada, frenata, attenzione, calma — hai ancora una soluzione.

Forse una delle forme più mature di guida è proprio questa: non utilizzare tutto quello che hai soltanto perché puoi farlo.

È quindi un manuale di guida sicura?

Non lo considero tale.

Ci sono naturalmente molti elementi tecnici: posizione del corpo, sguardo, controsterzo, frenata, traiettorie, guida sul bagnato, pneumatici, sospensioni, assetto.

Ma il filo che li unisce è un altro.

Non volevo scrivere semplicemente “fai questo” o “non fare quello”. Volevo mostrare cosa succede quando un gesto funziona e cosa può succedere quando sbagli anche di poco.

La conclusione del libro lo dice esplicitamente: non serve a dirti cosa fare, ma a farti vedere cosa accade. Perché se impari a riconoscere l’errore un attimo prima, forse non sarai costretto a scoprirlo un attimo dopo.

A chi consiglieresti Non è la moto?

A chi sta imparando, certamente, ma forse ancora di più a chi va in moto da molto tempo.

Quando hai esperienza è facile considerare alcune cose ormai acquisite. Ma la strada continua a cambiare, la moto reagisce a quello che fai e anche noi non siamo uguali tutti i giorni.

Il libro nasce da chilometri, errori, cadute evitate e qualcuna no. Non vuole mettere il lettore in cattedra né salirci lui stesso.

Se dopo averlo letto un motociclista comincia ogni tanto a riconoscere quell’“attimo prima”, per me ha fatto il suo lavoro.

Non è la moto
Quello che succede in quell’attimo prima di cadere
di Fabio Galli
Viola Edizioni – Prima edizione, maggio 2026.

Disponibile su Amazon:
https://amzn.to/464ERw1

Tags: Fabio Gallilibrilibri amazonlibrolibro fabio gallinon è la moto
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