La sera del 17 agosto 2026, nella cattedrale di Catania dedicata alla martire che ha dato il nome alla città e alla fede dei suoi abitanti, il cardinale Pietro Parolin ha presieduto il pontificale per il nono centenario della traslazione delle reliquie di sant’Agata.
Il segretario di Stato vaticano, legato pontificio per l’occasione, ha portato in quella terra di Sicilia la benedizione e l’affetto di Papa Leone XIV, e la sua voce, misurata e profonda, ha offerto alla Chiesa e al mondo un messaggio che solo chi ha imparato a guardare oltre il visibile può pronunciare. «Celebrare questo anniversario», ha detto il porporato, «significa riconoscere che il Signore è stato fedele alla sua Chiesa attraverso i secoli, sostenendola nelle prove, purificandola nelle difficoltà e facendola rifiorire continuamente attraverso la testimonianza dei santi».
Il cardinale ha voluto che questa celebrazione non fosse un semplice atto di devozione, ma un’occasione per guardare al presente con occhi che hanno imparato a leggere la storia come un libro che Dio continua a scrivere. «Sant’Agata non appartiene semplicemente alla storia di Catania», ha spiegato. «Appartiene all’oggi di Dio e continua a camminare con il suo popolo».
Le sue parole hanno rievocato l’insegnamento di sant’Agostino e di Tertulliano, che invitavano a lodare i martiri non tanto per le loro sofferenze, quanto per la loro perseveranza. «Il sangue dei martiri», aveva scritto l’apologeta cristiano di Cartagine, «non è il segno di una sconfitta, ma il seme da cui continuamente rifiorisce la Chiesa».
Parolin ha raccolto questa eredità e l’ha consegnata alla città che ha accolto le reliquie della giovane martire, ricordando che la santità di Agata «non appartiene ai musei della memoria, ma continua a generare fede, speranza e carità».
La riflessione del porporato si è poi soffermata sul significato profondo del martirio. Commentando i brani biblici della liturgia — il racconto dei sette fratelli Maccabei e della loro madre, e la Lettera di san Paolo — il cardinale ha evidenziato come l’appartenenza a Cristo vada oltre qualunque tentazione al compromesso.
Il martirio di Agata, ha spiegato, «non è anzitutto il racconto di una violenza subita, ma la manifestazione di un amore che nessuna violenza è riuscita a spegnere».
La stessa esperienza di Paolo, che conobbe incomprensione e persecuzione eppure continuò a proclamare Cristo con una serenità che sorprende, mostra che la potenza appartiene a Dio e non agli uomini.
La Chiesa, ha aggiunto Parolin, «non vive della propria efficienza, ma della grazia di Dio; non si fonda sulle capacità dei suoi membri, ma sulla fedeltà del Signore che continua a operare nella debolezza umana».
Il cardinale ha poi ripreso quel richiamo che percorre le Scritture come un filo d’oro: «Non abbiate paura». Queste parole, ha spiegato, «non sono un semplice incoraggiamento psicologico, ma il fondamento stesso della nostra vita cristiana».
Gesù non promette un’esistenza priva di prove, ma promette qualcosa di più grande: la sua presenza che attraversa le prove e le trasforma in luogo di grazia.
E in questo contesto, il porporato ha voluto ricordare i cristiani perseguitati in molte parti del mondo, invitando a pregare per «tutti questi nostri fratelli sparsi nelle varie parti del mondo che soffrono persecuzione per il nome del Signore e per il suo Vangelo».
Ma ha anche ricordato che esiste un martirio incruento al quale ogni credente è chiamato: «Il martirio quotidiano della fedeltà», ha detto, indicando gli sposi che custodiscono il loro amore nelle difficoltà, i genitori che educano cristianamente i figli, i giovani che non cedono alla cultura dell’apparenza, i sacerdoti e i consacrati che spendono con generosità la propria vita, gli anziani che offrono le loro sofferenze con fiducia, quanti nel silenzio scelgono ogni giorno la giustizia invece del compromesso e la verità invece della convenienza.
È questa, ha insistito, la santità feriale di cui parlava il Concilio Vaticano II.
Catania, ha osservato infine il cardinale, dispone di un patrimonio immenso di fede, di cultura, di pietà popolare e di carità.
Un patrimonio che non va disperso o reso sterile, ma custodito perché fruttifichi.
Tenendo fisso l’insegnamento dei santi, che il male non si vince con altro male ma con quella carità che nasce dalla Croce e trasforma la storia dall’interno, la città potrà affrontare le numerose sfide del territorio: la povertà, le disuguaglianze, il dramma di molti giovani costretti a cercare altrove il proprio futuro, le fatiche delle famiglie, il fenomeno delle nuove povertà materiali e spirituali.
Le parole del cardinale Parolin hanno illuminato la notte catanese come un faro che non si spegne, e la sua presenza, discreta e insieme autorevole, ha ricordato a tutti che la santità è una strada che si percorre ogni giorno, un passo dopo l’altro, nella fedeltà a Colui che ha promesso di essere con noi fino alla fine del mondo.
RVSCB
Osservatore Romano, Parolin: preghiamo per i tanti cristiani perseguitati nel mondo, Città del Vaticano, 18 agosto 2026.
Vatican News, Parolin: preghiamo per i tanti cristiani perseguitati nel mondo, Città del Vaticano, 17 agosto 2026.
Italpress, Parolin a Catania, “Il male non si vince con altro male”, Catania, 17 agosto 2026.
Newsicilia, Sant’Agata, il cardinale Parolin presiede il pontificale in Duomo, Catania, 17 agosto 2026.
LiveSicilia, Parolin a Catania: “La Chiesa non vive della propria efficienza ma della grazia di Dio”, Catania, 17 agosto 2026.
Il Giornale di Sicilia, Parolin a Catania: “La santità non appartiene ai musei della memoria”, Catania, 17 agosto 2026.
AgenSIR, Parolin a Catania: “Il martirio non è una sconfitta ma un seme di vita”, Roma, 18 agosto 2026.




















