È partita in Italia la raccolta firme per il referendum abrogativo della Legge 9 giugno 2026, n. 104, la norma sulle “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”, del Governo Meloni entrata in vigore il 7 luglio 2026. Il quesito referendario punta a cancellare integralmente una legge che, secondo i promotori, rappresenta un grave passo indietro sul terreno dell’educazione sessuo-affettiva, della prevenzione della violenza, del rispetto e della consapevolezza nelle scuole. La mobilitazione punta alla raccolta delle 500mila firme necessarie per procedere con l’iter del referendum abrogativo. La campagna ha registrato una partenza significativa: nei primi giorni sono state raccolte decine di migliaia di sottoscrizioni e, secondo dati riportati dalla stampa, in una settimana si sarebbe superata quota 135 mila firme.

Legge 104/2026: cosa cambia per l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole
La Legge 104/2026, approvata definitivamente dal Parlamento nel giugno scorso e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 22 giugno, introduce nuove regole per le attività scolastiche che affrontano temi legati alla sessualità e all’affettività. Il provvedimento è entrato ufficialmente in vigore il 7 luglio.
Per le attività previste dalla normativa, nelle scuole secondarie è previsto il consenso informato preventivo dei genitori per gli studenti minorenni, mentre per gli studenti maggiorenni il consenso spetta direttamente a loro. Le famiglie devono inoltre poter conoscere preventivamente finalità, contenuti, obiettivi e modalità delle attività e, in determinati casi, visionare il materiale didattico.
La legge introduce inoltre una distinzione particolarmente significativa: nelle scuole dell’infanzia e primarie sono escluse le attività didattiche e progettuali aventi per oggetto temi attinenti alla sessualità, mentre nella scuola secondaria l’accesso alle attività viene condizionato al consenso previsto dalla normativa.
La raccolta firme per il referendum abrogativo
È proprio contro questo impianto normativo che è stata avviata la raccolta firme per il referendum abrogativo della Legge 104/2026. Il quesito punta all’abrogazione integrale della legge e chiede agli elettori se vogliono cancellare le nuove disposizioni sul consenso informato in ambito scolastico.
L’obiettivo della campagna non è soltanto intervenire su una singola procedura burocratica, ma riaprire una discussione più ampia sul diritto degli studenti a ricevere un’educazione completa, scientificamente corretta e adeguata all’età, anche sui temi dell’affettività, delle relazioni, del consenso e della sessualità.
È importante precisare, tuttavia, che l’eventuale abrogazione della Legge 104/2026 non introdurrebbe automaticamente una nuova materia obbligatoria di educazione sessuale o sessuo-affettiva: eliminerebbe le restrizioni introdotte dalla legge, restituendo alle istituzioni scolastiche maggiore autonomia nella programmazione delle attività.
Educazione sessuo-affettiva, perché il referendum riapre una questione culturale
Al centro della mobilitazione c’è una domanda che riguarda direttamente il futuro della scuola italiana: educare all’affettività, al consenso e al rispetto è un diritto formativo degli studenti oppure una materia che deve essere subordinata alla preventiva autorizzazione delle famiglie?
Per i sostenitori del referendum, la scuola dovrebbe poter offrire agli studenti strumenti per comprendere le relazioni, riconoscere comportamenti violenti o manipolatori, conoscere il significato del consenso e sviluppare una maggiore consapevolezza del proprio corpo e di quello degli altri.
L’educazione sessuo-affettiva, in questa prospettiva, non coincide semplicemente con l’educazione sessuale. Comprende anche emozioni, relazioni, rispetto reciproco, consenso, prevenzione della violenza e parità. Sono temi che, secondo i promotori della mobilitazione, non dovrebbero essere trasformati in un terreno di censura o di esclusione.
Una legge considerata dai promotori un passo indietro
La critica alla Legge 104/2026 è particolarmente dura. Per i sostenitori del referendum, il provvedimento rappresenterebbe una scelta retrograda e legata a un’idea di scuola più orientata al controllo che alla formazione, perché introduce vincoli proprio su alcuni degli strumenti educativi ritenuti fondamentali per accompagnare bambini e adolescenti nella crescita.
La questione assume un peso ancora maggiore in una società nella quale ragazzi e ragazze entrano quotidianamente in contatto con contenuti, immagini e informazioni sulla sessualità attraverso internet e social network.
Il rischio indicato da chi sostiene l’educazione sessuo-affettiva è quindi quello di creare un vuoto educativo: se la scuola non offre strumenti adeguati per comprendere relazioni, consenso e rispetto, saranno altri canali – spesso privi di qualsiasi garanzia educativa o scientifica – a occupare quello spazio. Una riflessione analoga è stata recentemente rilanciata anche nel dibattito pubblico sulla nuova normativa.
Il ruolo della scuola nella prevenzione della violenza
Il dibattito sul referendum si intreccia inevitabilmente anche con quello sulla violenza di genere e sui femminicidi.
L’educazione al rispetto, al consenso e alla parità viene infatti indicata dai sostenitori dell’educazione affettiva come uno degli strumenti attraverso cui costruire, già durante gli anni della formazione, relazioni più consapevoli e prevenire comportamenti violenti.
Il tema è tornato prepotentemente nell’agenda pubblica anche nelle ultime settimane, dopo una nuova recrudescenza della violenza contro le donne. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha sostenuto che non sia necessario pensare a nuovi progetti, ma sviluppare meglio quelli già previsti dal sistema scolastico.
Per i promotori del referendum, invece, proprio questa fase dovrebbe spingere il Paese nella direzione opposta: più educazione, più prevenzione e più strumenti per riconoscere la violenza, non meno.
La sfida delle 500 mila firme
La raccolta firme rappresenta ora il primo passaggio di una procedura complessa. L’obiettivo è raggiungere la soglia delle 500mila sottoscrizioni, necessaria per consentire al quesito di proseguire il proprio percorso istituzionale. Successivamente saranno previsti i controlli e le valutazioni di competenza degli organi previsti dall’ordinamento.
La mobilitazione è dunque destinata a diventare anche un confronto politico e culturale sul modello di scuola che l’Italia vuole costruire.
Da una parte c’è l’idea di rafforzare il ruolo delle famiglie nelle decisioni relative a temi considerati particolarmente sensibili; dall’altra quella di garantire alla scuola la possibilità di fornire agli studenti conoscenze e strumenti educativi senza trasformare l’educazione sessuo-affettiva in una materia subordinata al consenso preventivo.
Educazione sessuo-affettiva a scuola, una scelta sul futuro
Il referendum sulla Legge 104/2026 porta quindi al centro del dibattito non soltanto una specifica norma sul consenso informato, ma una questione più profonda: quale deve essere il ruolo della scuola nell’educazione delle nuove generazioni?
Per i sostenitori dell’abrogazione, una scuola moderna deve educare alla conoscenza, al rispetto, alla libertà e alla responsabilità. Deve fornire ai giovani gli strumenti per comprendere il proprio corpo, le proprie emozioni e le relazioni con gli altri, contribuendo anche alla prevenzione della violenza e delle discriminazioni.
La raccolta delle 500 mila firme diventa così una battaglia che va oltre la singola legge: è un confronto sul rapporto tra scuola, famiglia, libertà educativa e diritti degli studenti. E soprattutto sulla possibilità di costruire una società nella quale conoscenza e prevenzione siano considerate strumenti fondamentali per combattere violenza, discriminazioni e disinformazione.
Dal 6 agosto ad oggi sulla piattaforma firmereferendum.giustizia.it sono state raccolte già 239mila firme su 500mila.
La Legge 104/2026 è oggi in vigore, ma la mobilitazione referendaria dimostra che il confronto sul suo contenuto è tutt’altro che concluso.


















