Il chirurgo Adolfo Liscia posò la prima pietra di Villa Giulia nel 1912, e il gesto, che avrebbe dovuto essere un atto di amore filiale, divenne il sigillo di una tragedia che il Novecento avrebbe scritto con il sangue e con le leggi. La dimora, che il medico livornese di origini tunisine volle intitolare a sua madre, sorse sulla scogliera di Calafuria come una sfida alla roccia e al mare, un edificio a tre piani affacciato sul Mar Ligure che la borghesia ebraica della costa toscana aveva sognato come un rifugio di spensieratezza e di cultura.
Il mare, che baciava le fondamenta della villa, avrebbe presto portato con sé l’eco di una persecuzione che nessuna bellezza architettonica avrebbe potuto arginare.
Per un quarto di secolo, Villa Giulia fu il cuore pulsante di una famiglia che la storia avrebbe presto travolto. Adolfo, sua moglie Lea Corcos e i loro tre figli, Renato, Rodolfo e il piccolo Aldo, nato l’8 marzo 1921, vi trascorrevano le stagioni in una felicità che i ricordi avrebbero reso ancora più dolorosa.
La villa si popolava di amici e parenti, e la madre preparava crostate e pasta al pomodoro per gli ospiti, annaffiando il tutto con il vino bianco della proprietà di famiglia.
Eppure, quella serenità era un’illusione che il 1938 avrebbe infranto con la brutalità di un pugno.
Con la promulgazione delle leggi razziali, la posizione della famiglia Liscia divenne improvvisamente vulnerabile.
La villa, che si ergeva sulla scogliera come un gioiello incastonato nella roccia, attirò le mire di Costanzo Ciano, presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, e di suo figlio Galeazzo, ministro degli Esteri e genero di Benito Mussolini.
Lo stesso Aldo Liscia raccontò che Costanzo chiese di acquistare la villa a suo padre, il quale si rifiutò con una fermezza che la storia ha conservato: «risposi che la villa non l’avrei mai venduta perché lì erano nati i miei figli».
Ma la resistenza del chirurgo si infranse dinanzi alla minaccia che Galeazzo Ciano gli rivolse: «Sappiamo dove sta tuo figlio, potrebbe succedergli qualcosa».
Così, nel 1939, Adolfo Liscia fu costretto a firmare un contratto di affitto che la storia avrebbe riconosciuto come un’estorsione, accettando un prezzo ridicolo e l’obbligo di non vendere la villa a nessuno se non ai Ciano.
Villa Giulia divenne Villa Ciano, e la famiglia che l’aveva edificata fu costretta a lasciarla.
Aldo Liscia, che all’epoca aveva diciassette anni, fu espulso dal Regio Liceo Scientifico di Livorno perché di «razza ebraica».
La sua fuga lo portò prima a Nizza, poi in Svizzera, dove riuscì a ottenere una borsa di studio americana che gli permise di laurearsi in ingegneria chimica nel 1946.
Nel frattempo, durante la guerra, la villa fu abitata da Galeazzo Ciano e da Edda Mussolini fino alla fucilazione del ministro nel 1944, per poi diventare un rifugio per chi aveva perso la casa nei bombardamenti.
La famiglia Liscia, tuttavia, non si arrese.
La madre di Aldo, Lea, intraprese una battaglia legale che durò nove anni, affrontando gli eredi dei Ciano dinanzi a un tribunale che avrebbe dovuto riconoscere la nullità di un atto viziato dalla coercizione e dalla discriminazione razziale.
La sentenza, che decretò la restituzione di Villa Giulia ai legittimi proprietari, fu una vittoria che Aldo Liscia ricordò con una gioia che gli anni non hanno scalfito: «Abbiamo vinto noi».
Oggi, Villa Giulia ha ripreso il nome della famiglia che l’ha costruita, Villa Liscia, e si erge ancora sulla scogliera di Calafuria come un monito di pietra.
Aldo Liscia, che ha raggiunto il traguardo dei 105 anni, continua a insegnare ai giovani il valore della democrazia e della libertà, portando la sua testimonianza nelle scuole di tutta Italia.
La villa, che un tempo fu il teatro di un’espropriazione ingiusta, è oggi il simbolo di una giustizia che la storia ha faticosamente riconquistato, e il suo profilo, che si staglia contro il cielo della costa livornese, racconta una storia che nessuna cancellazione potrà mai rimuovere.
RVSCB
Bibliografia
Liscia, Aldo, Villa Giulia e i suoi figli. Storia di una famiglia ebraica livornese attraverso le leggi razziali e la guerra, Belforte, Livorno 2012.
Moked, Un secolo di testimonianza, Livorno onora Aldo Liscia, 17 novembre 2022.
Mosaico, Villa Giulia: «quando Ciano espropriò la nostra casa…», 15 luglio 2018.
Livornopress, Aldo Liscia riceverà le Leggi Livornine da Salvetti. L’ultracentenario continua a insegnare nelle scuole il valore della democrazia e della libertà, 16 novembre 2022.
Liceo Peano, “Così ho sofferto ed ho dovuto lasciare la mia casa”, 21 febbraio 2015.
Fondazione CDEC, La storia di Villa Giulia, 26 settembre 2017.




















