L’uomo che vendeva profumatori per ambienti a Magdeburgo oggi governa uno Stato tedesco. Ulrich Siegmund, quarant’anni, ex cameriere, ex operaio edile, ha costruito la sua fortuna politica sui social durante la pandemia, attaccando le misure di lockdown con la stessa ferocia con cui i suoi avversari politici attaccano lui. Il quarantaquattro per cento dei voti in Sassonia-Anhalt, la sua regione, lo ha trasformato nel più giovane capo di governo regionale della storia tedesca.
Il Consiglio Centrale degli Ebrei si è detto inorridito, le proteste sono scoppiate a Francoforte, Berlino e Magonza, e il muro anti-incendio della Cdu, che per settant’anni ha tenuto a bada l’estrema destra, traballa come un argine che la piena ha già cominciato a scalfire.
Il mondo, in questo settembre, è un edificio che scricchiola, e nessuno sa più se reggerà.
La domanda che attraversa l’Europa in queste settimane è una domanda che la storia ha già posto, e a cui ha già risposto con le sue peggiori tragedie.
Che cosa succede quando un continente che ha espiato i propri fantasmi per settant’anni si ritrova a dover scegliere tra la democrazia e l’incubo? La Germania di Angela Merkel, che aveva insegnato al mondo l’arte della moderazione e del compromesso, si scopre un paese diviso, dove un ex venditore di profumi può diventare il simbolo di una rivolta contro il sistema.
La sua ascesa, che i giornali raccontano con il lessico della paura, è la sintesi di una crisi che non è solo tedesca, ma europea. La paura degli altri, la rabbia contro l’élite, il desiderio di ordine in un mondo che sembra aver smarrito ogni senso: tutto questo si è condensato in un voto che ha fatto tremare i palazzi della politica.
Ma l’Europa, in questo settembre, non è solo la Germania che si sposta a destra.
È anche l’Ucraina che continua a sanguinare, mentre i diplomatici americani tornano a Kiev con le mani vuote e la promessa che la guerra continuerà. Steve Witkoff e Jared Kushner hanno concluso la loro missione, e Volodymyr Zelensky ha scelto il realismo: le questioni territoriali si risolveranno solo a livello di leader, e la situazione resterà congelata almeno fino all’inverno.
La pace, in questa versione, è un questionario a risposte aperte, e i morti di Bucha restano fuori dal questionario.
L’Europa che guarda alla guerra in Ucraina è un’Europa che ha imparato a convivere con il dolore, che ha trasformato la sofferenza in un sottofondo che si ascolta con la stessa indifferenza con cui si ascolta il rumore del traffico.
E poi c’è il resto del mondo, che non è Europa e che però la interpella con la sua stessa violenza.
Il palazzo di cinque piani crollato a Delhi, nel quartiere di Satya Niketan, dove vivevano centinaia di studenti universitari in alloggi sovraffollati. Sei morti, e il timore che altri corpi restino sotto i detriti.
L’India che studia e spera è crollata insieme a un immobile abusivo, e i soccorritori hanno raccolto i corpi di giovani che avevano lasciato i villaggi per inseguire una laurea.
A Teheran, Taraneh Rahimi, vent’anni, condannata a morte per impiccagione per aver partecipato alle proteste di gennaio; sua sorella gemella Romina, venticinque anni di carcere.
La forca di Teheran, come il palazzo di Delhi, è pronta a inghiottire i corpi di chi ha osato alzare la testa.
Europa che ti sta succedendo? La domanda, che il titolo di questo articolo pone con la forza di un pugno, non è retorica.
È una domanda che i cittadini europei dovrebbero porsi ogni giorno, mentre guardano le immagini della guerra e della povertà, mentre ascoltano le parole dei politici che promettono ordine e sicurezza, mentre il mondo crolla intorno a loro e loro fingono di non vedere.
L’Europa, che per secoli è stata il centro del mondo, si scopre periferia di un sistema che ha smarrito ogni bussola.
La sua crisi, che sembra politica, è in realtà una crisi di identità, una crisi di valori, una crisi di speranza.
E la domanda che resta sospesa, come il fumo che si alza dai campi di battaglia, è se l’Europa abbia ancora la forza di rialzarsi, o se si sia già arresa a un destino che il mondo le ha già scritto addosso.
RVSCB
Bibliografia
Levi, Primo, I sommersi e i salvati, Einaudi, Torino 1986.
Arendt, Hannah, Le origini del totalitarismo, Einaudi, Torino 1966.
Canetti, Elias, Massa e potere, Adelphi, Milano 1981.
Sontag, Susan, Davanti al dolore degli altri, Mondadori, Milano 2003.
Bauman, Zygmunt, Paura liquida, Laterza, Roma-Bari 2006.
Foucault, Michel, Sorvegliare e punire, Einaudi, Torino 1976.
Orwell, George, Omaggio alla Catalogna, Mondadori, Milano 1938.
Maalouf, Amin, L’identità, Bompiani, Milano 1999.

















