Il calendario appeso al muro segna una data che domani sarà già passata, e l’uomo che lo guarda continua a rimandare la propria vita a un tempo che deve ancora venire. Lunedì comincerò, a settembre mi organizzerò, quando avrò più tempo mi dedicherò a ciò che conta. Queste frasi, che ognuno pronuncia almeno una volta al giorno, sono la forma più raffinata di suicidio che l’essere umano abbia inventato.
Si uccide il presente per nutrire un futuro che non arriverà mai, e intanto i giorni scorrono tra le dita di una mano che crede di trattenerli.
L’attesa è la grande malattia del nostro tempo.
L’uomo contemporaneo vive in una perenne sala d’aspetto, convinto che la vita vera comincerà quando finalmente accadrà qualcosa.
La promozione, l’amore, il viaggio, la casa, la guarigione: ogni desiderio diventa un appuntamento spostato in avanti, e mentre si aspetta, il tempo che è stato dato si consuma.
I filosofi antichi lo sapevano.
Seneca scriveva che non è vero che abbiamo poco tempo, è vero che ne perdiamo molto.
Orazio coniava il carpe diem non come invito alla dissipazione ma come richiamo alla presenza.
Gli stoici ripetevano che l’unica cosa che ci appartiene davvero è l’istante che stiamo vivendo.
Oggi è l’unico giorno che conta.
Non per sentimentalismo, non per una moda della gratitudine che i social hanno trasformato in merce.
È una verità elementare che la fisica conferma e la coscienza dimentica. I
l passato esiste solo nella memoria, che è una ricostruzione e non un documento.
Il futuro esiste solo nell’immaginazione, che è una previsione e non una garanzia.
Il presente è l’unico tempo in cui possiamo agire, amare, scegliere.
Tutto il resto è un film che ci raccontiamo per non affrontare la fatica di essere qui.
Chi ha compreso questa verità smette di rimandare.
Il libro che voleva scrivere comincia a scriverlo stamattina.
La telefonata che rimandava da mesi la fa oggi pomeriggio.
La persona che ama glielo dice adesso, non quando troverà le parole giuste, perché le parole giuste sono quelle che si pronunciano.
La vita non aspetta il momento perfetto.
Il momento perfetto è una costruzione della paura, un alibi che ci permette di non rischiare nulla.
Chi cerca l’occasione ideale non troverà mai l’occasione, perché l’occasione è sempre imperfetta.La presenza, che i maestri zen e i mistici cristiani hanno cercato per tutta la vita, non è uno stato riservato a pochi eletti.
È la condizione naturale dell’essere umano quando smette di fuggire.
Il bambino che gioca con la sabbia vive interamente in quel gesto, in quel momento che durerà pochi minuti e che sarà per lui eterno.
L’adulto ha perso questa capacità, e la chiama maturità.
Ma la vera maturità consiste nel recuperarla, nel tornare a essere presenti senza perdere la capacità di progettare e di ricordare.
La memoria e l’immaginazione sono strumenti preziosi finché servono il presente.
Diventano tiranni quando lo sostituiscono.
Oggi è l’unico giorno che conta perché è l’unico che possediamo davvero.
Il tempo che abbiamo davanti non ci è stato promesso.
Nessuno sa se vedrà il Natale, se arriverà a primavera, se domani mattina aprirà gli occhi.
Questa consapevolezza, che potrebbe sembrare angosciante, è in realtà liberatoria.
Chi sa che il suo tempo è limitato smette di sprecarlo.
Chi sa che non può rimandare comincia a vivere.
Chi sa che ogni giorno è l’ultimo lo abita con una intensità che nessuna programmazione può garantire.
C’è solo questo giorno, questa ora, questo respiro.
E l’uomo che ha capito questo ha già cominciato a vivere.
Gli altri continuano ad aspettare un domani che forse non arriverà, e intanto perdono l’unica cosa che avevano.
Il presente non è un ponte verso il futuro: è la casa in cui abitiamo.
Chi la lascia vuota per trasferirsi in una dimora immaginaria scopre troppo tardi di non aver mai vissuto.
RVSCB
Bibliografia
Seneca, Lucio Anneo, La brevità della vita, BUR, Milano 1997.
Orazio, Odi, BUR, Milano 1985.
Epitteto, Manuale, BUR, Milano 1997.
Marco Aurelio, Colloqui con sé stesso, BUR, Milano 1994.
Agostino, Le confessioni, Einaudi, Torino 1995.
Tolle, Eckhart, Il potere di Adesso, Astrolabio, Roma 1999.
Krishnamurti, Jiddu, La libertà dal conosciuto, Astrolabio, Roma 1970.
Nhat Hanh, Thich, La pace è ogni passo, Sperling & Kupfer, Milano 1998.

















