
Si è appena concluso il Laboratorio di teatro e di danza dal titolo “Ritratti e corollari vari” proposto da Ian Sutton e da Alessio Bergamo. Alessio è un regista di teatro dal background internazionale con cui oggi parliamo di quest’evento, curiosi di saperne di più.
Alessio, come nasce l’idea di questo laboratorio e perché ha un titolo così curioso?
Nasce da delle fantasie, che, a loro volta, sono nate dalla lettura de “Il ritratto di Gogol”. Fare uno spettacolo su un pittore e, più concretamente, sul suo rapporto col modello durante la creazione del ritratto, in teatro, è un controsenso. Non possiamo rappresentare una persona che sta ferma ed un’altra che la disegna. Osservare questo tipo di processo è, sicuramente, affascinante, ma, per farlo, bisogna andare accanto al pittore nell’atelier di pittura. Per il teatro non può funzionare. Allora con Ian Sutton ci siamo posti il problema di come trasporre in un linguaggio teatrale (e questi sarebbero “i corollari” di cui parla il titolo del laboratorio) il processo di creazione di un ritratto. E anche la degenerazione di questo processo, la sua trasformazione in attività produttiva standardizzata. Degenerazione che segna il cammino del protagonista Čartkov, dal momento in cui vende un quadro che rappresenta Psiche. Ci è così venuta l’idea di fare un laboratorio per individuare quali approcci teatrali trovare per percorrere una via, per fare un processo analogo a quello del rapporto pittore/modello durante la creazione di un’opera.
Ci spieghi il coinvolgimento di Ian Sutton e come vi siete divisi i ruoli nell’organizzazione e gestione del Laboratorio?
Ian è un bravissimo danzatore, una mente brillante con un’enorme esperienza pedagogica e scenica. Questa trasposizione teatrale del processo di creazione del ritratto ci richiedeva di virare verso una lingua scenica puramente corporale, basata soprattutto sull’azione fisica. Di qui una ricerca che virava verso il teatro-danza e di qui il nostro sodalizio.
Che cosa era al centro del vostro lavoro con attori e danzatori in questi giorni?
Cercare di creare un ponte tra le azioni fisiche proposte dai partecipanti e un tipo di interazione creativa tra loro che trovasse un’essenzialità in queste azioni, che ne trovasse il nucleo concettuale. Ripetendo un’azione fisica, o, meglio, un punto nodale di quest’azione fisica, se ne perdono i connotati narrativi (cosa l’ha causata, a cosa è finalizzata, ecc.) e l’azione cambia di livello. Se non la si trasforma in semplice figurazione visiva, se se ne mantiene la concretezza, diventa un concentrato concettuale, tematico, del dramma che l’ha prodotta e, quindi, assurge ad un suo livello più generale, più ampio.
Quali sono stati esiti artistici dell’evento?
Difficile parlare di esiti per un laboratorio di sei giorni. Abbiamo avviato un cammino. Dio solo sa se saremo in grado di proseguirlo, se avremo la possibilità di farlo, il tempo per farlo, ecc.
Questo Laboratorio diventerà un domani uno spettacolo da presentare al pubblico?
La risposta è sostanzialmente identica a quella che ho dato alla domanda precedente. Trasformare o meno una ricerca in qualcosa di così sufficientemente solido da poter essere mostrato al pubblico è, in particolare in Italia, frutto di una serie di coincidenze così imponderabili che di nuovo viene da rispondere: Dio solo sa.
Sappiamo che come regista ha una lunga storia di laboratori teatrali. Parli un po’ di ciò che li accomuna. Che cosa è per Lei un laboratorio e che obiettivi si pone come regista quando ne concepisce e realizza uno?
Questa è una domanda che richiederebbe una risposta dettagliata e in definitiva noiosa. Però forse ce la si può cavare così. Ogni volta che vado a lavorare sulla scena mi pongo in termini laboratoriali. Cioè, cerco di capire, per quello che posso, le leggi, i principi, che determinano questo o quell’evento, questa o quell’interazione sulla scena. Sia che stia lavorando in un ambito produttivo, sia che stia lavorando in ambito pedagogico, sia che stia lavorando in ambito puramente laboratoriale. Poi, quello che capisco cerco di condividerlo (e di utilizzarlo, quando serve e quando riesco ad averne la possibilità)….
Chi ha partecipato al laboratorio?
Dieci persone. Tutte belle persone. Con doti interessanti. Siamo stati molto fortunati. Persone belle e molto diverse tra loro per età, percorso professionale, ecc. Le elenco: Alessandra De Luca che è un’attrice, Alessandro Fabiani che è un attore, Andrea Tutino e Antonio Iapichino che sono registi, Benedetta Barberio che è scenografa, Esnedy Milan Herrera che è attrice e drammaturga, Natalia Simonova che è attrice e Chiara Trimarchi, Elvira Ghirlanda e Gabriella Cacia che sono attrici di una realtà di Messina che fa un lavoro veramente importante, il Teatro dei Naviganti.
A Suo parere, com’è andato questo Laboratorio rispetto alle Sue previsioni e a quelle di Ian Sutton?
Previsioni non ce ne erano, era un lavoro nuovo. Per questo, infatti, più che previsioni, c’erano timori. Miei, per lo più. Ian era, e, in genere, tende ad essere, di una tranquillità olimpica. Direi che è andata bene. Abbiamo capito diverse cose e le/i partecipanti mi sono sembrate/i motivate/i, presenti e non deluse/i. Comunque, si è trattato di sei giorni di lavoro…. Quindi, veramente, un inizio appena.
Attori che vogliono accostarsi ai prossimi laboratori di Sua organizzazione, dove possono rivolgersi?
Ho un profilo facebook che si chiama Postop Alessio. E uno instagram che si chiama alessio_bergamo_postop. Quando li faccio, li metto lì. Ma, ad essere franco non organizzo veramente quasi mai laboratori. Ogni tanto qualcuno li organizza per me. Il prossimo dovrebbe essere dedicato all’opera di Yasmina Reza, a Milano, al BAS, a gennaio….. Ma è ancora da confermare. Poi non ne prevedo altri.
Condivida con noi le novità: un prossimo testo che vuole mettere in scena, un prossimo laboratorio: dove, quando?
A fine novembre dovrei debuttare a Fiesole con uno spettacolo con tre attori molto molto bravi (Domenico Cucinotta, Ludovico Fededegni e Erik Haglund) che si chiama Cinzano tratto da una pièce sovietica, del 1973, di Ljudmila Petrushevskaja… Nel frattempo insegno al Centro Internazionale La Cometa di Roma. Poi, il laboratorio di cui ho parlato sopra, a Milano…. Poi, forse, un’altra cosa che, però, dovrebbe essere non in Italia e non ne parlo perché per il momento è ancora in fase di progettazione.
Ringraziamo Alessio Bergamo di aver condiviso con noi di Paese Roma le notizie sul Laboratorio di teatro e danza, gli auguriamo ulteriori successi professionali e invitiamo i nostri lettori a conoscere meglio la sua realtà teatrale ai contatti che ha lasciato sopra.
Olga Matsyna

















