Il cardinale Pietro Parolin è salito per la terza volta in pochi giorni davanti ai rappresentanti dei popoli riuniti a New York, e questa volta il suo intervento al Dibattito Generale della 81ª Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha toccato il nervo più scoperto della politica internazionale.
Le relazioni tra gli Stati, ha detto il segretario di Stato vaticano, sono oggi caratterizzate da una crescente mancanza di fiducia reciproca.
Da questa frattura discendono l’isolamento, le posizioni difensive, le tensioni che attraversano ogni continente.
È una diagnosi che nessun capo di governo avrebbe potuto pronunciare con la stessa credibilità, perché nessuno di loro è immune dalle responsabilità che essa implica.
Parolin ha richiamato le parole di Papa Leone XIV e le ha consegnate all’assemblea come una bussola per orientarsi in un mare in tempesta.
Pace, giustizia e verità devono guidare la diplomazia, ha detto, e il ruolo delle istituzioni multilaterali resta imprescindibile.
Questa affermazione, che in altri tempi sarebbe stata una semplice constatazione, assume oggi il valore di una difesa.
Il multilateralismo è sotto attacco da più parti, e chi lo difende lo fa sapendo di andare controcorrente.
Il porporato ha poi affrontato il tema che nessun discorso ufficiale può eludere: la spirale di violenza e di guerre in corso.
Ha chiesto una cessazione delle ostilità immediata e totale, e ha ricordato che la pace è frutto della giustizia. Da questa premessa discende una conseguenza che molti preferiscono ignorare: individuare le cause dei conflitti significa guardare dentro le disuguaglianze che li alimentano, dentro le esclusioni che li rendono possibili, dentro la negazione dei diritti e delle libertà fondamentali che li trasforma in trappole senza uscita. Chi vuole la pace senza toccare le cause della guerra, ha suggerito il cardinale, chiede un miracolo che nessuno ha il diritto di aspettarsi.
Tra i diritti fondamentali, Parolin ha riservato un posto privilegiato alla libertà religiosa.
Il suo libero esercizio, ha spiegato, è indispensabile per la purificazione del cuore necessaria alla pace.
Una formulazione che sposta il discorso dalla sfera giuridica a quella spirituale, e che ricorda come la pace non sia soltanto un accordo tra Stati ma una disposizione interiore che richiede di essere coltivata.
La libertà di credere e di praticare la propria fede diventa così la condizione di una convivenza autentica, e la sua negazione il primo passo verso la violenza.
Il cardinale ha poi pronunciato le parole che pesano come un macigno: i cristiani in diverse parti del mondo sono vittime di discriminazioni, violenze e persecuzioni vere e proprie.
Non un’accusa generica, ma una denuncia circostanziata.
Le persecuzioni anticristiane, che molti osservatori occidentali trattano come un dettaglio marginale, sono invece uno dei fenomeni più gravi del nostro tempo, e la Santa Sede continua a ricordarlo anche quando il silenzio sarebbe più comodo.
Nella parte conclusiva del suo intervento, Parolin ha ribadito la centralità della diplomazia multilaterale e ha citato la UN80 Initiative, il percorso con cui le Nazioni Unite hanno scelto di esaminarsi criticamente per diventare più efficienti.
Un gesto che il cardinale ha accolto con favore, perché riconosce la necessità di riformare dall’interno un sistema che ha bisogno di ritrovare la propria capacità di rispondere alle sfide del presente.
Tre interventi in tre giorni, tre tessere di un mosaico che il segretario di Stato vaticano ha composto davanti al mondo con la pazienza di chi sa che la verità non si impone ma si propone.
Prima l’intelligenza artificiale e il suo governo, poi la soluzione dei due Stati per Israele e Palestina, infine la fiducia perduta tra le nazioni e la libertà religiosa come fondamento della pace.
In ogni passaggio, la stessa cifra: la persona umana al centro, la dignità come misura di ogni scelta, la fede come orizzonte che illumina il cammino senza sostituirlo.
La voce del cardinale Parolin non ha il potere di fermare le guerre, né di ricostruire la fiducia tra Stati che si guardano con sospetto.
Ha però la capacità di dire cose che nessun altro dice, e di farlo con la credibilità di chi parla a nome di una Chiesa che non ha eserciti e cheppure non smette di cercare la pace.
In un consesso dove ogni parola è pesata sulla bilancia dell’interesse nazionale, questa voce continua a rappresentare qualcosa che il mondo fatica a riconoscere ma di cui ha un bisogno disperato: la possibilità di una parola che non sia propaganda, di un gesto che non sia calcolo, di una speranza che non sia illusione.
La Santa Sede, a New York, ha fatto ancora una volta il suo dovere.
Il resto lo scriveranno i fatti, o forse il silenzio.
RVSCB
Bibliografia
Vatican News, Parolin all’ONU: pace, giustizia e verità guidino la diplomazia, 26 settembre 2026.
Vatican News, Parolin alla Global Alliance: la soluzione dei due Stati è l’unico percorso praticabile ed equo, 25 settembre 2026.
Vatican News, Parolin all’ONU: l’IA al servizio dello sviluppo umano integrale, 23 settembre 2026.
Vatican News, Il Papa: non delegare decisioni umane agli algoritmi, 16 settembre 2026.
Osservatore Romano, Il cardinale Parolin al Dibattito Generale della 81ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 26 settembre 2026.
Santa Sede, Intervento del cardinale Pietro Parolin alla 81ª Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Segreteria di Stato, Città del Vaticano 2026.
Leone XIV, Magnifica humanitas, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2026.
United Nations, General Debate of the 81st Session of the United Nations General Assembly, UNGA81, New York 2026.


















