Roma – Ci sono serate in cui un caffè letterario smette di essere un luogo e diventa una domanda. È successo al Caffè Letterario Horafelix di Roma, dove l’Associazione Aurora ha riportato al centro della scena tre voci che i manuali accademici hanno spesso relegato ai margini: due pensatori “inattuali” del Novecento italiano – Andrea Emo e Julius Evola – e, a chiudere il cerchio, una figura femminile troppo a lungo rimasta in ombra, Cristina Campo, al secolo Vittoria Guerrini.
L’incontro, introdotto da Lelio Antonio Deganutti, ha visto gli interventi del professor Giovanni Sessa, studioso di Emo e segretario della Fondazione Julius Evola, e della dott.ssa Valentina Ferranti, antropologa e studiosa del femminile sacro.
Una “terza via” nella filosofia italiana del Novecento
C’è una mappa della filosofia italiana del Novecento che tutti conoscono: l’attualismo gentiliano da una parte, lo storicismo crociano dall’altra. E poi c’è l’altra mappa, quella che pochi si azzardano a tracciare – ed è qui che l’intervento di Giovanni Sessa prende forma. Accanto alle grandi correnti dominanti, si è sviluppata quella che egli definisce una “terza via”: quella delle filosofie ultrattualiste di Evola, Emo e Carlo Diano.
Autori “minori” solo nella tassonomia dei manuali. Perché in tutti e tre emerge un tentativo comune, audace fino alla rottura: superare la logica dualista e entificante della metafisica classica, per approdare a un pensiero dell’originario che non riduca il divino a un “ente tra gli enti”, ma lo collochi al di là dell’essere e del nulla.
Andrea Emo: la meraviglia del nulla e la mistica renana
Il cuore della serata ha battuto su un solo nome: Andrea Emo (1901–1983), filosofo veneziano allievo di Giovanni Gentile, ma presto in rotta con lo schema dell’ontologia occidentale tradizionale. In rotta, anzi, in rivolta silenziosa.
Emo rompe con l’immagine tomistica di Dio come Ente supremo e recupera la mistica renana, in particolare Maestro Eckhart: Dio non è un ente, ma si manifesta nella finitezza, negando il proprio essere e rivelandosi nel “mondo orizzontale”. Non un fondamento, dunque, ma una scomparsa che rivela.
Questa intuizione avvicina Emo a una spiritualità non dogmatica, fondata su un’esperienza del sacro che passa attraverso il limite, il nulla e la crisi della metafisica classica. In questa prospettiva, Dio non è più il fondamento statico dell’essere, ma il movimento stesso del manifestarsi-nel-negarsi: un “miracolo del nulla” che apre alla libertà della coscienza.
Julius Evola: transattualismo e via eroica allo spirito
Se Emo è la via del nulla, Evola è la via della potenza. Julius Evola (1898–1974) rappresenta un’altra declinazione dell’inattualità: non più mistica del nulla, ma tradizione, eroismo spirituale e rifiuto della modernità decadente.
Sessa ha più volte esplorato le convergenze tra i due pensatori, parlando di transattualismo e ultranichilismo. Riflettere su Evola significa, ha ricordato, operare entro una prospettiva di superamento della logica dualista entificante e del principio di non contraddizione.
Dove Emo approda al sacro attraverso il nulla e la negazione, Evola indica una via eroica: l’uomo come potenza, capace di trascendere la condizione ordinaria attraverso la disciplina interiore e il contatto con i principi tradizionali. Due rotte opposte nella direzione, un unico orizzonte nella partenza.
Cristina Campo: il femminile sacro e l’etica romana
Ed è qui che la serata cambia voce. A chiudere l’incontro, l’intervento di Valentina Ferranti, antropologa e autrice di studi sul mito e sul femminile sacro, ha spostato l’attenzione su Cristina Campo (1923–1977), poetessa e scrittrice romana in dialogo epistolare con Andrea Emo. Tra i punti di contatto del pensiero di Emo emerge infatti anche la tensione spirituale di Campo, amica del filosofo con il quale intrattenne un fitto e profondo scambio epistolare.
Ferranti ha valorizzato il femminile sacro in Campo, inteso come svincolo delle figure femminili dagli stereotipi e come riscoperta di un dinamismo “solare”, associato a una certa idea di donna romana come modello ancora oggi luminoso per le donne europee.
La riflessione sull’etica romana diventa così anche una domanda rivolta al presente: può la tradizione offrire strumenti per ripensare il ruolo della donna contemporanea senza ricondurla a modelli precostituiti? La risposta proposta dall’incontro guarda a Cristina Campo come a una figura capace di coniugare fede, cultura, ricerca spirituale e autonomia intellettuale. Una donna che non si lascia omologare e che cerca una via spirituale personale e radicale.
Perché Emo, Evola e Campo parlano ancora ai giovani
L’evento organizzato dall’Associazione Aurora ha messo in evidenza come questi tre protagonisti – tanto uguali quanto dissimili – possano essere riletti oggi all’interno di una più ampia ricerca filosofica e spirituale. Tre mappe per lo stesso territorio inesplorato: Emo offre un linguaggio per interrogare il sacro oltre la metafisica classica, attraverso il nulla e la meraviglia. Evola indica una via di trascendenza fondata sulla disciplina interiore e sulla tradizione. Cristina Campo, attraverso il femminile sacro e la sua ricerca spirituale, mostra come la dimensione femminile possa diventare una via autonoma di conoscenza e di esperienza del sacro.
In un’epoca segnata dall’omologazione culturale e dalla difficoltà di mantenere un pensiero realmente autonomo, il confronto tra Emo, Evola e Campo invita dunque a riscoprire la possibilità di una filosofia vissuta come esperienza, ricerca e interrogazione radicale dell’esistenza.
Un pensiero “inattuale”, dunque, ma non per questo privo di vita. Al contrario: proprio la distanza dalle mode del presente può trasformarsi, per questi autori, in uno spazio di libertà e di ricerca. E se è vero che l’inattualità è la condizione di chi rifiuta di pensare come il proprio tempo, quella sera al Horafelix tre voci del Novecento hanno dimostrato di essere più attuali di molti discorsi che invece parlano a nostro nome.

















