Dopo l’anteprima alla Berlinale, arriva nelle sale italiane l’11 dicembre 2025, distribuito da Adler Entertainment, “L’Ombra del corvo”, il nuovo film con Benedict Cumberbatch tratto dal romanzo di Max Porter “Il dolore è una cosa con le piume” (edito in Italia da Guanda).
L’opera segna l’esordio nel cinema di finzione del regista e documentarista britannico Dylan Southern, già noto per lavori come “Shut Up and Play the Hits” e “Meet Me in the Bathroom“. Con questo film, Southern firma una delle trasposizioni più attese dell’anno, trasformando un libro poetico e sperimentale in un’esperienza cinematografica intensa, emotiva e profondamente umana.
“L’Ombra del corvo” segue la storia di un padre e dei suoi due figli piccoli dopo la morte improvvisa della madre. Sprofondati in un dolore che sembra impossibile da elaborare, i tre si trovano improvvisamente a condividere la casa con un’enigmatica creatura: un corvo parlante, saggio e feroce, che diventa allo stesso tempo guida, minaccia e specchio emotivo.
Il film esplora il lutto come processo non lineare, fatto di caos, silenzi, memorie e improvvisi slanci vitali. Il Corvo, sospeso tra realtà e immaginazione, rappresenta la possibilità di rinascere attraverso il linguaggio, la creatività e l’amore.
Benedict Cumberbatch offre una delle performance più controllate e intense della sua carriera. Il suo personaggio – fragile, spezzato, ma tenacemente legato alla volontà di proteggere i figli – attraversa tutto il film con una presenza emotiva potente. Accanto a lui esordiscono i giovanissimi Henry e Richard Boxall, che portano sullo schermo una sorprendente verità interpretativa, restituendo la complessità dell’infanzia di fronte alla perdita.
Per dare corpo al Corvo, Southern ha scelto di rinunciare alla CGI: la creatura prende forma attraverso la fisicità dell’attore Eric Lampaert e la voce inconfondibile di David Thewlis. Una scelta estetica che conferisce al film una dimensione materica, quasi tattile, restituendo maggiore autenticità alla presenza dell’animale e alla sua funzione narrativa.
L’autore del romanzo, Max Porter, ha seguito il processo creativo dell’adattamento dall’inizio alla fine, collaborando con il regista e comparendo perfino in un piccolo cameo.
Questo dialogo continuo tra scrittura e cinema ha permesso di mantenere la tensione poetica e ironica dell’opera originale, pur lasciando al film la libertà di trasformarsi in qualcosa di nuovo, autonomo e cinematograficamente potente.
Southern racconta che tutto è iniziato leggendo il romanzo di Porter, un testo capace di cambiare la prospettiva del lettore sul dolore e sulla genitorialità. “L’Ombra del corvo” nasce quindi come film visionario, coraggioso, capace di attraversare registri diversi: dal perturbante al tenero, dal realistico al fantastico.
Pur affrontando temi profondi e complessi, “L’Ombra del corvo” è, soprattutto, un film sulla possibilità di ricominciare. Parola, memoria e immaginazione diventano strumenti per affrontare la perdita e riconsegnare alla vita un significato nuovo.
In equilibrio tra realismo e poesia, il film si propone come uno degli esordi più potenti del cinema internazionale del 2025, capace di emozionare, inquietare e far riflettere.
Eleonora Francescucci
















