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“L’invisibile filo rosso” di Alessandro Bencivenga

Proiezione speciale al Cinema Adriano di Roma

Olga Matsyna by Olga Matsyna
31 Marzo 2026
in Cinema
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“L’invisibile filo rosso” di Alessandro Bencivenga
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Il 23 marzo al Cinema Adriano di Roma è stata organizzata la proiezione de “L’invisibile filo rosso”, nuovo ffilm di Alessandro Bencivenga. L’evento ha raccolto in sala numerosi addetti ai lavori, volti noti del teatro, cinema e televisione nazionale (oltre ai celebri protagonisti, è  stato avvistato, fra altri, il famoso attore è regista Pino Quartullo).

All’inizio, la photo call con le foto di rito davanti alla locandina del film, a seguire, lo spostamento di tutti gli invitati in sala.

La proiezione è iniziata a secco, senza alcun discorso introduttivo: scelta azzeccata se gli organizzatori dell’evento volevano cogliere autentiche reazioni degli spettatori in sala. Tutto il cast e la crew si sono prestati, invece, a un lungo e fruttuoso dialogo con il pubblico subito dopo la proiezione, ed è stato un momento di vero scambio di idee e di vedute fra autori e spettatori.

“L’Invisibile filo rosso” si apre con i fatti della storia d’Italia che accadono nel 1909 nel Trentino e si intersecano alla narrazione principale ambientata prima ad Ischia e poi nella Valsugana nel 1953.

Sarà lo spettatore stesso a scoprire cosa unisce questi due piani del racconto e cosa costituisce l’invisibile filo rosso che, dipanata la matassa degli eventi, si lascia vedere mettendo in chiaro le intenzioni degli autori. Ci limitiamo solo ad enunciare gli argomenti su cui si basa l’intricata trama del film. Sono gli ideali della giustizia sociale che vivono nelle menti e nei cuori di alcuni personaggi. Gli ideali della libertà sancita nella Costituzione, insita nell’uomo da quando egli nasce. Molto si riflette anche sul concetto della sanità mentale di un individuo, così attuale oggi nel mondo.

Prodotto da Silvestro Marino (Sly Production, Caserta) in co-produzione con Elio Voltolini (“Screen Studio”,  Trento) – entrambi entusiasti del cinema perché artisti poliedrici – “L’invisibile filo rosso” si rivela un prodotto di alta qualità che vanta un cast stellare. Massimo Bonetti, famoso nel mondo per essere stato uno degli interpreti della primissima Piovra diretta ancora da Damiano Damiani che consolida il suo successo lavorando al cinema e in TV con registi come Paolo e Vittorio Taviani, Massimo Troisi, Pupi Avati, Luigi Perelli, Giuseppe Ferrara, Claudio Fragasso, capeggia il cast anche grazie alla sua fatale somiglianza con Giovanni Giulio Anesini, protagonista degli eventi narrati, il quale era realmente esistito, lottando per i suoi ideali, tra il 1884 e il 1953.

Ornella Muti, la star indiscussa del cinema internazionale – dai suoi esordi, con Damiani, ne “La moglie più bella” ad oggi. Ornella, in questo film, fa una vera prova d’attrice e va molto oltre alle attese dei suoi incalcolabili ammiratori interpretando Ida Dalser, una donna indipendente, ribelle e desiderosa di libertà e parità fra i sessi – cosa inaudita per la sua epoca (e forse, con pochissime eccezioni, anche per la nostra).

Tommaso Bianco, attore napoletano che esordisce al cinema a fianco di Sophia Loren nel 1971 in un film di Monicelli e da allora lavora con i migliori registi italiani quali Nanni Loy, Pasquale Squitieri, Lina Wertmuller, Ettore Scola, Roberto Benigni e Mario Martone. Ma, in veste di attore, è anche un vero caposaldo del teatro italiano avendo condiviso il palcoscenico con Eduardo De Filippo e avendo recitato per Dario Fo, Roberto De Simone, Franco Zeffirelli, Maurizio Scaparro, Giancarlo Sepe, Nino Taranto.

Ogni attore del film è un capitolo del teatro e cinema italiani. Lello Arena, Antonio Catania, Gino Rivieccio, Rosario Terranova, Carlo Di Maio, Roberto Fazioli, Luisa Mariani, Vincenzo Leto, Alfredo Cozzolino, Antonio Riscetti, Francesco Villa del Duo Ale e Franz. È presente nell’opera cinematografica anche la voce narrante di Luca Ward.

Paco De Rosa interpreta un infermiere che infrange le rigide regole ospedaliere rischiando il licenziamento e anche la propria libertà, per aver tanto desiderato restituire la libertà a un paziente che ha in custodia. Questa parte della trama fa immediatamente pensare a “Rental Family – Nelle vite degli altri” di Hikari ambientato a Tokyo e iscrive così il film nel panorama globale delle opere cinematografiche che riflettono sui temi di libertà e di capacità di intendere e volere, accomunandolo anche ai grandi classici del cinema come “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Milos Forman.

Eppure, la storia è italiana. Racconta le lotte per l’indipendenza del Trentino e del Tirolo del Sud prima del trattato di Saint Germain, racconta la campagna anticlericale dei socialisti italiani sfociata, molto più tardi, nei patti Lateranensi, racconta l’emigrazione del Sud verso il Nord, l’inestinguibile forza degli ideali e l’umanità che perdura, nonostante tutti gli sforzi di sopirla e di annientarla negli animi.

“L’invisibile filo rosso” è un prodotto del settore audiovisivo che si è riusciti a realuzzare senza i fondi pubblici, ed è, a pieno titolo, un’opera del cinema indipendente italiano fatto con tanto impegno e sacrificio. È ora in lizza per partecipare ai festival come quelli di Torino presieduto da Giulio Base e ai più rinomati festival internazionali.

Per Silvestro Marino, uno dei produttori de “L’invisibile filo rosso”, questo film è necessario non solo come un’opera d’arte, ma anche come un atto di responsabilità civile. Perché dietro c’è un lavoro di ricerca durato oltre un anno che emerge in ogni scena. C’è, quindi, un’urgenza narrativa e uno sguardo mai giudicante, attento alla dignità dei personaggi. Silvestro come produttore influisce su ogni tappa  del film. A suo avviso, la fase più difficile è stata iniziale: quella in cui si dovevano trovare risorse e convincere partner e distributori che la storia meritava interesse. Le fasi successive sono state, invece, più gratificanti: il momento in cui il film ha preso vita (il primo giorno del set), ha avuto il primo respiro (al montaggio), è stato consacrato al pubblico (alla prima proiezione e a ogni proiezione successiva). Marino è uno di quei produttori cinematografici che scelgono i progetti non solo per la loro sostenibilità economica, ma anche e soprattutto per il loro valore culturale ed impatto civile. Ora che “L’invisibile filo rosso” è uscito nelle sale, Silvestro lo accompagna nel suo percorso per festival, scuole ed associazioni. Perché un’opera come questa deve continuare a creare dibattito. Il produttore è convinto che il suo compito stia nel costruire ponti tra memoria e contemporaneità, tra arte e coscienza.

Auguriamo a quest’opera cinematografica un successo di critica e di pubblico e, soprattutto, – e ce ne vuole! – un successo anche commerciale, ovvero, incassi in sala che premiano il lavoro del cast e della crew nonché creano i presupposti perché  possano nascere ed essere distribuiti i nuovi film degni di essere visti e ricordati in Italia e oltre i suoi confini.

Olga Matsyna

Olga Matsyna

Olga Matsyna

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