Oggi, 1° settembre, compie 63 anni Andrea Balestri, nato a Pisa nel 1963. Per milioni di italiani, il suo volto non è semplicemente quello di un attore bambino, ma incarna in modo indissolubilmente legato l’essenza stessa del celebre burattino di legno nella storica trasposizione televisiva Le avventure di Pinocchio (1972), capolavoro capitanato dal maestro Luigi Comencini.
Un casting tra tremila bambini e la “magia” di Comencini
La storia del suo ingresso nel mondo dello spettacolo ha quasi del favolistico. Aveva appena sette-otto anni e frequenta le scuole elementari quando l’ufficio casting della RAI e la produzione avviarono una selezione mastodontica, scattando fotografie a circa tremila bambini in tutta la Toscana.
Luigi Comencini non cercava un piccolo attore già impostato o addestrato alla recitazione: cercava la vita vera, uno sguardo vispo, una furbizia innocente e quell’irriverente spontaneità tipicamente toscana. Trovò tutto questo nel giovanissimo Balestri. Il regista usò con lui un approccio unico, spiegandogli le scene sotto forma di gioco senza mai farlo “studiare” troppo, permettendogli di muoversi davanti alla macchina da presa con una disinvoltura disarmante.
Tra i giganti dello spettacolo italiano
Sul set di quello che sarebbe diventato uno degli sceneggiati più amati e visti nella storia della televisione italiana, il piccolo Andrea si ritrovò a condividere la scena con veri e propri giganti del cinema e del teatro:
Nino Manfredi, straordinario e commovente nei panni di un povero e premuroso Geppetto;
Gina Lollobrigida, iconica Fata Turchina;
Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, un affiatato e spassoso Gatto e la Volpe che col bambino instaurarono un rapporto affettuoso e giocoso anche fuori dal set;
Vittorio De Sica, memorabile nel ruolo del Giudice.
Girato con estremo realismo, spesso a orari impossibili per ricreare le atmosfere povere e rurali del romanzo di Collodi, lo sceneggiato fu un successo travolgente, capace di incollare alla TV intere famiglie e di consegnare la figura di Balestri al mito.
La vita dopo il successo e il legame mai spezzato
Dopo l’esperienza di Pinocchio, Balestri prese parte ad altre produzioni cinematografiche negli anni ’70 (come Torino nera di Carlo Lizzani, Kid il monello del West e Furia nera) e incise anche alcuni dischi. Crescendo, tuttavia, ha intrapreso un percorso di vita lontano dai riflettori del grande cinema, lavorando per anni come operatore ecologico.
Ciononostante, il legame con la recitazione e con il “suo” Pinocchio non si è mai interrotto:
Ha pubblicato l’autobiografia “Io, il Pinocchio di Comencini. Dietro le quinte di una vita da burattino”.
Ha fondato una propria compagnia teatrale amatoriale, portando in scena commedie e lo spettacolo Pinocchio racconta Pinocchio, un viaggio comico e nostalgico tra aneddoti del set e vita reale.
Ha fatto un ironico cammeo da adulto nel film Faccia di Picasso (2000) di Massimo Ceccherini.
Un affetto che dura da più di mezzo secolo
A più di cinquant’anni dalla prima messa in onda dello sceneggiato, Andrea Balestri continua a ricevere affetto, lettere e sorrisi da generazioni di spettatori che non hanno mai dimenticato quel bambino birichino dal cuore d’oro. Come ama ricordare spesso lui stesso: “La vera filosofia di Pinocchio è essere sempre se stessi. A distanza di tutti questi anni, sono rimasto sincero, spontaneo e un po’ mattarello, proprio come allora”.
Tanti auguri ad Andrea Balestri, l’indimenticabile volto di un’infanzia senza tempo!
Anna Rita Santoro e Ubaldo Santoro



















