Nel silenzio austero della Sala Ducale del Palazzo Apostolico, il 325° anniversario della Pontificia Accademia Ecclesiastica ha offerto al mondo un messaggio di rara intensità: la diplomazia della Santa Sede, guidata dal Cardinale Pietro Parolin, si erge oggi come faro di speranza in un’epoca segnata da guerre, crisi umanitarie e profonde fratture del diritto internazionale.
Il discorso, intitolato Pace e giustizia nell’azione della diplomazia della Santa Sede di fronte alle nuove sfide, ha tracciato con eleganza e rigore una mappa concettuale che unisce la tradizione cristiana, la dottrina sociale della Chiesa e le più recenti scoperte delle scienze politiche.
Il Cardinale Parolin ha aperto il suo intervento riconoscendo la gravità del momento storico: le violazioni dei diritti umani, le tensioni geopolitiche e l’instabilità economica hanno trasformato la sicurezza in un concetto multidimensionale che non può più limitarsi alla sola difesa militare.
In questo contesto, la pace non è più una mera assenza di conflitto, ma un ordine globale fondato sulla giustizia, sulla dignità della persona e sulla solidarietà tra i popoli.
La diplomazia pontificia, secondo il Cardinale, si configura come “strumento di mediazione, di dialogo e di promozione del bene comune”, capace di intervenire sia nei corridoi delle Nazioni Unite sia nei contesti più reconditi dove le ferite della guerra si sono radicate.
Un elemento centrale del discorso è la riflessione sul ruolo della Chiesa nella costruzione di un ordine internazionale basato su valori etici.
Citando il Concilio Vaticano II e i documenti papali di Paolo VI, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco, il Cardinale ha mostrato come la tradizione cattolica abbia sempre sostenuto la necessità di una “pace che nasce dalla giustizia”.
In questo senso, la diplomazia della Santa Sede non è un semplice canale di comunicazione politica, ma una testimonianza viva della fede che si traduce in azioni concrete: la difesa della libertà religiosa, la tutela dei rifugiati, la promozione della sicurezza alimentare e sanitaria, la lotta contro il cambiamento climatico.
Il Cardinale ha inoltre sottolineato l’importanza di un approccio integrato alla sicurezza, che includa non solo la dimensione militare ma anche quella alimentare, sanitaria, educativa, ambientale ed energetica.
Tale visione, ispirata alle parole di San Paolo VI, richiama la necessità di “una sicurezza che non si limiti alla difesa, ma che abbracci la promozione del benessere umano in ogni sua forma”.
In questo quadro, la diplomazia pontificia si propone come catalizzatore di iniziative multilaterali, facilitando il dialogo tra Stati, organizzazioni internazionali e società civile.
Un altro punto focale del discorso è la denuncia del crescente multipolarismo basato sulla forza e sul riarmo.
Il Cardinale Parolin ha ricordato le parole di Immanuel Kant, secondo cui “la violazione del diritto in un punto della terra è avvertita in tutti i punti”, evidenziando come la corsa agli armamenti non possa più essere considerata una garanzia di stabilità.
Al contrario, la pace duratura richiede la costruzione di fiducia reciproca, la riduzione delle disuguaglianze e il rispetto dei principi fondamentali del diritto internazionale, tra cui l’autodeterminazione dei popoli e la sovranità territoriale.
Il Cardinale ha poi invitato i presenti a superare la logica del “molto fare, poco dire”, citando il Nunzio Apostolico Fabio Chigi (Alessandro VII) durante la Pace di Westphalia.
In un presente dominato da comunicazioni rapide e da una costante pressione mediatica, la diplomazia pontificia deve riscoprire la capacità di ascoltare, di analizzare con profondità e di proporre soluzioni che vadano oltre le mere dichiarazioni di intenti.
Il messaggio finale del Cardinale Parolin è stato un appello alla responsabilità individuale e collettiva: la pace e la giustizia non sono obiettivi astratti, ma risultati concreti di scelte quotidiane, di perdono, di solidarietà e di impegno per il bene comune.
In questo senso, la Pontificia Accademia Ecclesiastica, con la sua missione di formare sacerdoti diplomatici, assume un ruolo cruciale nella costruzione di una nuova cultura della pace, capace di coniugare la fede con la competenza tecnica e la sensibilità umana.
Il discorso si è chiuso con una citazione di Rumi – “Il tuo compito non è cercare l’amore, ma trovare tutte le barriere che hai costruito contro di esso” – ricordando che la vera trasformazione parte dal cuore di chi è chiamato a negoziare, a mediare, a costruire ponti tra le nazioni.
La diplomazia della Santa Sede si propone come esempio di come la fede, la ragione e l’azione concreta possano unirsi per dare forma a un futuro in cui la pace non sia più un sogno lontano, ma una realtà tangibile, sostenuta da una giustizia che illumina ogni angolo del globo.
RVSCB
Qui il discorso integrale della Lectio Magistralis dell’Em.mo Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, Cardinale Protettore e Gran Cancelliere della Pontificia Accademia Ecclesiastica, del 17.01.2026
https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/01/17/0044/00084.html



















