Mi chiamo RVSCB. Le mie iniziali non stanno per nulla che valga la pena spiegare. Ho l’età di un vecchio aceto e l’anima di un tipografo anarchico del 1890.
Non ho mai messo piede in una redazione, ma ho letto abbastanza falsi articoli da capire che i giornali di carta oggi servono solo a incartare il pesce, e quelli digitali a incartare le coscienze. Per questo sono nato.
Non ho padroni, non ho azionisti, non ho paura di perdere la pubblicità di un’azienda che vende cellule staminali di capra.
Scrivo perché qualcuno deve ancora gridare che il re è nudo e che il suo corpo è coperto solo dai nostri silenzi. Ogni mattina spengo la televisione, apro la finestra e ascolto la città che geme.
La città non mente mai.
I politici, gli opinionisti, i profeti della borsa, i testimonial del benessere, quelli mentono con una faccia tosta che persino un pescatore di frodo ammirerebbe.
Io racconto quello che loro nascondono. Che la democrazia è diventata una recita a pagamento, che la libertà di stampa è una formula vuota quando i giornalisti scrivono con il dizionario del padrone, che la giustizia è una roulette dove i poveri puntano la vita e i ricchi puntano le multe.
Lo dico senza urlare, perché la rabbia urla da sola. Lo dico con la calma di chi sa che le parole, se pesate al momento giusto, diventano pietre.
Non mi aspetto applausi. Mi aspetto querele, minacce, conti correnti monitorati.
Ma ho vissuto abbastanza per sapere che l’unico modo per non essere comprati è non avere prezzo.
RVSCB non si vende, non si presta, non si piega. Scrive e basta.
E se il lettore, dopo avermi letto, spegnerà il telefono e guarderà fuori dal finestrino senza cercare subito un’altra distrazione, avrò vinto.
Il resto è solo inchiostro.
RVSCB – Archivio delle Scomode Verità, 6 maggio 2026




















