NAPOLI – Prima si tagliano le attività e le ore di lavoro. Poi si convoca il sindacato. È il paradosso denunciato dalla FAST CONFSAL Segreteria Regionale Campania davanti agli effetti dell’Ordine di Servizio RFI n. 298, operativo dal 1° settembre. Un provvedimento che, secondo il sindacato, rischia di avere conseguenze concrete sulle buste paga, sull’occupazione e sulle condizioni di lavoro di chi ogni giorno garantisce servizi essenziali negli appalti ferroviari. La FAST CONFSAL aveva chiesto il 28 agosto un incontro urgente, proprio alla luce delle notizie relative alla riduzione delle attività e delle ore lavorate. Ma, mentre il sindacato chiedeva di aprire un confronto, le nuove disposizioni sono diventate operative.
«È questo il punto che non possiamo accettare – afferma Francesco Torriello, Segretario Regionale FAST Confsal Campania –. Non si può chiedere al sindacato di discutere quando le decisioni sono già state prese e stanno già producendo effetti. Un confronto che arriva dopo l’applicazione di un provvedimento rischia di trasformarsi in una semplice presa d’atto. Noi non siamo disponibili a fare da spettatori».
Per FAST Confsal, l’Ordine di Servizio n. 298 non rappresenta un episodio isolato. Il sindacato denuncia, infatti, una progressiva riduzione delle attività e delle ore lavorative che si trascina da mesi e che ha già prodotto ricadute economiche sui lavoratori, fino al ricorso agli ammortizzatori sociali.
«Non stiamo parlando semplicemente di una modifica organizzativa – sottolinea Torriello –. Stiamo parlando di ore di lavoro che vengono meno, di redditi che rischiano di diminuire e di lavoratori che vedono diventare sempre più incerto il proprio futuro. Dietro ogni ora persa c’è una famiglia che deve fare i conti con un salario più basso».
È questo il punto sul quale il sindacato intende mantenere alta l’attenzione: il costo delle riorganizzazioni non può essere scaricato sistematicamente sui lavoratori. L’Ordine di Servizio interviene su diversi ambiti dell’appalto, tra cui servizi accessori, presidio dei servizi igienici, apertura e chiusura degli impianti e attività di pulizia. Per FAST CONFSAL, la rimodulazione deve essere valutata non soltanto in termini di organizzazione, ma anche rispetto alla qualità del servizio, al decoro delle stazioni e, soprattutto, alle condizioni di salute e sicurezza degli addetti.Il timore del sindacato è chiaro: ridurre le ore e le risorse senza ridurre proporzionalmente le attività da svolgere può significare aumentare la pressione sui lavoratori che rimangono in servizio.
«Non esiste una formula magica per cui con meno persone si fa automaticamente lo stesso lavoro – dichiara Torriello –. Se diminuiscono le ore e il personale, qualcuno deve spiegare come verranno garantiti i servizi. Non possiamo accettare che la risposta sia semplicemente chiedere ai lavoratori di correre di più, lavorare sotto maggiore pressione o assumersi maggiori rischi».
Per FAST CONFSAL, ogni modifica organizzativa deve essere accompagnata da una verifica seria e puntuale delle condizioni di sicurezza e dei rischi interferenziali. Per questo il sindacato ha chiesto formalmente la sospensione delle modifiche maggiormente impattanti, una proroga dell’Ordine di Servizio prima del confronto con le organizzazioni sindacali, la trasmissione dei PdL aggiornati e dati precisi sul numero dei lavoratori e sulle ore interessate dalla riduzione delle prestazioni. La richiesta è anche quella di individuare misure concrete per salvaguardare occupazione e reddito. La FAST CONFSAL ha, inoltre, attivato formalmente le procedure di raffreddamento e conciliazione previste dalla Legge 146/1990, riservandosi ulteriori iniziative qualora la rimodulazione dovesse tradursi in ulteriori riduzioni di orario, perdita di posti di lavoro, aggravio dei carichi o peggioramento delle condizioni di sicurezza.
«Noi siamo pronti a discutere di organizzazione, efficienza e qualità del servizio – conclude Torriello – ma una cosa deve essere chiara: il lavoro non può essere considerato una semplice voce di spesa da tagliare. Non si può pensare di garantire gli stessi servizi impoverendo progressivamente chi quei servizi li svolge. Vogliamo sederci a un tavolo e parlare di numeri, dati, attività e conseguenze reali. Ma vogliamo farlo prima che le decisioni siano calate dall’alto, non dopo. Se necessario, FAST CONFSAL metterà in campo tutte le iniziative sindacali e istituzionali necessarie per difendere tre diritti che per noi non sono negoziabili: lavoro, reddito e sicurezza».
Perché dietro i numeri di un appalto non ci sono soltanto ore, turni e prestazioni. Ci sono lavoratrici e lavoratori che ogni giorno garantiscono il funzionamento dei servizi ferroviari e che chiedono semplicemente di poter continuare a lavorare con dignità, sicurezza e un reddito adeguato.È su questo terreno che FAST CONFSAL annuncia di volere continuare la propria battaglia: perché la riorganizzazione di un appalto non diventi l’ennesimo conto presentato ai lavoratori.


















