Due aggressioni in meno di 48 ore. Al minorile un poliziotto è stato preso in ostaggio e picchiato, oggi a Rebibbia un altro agente ha il naso rotto. Sindacati in rivolta: “Personale abbandonato a se stesso”.
Non c’è pace nelle carceri romane. Dopo la giornata di terrore vissuta ieri a Casal del Marmo, poche ore fa la violenza si è spostata nel carcere di Rebibbia. Un detenuto, durante un normale controllo, ha sferrato una violenta testata in pieno volto a un agente della Penitenziaria, rompendogli il naso. Un episodio che arriva mentre ancora si contano i danni della rivolta scoppiata nel minorile.
Quanto successo il 27 dicembre a Casal del Marmo è ancora più inquietante. Un gruppo di ragazzi ha teso una trappola a un agente: lo hanno bloccato e sequestrato all’interno della sezione, picchiandolo brutalmente davanti agli altri detenuti. Per lui la prognosi è di 17 giorni. Durante il caos, i ragazzi hanno distrutto le celle e mandato in frantumi il sistema di videosorveglianza, probabilmente per agire senza essere ripresi.
Duro l’affondo dei sindacati, che puntano il dito contro la gestione della sicurezza. Maurizio Somma del Sappe ha rivelato che al momento del sequestro a Casal del Marmo non c’erano né il direttore né il comandante: la sezione era nelle mani di un unico agente con appena tre anni di servizio.
”Chi aggredisce un poliziotto attacca lo Stato”, commenta Donato Capece, chiedendo una risposta ferma per evitare che questi episodi diventino una moda tra i detenuti. Sulla stessa linea la Fns Cisl, con Massimo Costantino che chiede il trasferimento immediato dei responsabili per alleggerire la tensione nei reparti.
Ora il clima è teso in tutti gli istituti romani. La richiesta che arriva dal campo è una sola: un’ispezione ministeriale immediata per capire come sia stato possibile lasciare il personale così scoperto di fronte a un’ondata di violenza simile.


















