Ma il dato davvero decisivo è un altro:
Da qualche tempo, l’Italia ha una missione-Paese
Un obiettivo chiaro, dichiarato, misurabile: 700 miliardi di euro di export
Non è solo una cifra. È una narrazione condivisa.
Robert Shiller, premio Nobel per l’Economia, parla di narrative economics: le economie crescono quando si danno obiettivi chiari, figurabili, capaci di orientare il comportamento collettivo. Vere e proprie profezie autoavveranti, verso cui il sistema tende a convergere.
In questo quadro si inserisce l’articolo di Les Echos, firmato da Olivier Tosseri e ripreso anche dal Governo italiano: uno sguardo esterno, lucido e per certi versi ammirato, sulla forza dei nostri sistemi industriali e sulla straordinaria flessibilità del tessuto produttivo italiano (link nei commenti).
I numeri parlano chiaro:
tra i Paesi del G7, l’Italia è quella che ha registrato la crescita più forte dell’export nell’ultimo decennio.
Oggi le esportazioni valgono circa il 40% del PIL, con un surplus commerciale che molti partner ci invidiano. Il limite resta la domanda interna, ma il motore esterno è potente e strutturale.
La vera differenza, però, è la visione.
L’Italia non è cresciuta per caso. È cresciuta perché – forse per la prima volta dopo molto tempo – ha iniziato a pensarsi come un sistema orientato a un obiettivo comune, capace di fare leva sulle proprie eccellenze diffuse, sui distretti, sulle PMI, sulla qualità, sulla specializzazione.
Quando un Paese torna a raccontarsi dove vuole andare, spesso trova anche il modo di arrivarci.



















