Il 26 gennaio scorso alle ore 17:32 il poliziotto (in borghese) Carmelo Cinturrino ha sparato e ucciso il pusher Abderrahim Mansouri durante un controllo nel boschetto di Rogoredo (quartiere della periferia di Milano). L’allarme al 118 è stato dato solo alle 17.55. L’agente è stato fermato con l’accusa di omicidio volontario, scatenando l’ira del Governo Meloni e di numerosi esponenti della maggioranza di centrodestra.

Rogoredo, l’ennesima propaganda del centrodestra per attaccare la magistratura sortisce l’effetto boomerang
I fatti di cronaca diventano un pretesto per il Governo guidato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni per attaccare i magistrati e sostenere che se al referendum dovesse passare il sì potremmo contare su una giustizia più efficiente. In realtà è l’ennesima bufala trasmessa a reti unificate da Rai e Mediaset.
il vicepremier, ministro e leader della Lega, Matteo Salvini si era subito fiondato sulla storia di Rogoredo con una sentenza da social: “Io sto col poliziotto”, senza se e senza ma. Il Carroccio aveva perfino promosso una raccolta firme di “solidarietà” a favore dell’agente Carmelo Cinturrino, come se l’appartenenza a una divisa bastasse a certificare una verità.
Tre giorni dopo l’uccisione del pusher da parte del poliziotto, a Dritto & Rovescio il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami si scagliava contro i magistrati per aver osato indagare il poliziotto responsabile dell’omicidio e i suoi colleghi. “Questo si gira, gli punta una pistola, il poliziotto gli spara, ahimè lo uccide, e la magistratura lo indaga per omicidio volontario”.
Rogoredo, il poliziotto fa mea culpa
Di fronte alle indagini e alle contestazioni della procura, durante il colloquio in carcere il poliziotto Carmelo Cinturrino ha dovuto correggere il tiro confermando che la replica della Beretta 92 l’ha collocata lui a fianco del corpo senza vita del 28enne pusher.
“Ho detto al mio collega di andare a pigliare lo zaino” al commissariato di via Mecenate: lui “sapeva benissimo cosa c’era dentro”. Oltre a continuare a negare i rapporti ‘pericolosi’ con i pusher della zona che gli addebitano richieste di ‘pizzo’ e di droga, al suo legale ha detto: “Quando ho visto Mansouri mettersi la mano in tasca , mi sono spaventato e ho sparato. Solo in quel momento ho realizzato che aveva in mano un sasso”.
Rogoredo, le opposizioni e anche Avvenire smontano la propaganda della destra e attaccano il Governo
“Ci vorrebbero le scuse in serie da parte di Meloni, Salvini, Piantedosi perché in questi giorni quello che hanno fatto è stata una continua delegittimazione e criminalizzazione della magistratura”, ha detto in Aula Angelo Bonelli di Avs.
“Venite ora in Aula e chiedete scusa voi e i vostri servi di regime prezzolati che vanno in tv a dire cose sconce”, ha attaccato il capogruppo M5S alla Camera, Riccardo Ricciardi.
“Non bisognerebbe strumentalizzare a proprio uso e consumo la cronaca. La politica dovrebbe evitare la superficialità, dovrebbe lasciar lavorare la giustizia, approfondire, interpretare i fatti e dare soluzioni. Se vogliono tutelare le forze dell’ordine e i tantissimi professionisti che lavorano per il bene comune in condizioni precarie, lavorino su assunzioni, organici e stipendi, e la smettano con la propaganda permanente”, ha concluso l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
Durissimo l’attacco al Governo anche da parte dell’autorevole quotidiano dei cattolici italiani Avvenire che si è scagliato contro la politica degli slogan.
“Il punto più critico, però, non è tanto lo scontro sullo scudo penale o sui fascicoli che le procure devono aprire formalmente per avviare un’inchiesta e provare ad arrivare a una verità – ha scritto Marco Iasevoli su Avvenire -. Il punto è la ‘brutta figura’ che fa una politica che straparla a caldo di fatti di cronaca pensando di ricavarne vantaggi elettorali, trasformando poi tutto in video emozionali, card, meme, battute caustiche, indicazione del bersaglio sociale e quanto di più semplicistico e cinico richiedono i social media. Un malcostume diffuso. Stavolta ci è caduto mani e piedi il Governo. Altre volte le opposizioni. Ma la lezione va imparata. Altrimenti si arriverà a un punto in cui saranno indistinguibili le parole di un politico, di una persona che abita i partiti e le istituzioni, da un qualsiasi influencer che lucra sulle visualizzazioni. Una lezione tutto sommato semplice: aspettare prima di pronunciarsi, capire prima di arrivare a una conclusione, fidarsi di chi su un fatto pubblico deve svolgere il proprio lavoro. C’è un costo da pagare – ha proseguito il giornalista -, certo. Bisogna mettere da parte gli slogan, i messaggi di pancia, le scorciatoie mentali con cui ormai si vuole sostituire la nobile arte della persuasione. Ma doversi pentire di aver detto cose risultate completamente sbagliate è molto peggio”.



















