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Un grido di speranza e giustizia: Alessandra Verni scrive ai genitori dell’assassino di Pamela

MIRKO GIUDICI by MIRKO GIUDICI
6 Marzo 2026
in Attualità, Cronaca, Violenza di genere
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Un grido di speranza e giustizia: Alessandra Verni scrive ai genitori dell’assassino di Pamela
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A otto anni dalla morte di Pamela Mastropietro, la madre continua la sua battaglia per la verità e lancia un appello umano ai genitori di Innocent Oseghale.

In un mondo dove il dolore più profondo può trasformarsi in forza e resilienza, Alessandra Verni, madre di Pamela Mastropietro, continua a rappresentare un simbolo di tenacia nella ricerca della verità e della giustizia.

A otto anni dal tragico omicidio della figlia, avvenuto il 30 gennaio 2018 a Macerata, Alessandra ha deciso di rompere ancora una volta il silenzio con un gesto di straordinario coraggio umano: una lettera indirizzata ai genitori dell’assassino di Pamela, Innocent Oseghale, originario della Nigeria.

Un messaggio profondo e carico di dolore, scritto nel giorno del suo compleanno, che non nasce da un desiderio di vendetta ma da una richiesta di verità e di dialogo tra genitori, oltre i confini culturali e geografici.

Il delitto che ha sconvolto l’Italia

Pamela Mastropietro aveva appena 18 anni. Una giovane ragazza romana segnata da fragilità e problemi di dipendenza, uscita da una comunità terapeutica pochi giorni prima della sua morte.

La sua vita si è spezzata in modo atroce: stuprata, accoltellata e fatta a pezzi, il suo corpo venne nascosto in due trolley abbandonati nelle campagne marchigiane.

Per quel delitto è stato condannato Innocent Oseghale, trafficante di droga nigeriano e immigrato irregolare, riconosciuto colpevole di omicidio volontario, violenza sessuale, vilipendio, distruzione e occultamento di cadavere.

Il 17 gennaio 2025, dopo un lungo e complesso iter giudiziario culminato con tre passaggi in Corte di Cassazione, la Suprema Corte ha confermato definitivamente la condanna all’ergastolo.

Una sentenza che ha sancito la responsabilità penale dell’uomo, ma che per la famiglia di Pamela non ha rappresentato una piena conclusione della vicenda.

Una verità ancora incompleta

Secondo Alessandra Verni, la giustizia ottenuta resta parziale.

Durante tutto il processo Oseghale non ha mai chiarito completamente le dinamiche del delitto né ha rivelato i nomi di eventuali complici che potrebbero averlo aiutato nell’occultamento del corpo.

Un silenzio che ha lasciato aperta una ferita profonda.

Per questo, il 7 marzo 2025, Alessandra ha compiuto un gesto straordinario: ha accettato di incontrare Oseghale nel carcere di Ferrara.

Un colloquio durato quattro ore, mediato da tre persone, nel quale la madre di Pamela ha guardato negli occhi l’uomo che le ha tolto la figlia.

Durante l’incontro Oseghale si sarebbe inginocchiato chiedendo perdono, ma senza fornire alcuna informazione sui possibili complici.

Un silenzio che ha lasciato Alessandra con un senso di incompiutezza ancora più forte.

A quasi un anno da quell’incontro, il 5 marzo 2026, nulla è cambiato: nessun nuovo nome, nessuna nuova verità.

La lettera ai genitori dell’assassino

Di fronte a questo muro di silenzio, Alessandra Verni ha deciso di rivolgersi direttamente ai genitori di Oseghale, che vivono in Nigeria, nella città di Uromi.

Nella lettera, diffusa attraverso i social e ripresa da diversi media italiani, la madre di Pamela scrive parole di straordinaria intensità:

“Mi chiamo Alessandra Verni e vi scrivo dall’Italia.
Sono la madre di Pamela Mastropietro.
Il 30 gennaio 2026 segna l’ottavo anniversario del giorno in cui mia figlia mi è stata strappata dalle mani di Innocent Oseghale.
Per otto lunghi anni ho portato un dolore che nessuna madre dovrebbe mai conoscere, lottando ogni singolo giorno per la verità e la giustizia.”

La sua richiesta è semplice ma potentissima: un dialogo tra genitori, nel tentativo di trovare quella verità che il processo non ha completamente restituito.

“Sono una madre che ha perso tutto e sto cercando i genitori dell’uomo che mi ha portato via mia figlia.
Nella vostra cultura, come nella mia, il legame tra madre e figlio è sacro.”

Alessandra chiede soprattutto di poter incontrare la madre di Oseghale, per condividere un dolore che solo una madre può comprendere.

Un appello umano che si rivolge anche alla comunità di Uromi, ai giornalisti e alla Chiesa, affinché questo messaggio possa arrivare fino alla famiglia dell’assassino.

Dal dolore all’impegno civile

In questi otto anni Alessandra Verni non si è limitata alla battaglia giudiziaria.

Ha trasformato il suo dolore in un impegno concreto fondando l’associazione Pamela Mastropietro ODV, attraverso la quale porta avanti attività di volontariato e progetti sociali.

L’associazione sostiene giovani in difficoltà, vittime di dipendenze e abusi, promuovendo percorsi di recupero e iniziative legate all’arte e all’arte-terapia, strumenti di rinascita e consapevolezza.

La sua figura è diventata per molti un simbolo di resilienza e speranza: una madre che, pur segnata da una tragedia indicibile, continua a lottare affinché il sacrificio della figlia non sia vano.

Una responsabilità collettiva

La storia di Pamela Mastropietro pone interrogativi profondi anche sul sistema di protezione sociale e sulle responsabilità istituzionali.

Pamela era una ragazza vulnerabile, uscita da una comunità terapeutica e lasciata sola in un momento delicato della sua vita.

Secondo molti osservatori, il sistema paese non è riuscito a proteggerla.

Anche per questo la battaglia di Alessandra Verni non è solo personale: è diventata una richiesta di giustizia collettiva e di maggiore attenzione verso i giovani fragili.

Un messaggio che interpella tutti

A pochi giorni dall’anniversario dell’incontro in carcere con Oseghale, la voce di Alessandra Verni torna a farsi sentire con forza.

Non è una voce che chiede vendetta, ma verità, dignità e dialogo umano.

Il suo appello ci ricorda che la giustizia non è soltanto una sentenza, ma un percorso di responsabilità condivisa.

E che la speranza, anche nel dolore più grande, può diventare una luce capace di indicare la strada.

La battaglia di Alessandra continua.
E con essa il ricordo di Pamela, che oggi più che mai chiede verità.

Tags: cronaca neraviolenza di genere
MIRKO GIUDICI

MIRKO GIUDICI

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