Mentre l’attenzione internazionale resta concentrata su Ucraina e Medio Oriente, lungo il confine tra Pakistan e Afghanistan sta crescendo un conflitto sempre più pericoloso. Non si tratta ancora di una guerra dichiarata in senso classico, ma negli ultimi mesi si sono intensificati bombardamenti, attacchi armati e scontri di frontiera, con vittime sia militari sia civili.
Alla base dello scontro c’è una rivalità storica mai davvero risolta. Il punto più delicato è la Durand Line, il confine tracciato in epoca coloniale britannica e mai pienamente riconosciuto dall’Afghanistan. Questa frontiera attraversa aree tribali e pashtun da entrambe le parti ed è da decenni una zona fragile, attraversata da traffici, milizie e gruppi armati.
Oggi però il nodo centrale è soprattutto il TTP, i Talebani pakistani. Islamabad accusa Kabul di non impedire al gruppo di usare il territorio afghano come base per lanciare attacchi contro il Pakistan. Dopo il ritorno al potere dei Talebani afghani nel 2021, molti pensavano che i rapporti tra i due Paesi sarebbero migliorati. In realtà è successo il contrario: la tensione è aumentata fino a trasformarsi in una vera escalation militare tra il 2025 e il 2026.
Questo conflitto è particolarmente pericoloso perché coinvolge un Paese dotato di armi nucleari, si intreccia con la presenza di gruppi jihadisti come TTP e ISIS-K, e tocca gli interessi strategici di potenze come Cina, India, Iran e Stati Uniti.
Il paradosso geopolitico è evidente: per anni il Pakistan è stato accusato di aver sostenuto o tollerato i Talebani afghani; oggi si trova invece minacciato proprio dall’universo militante cresciuto in quell’area.
In sintesi, quello tra Pakistan e Afghanistan è uno dei conflitti più sottovalutati del momento: poco visibile, ma con un forte potenziale di destabilizzazione regionale e internazionale.



















