Dietro le sbarre di un carcere non ci sono solo i detenuti. Ci sono uomini e donne in divisa che ogni giorno timbrano il cartellino senza sapere se, a fine turno, torneranno a casa sani e salvi. L’ultimo campanello d’allarme arriva da Regina Coeli, a Roma, dove la tensione ha superato il livello di guardia, trasformandosi nell’ennesimo pomeriggio di violenza.
Il grave episodio è accaduto giovedì 14 maggio all’ufficio matricola. Un detenuto, all’improvviso, si è scagliato contro gli agenti presenti. Pugni al volto, colpi ai fianchi, una furia improvvisa che ha rischiato di finire in tragedia. Solo il sangue freddo e il pronto intervento dei colleghi delle altre sezioni hanno evitato il peggio.
La vera rabbia, oggi, non nasce solo dall’aggressione in sé, quanto da una sensazione profonda e amara: quella di sentirsi abbandonati dalle istituzioni.
A dare voce al malessere degli agenti è Giuseppe Proietti, Segretario Regionale dell’OSAPP Lazio (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria), che usa parole chiare e taglienti:
”Non siamo comparse di un film sulla legalità. Siamo servitori dello Stato mandati al fronte a mani nude.”
Il problema, denuncia il sindacato, non è solo la gestione della sicurezza, ma un paradosso quasi assurdo: l’obbligo di lavorare in divisa ordinaria (la cosiddetta “Drop”, con giacca e cravatta) anche in settori delicati e a stretto contatto con i detenuti.
Immaginate di dover gestire una rissa, di dovervi difendere da un attacco improvviso o bloccare una persona violenta mentre siete stretti in un abito formale. Diventa quasi impossibile muoversi, proteggersi, reagire.
L’OSAPP Lazio punta il dito contro una gestione che sembra preoccuparsi più della “bella presenza” che dell’incolumità fisica di chi lavora. La richiesta è semplice, logica e soprattutto umana: permettere a tutti gli agenti operativi di indossare subito la tuta di servizio, un abbigliamento decisamente più adatto, comodo e sicuro per affrontare le emergenze.
L’ultimatum di Proietti è chiaro e non lascia spazio a interpretazioni: la sicurezza e la dignità di chi indossa la divisa devono venire prima di qualsiasi sfilata di rappresentanza. Perché la solidarietà è importante, ma da sola non basta a proteggere chi lavora.



















