Il Caffè della VerGOGNA – Edizione del 22 maggio 2026
Benvenuti. Oggi il menù è un tripudio di misfatti assortiti: un infettivologo che si improvvisa commentatore sportivo, un presidente americano che vuole l’uranio iraniano come souvenir, un capo della cybersicurezza che si dimette senza fare rumore, un party di rockstar interrotto da un sindaco pasticcione e un incendio sospetto che rispunta dopo due anni. La penna è bollente, l’arsenico è servito.
Bassetti e il ripescaggio da Ebola: il virus non è il dodicesimo giocatore, ma intanto la Nazionale non si qualifica
Matteo Bassetti, infettivologo, si occupa di virus e di pallone con la stessa disinvoltura. L’epidemia di Ebola Bundibugyo dilaga in Congo, la nazionale congolese ha trasferito il ritiro in Belgio, e l’Italia potrebbe sperare in un ripescaggio clamoroso per i Mondiali. Bassetti dice che sarebbe “triste” e che “i Mondiali si devono conquistare sul campo”. Parole sante. Peccato che il campo, per gli Azzurri, sia stato una trappola. Non si sono qualificati, punto. L’Ebola non può essere il dodicesimo giocatore, ma nemmeno la scusa per piangere addosso. Bassetti ha ragione, ma forse dovrebbe ricordare che il vero problema non è il ripescaggio, ma una nazionale che non sa più vincere. L’epidemia, intanto, è “molto più grande di quello che si sta vedendo”, dice lui. Chissà se qualcuno, tra un gol e l’altro, ci farà caso.
Trump, l’uranio e il triangolo con Putin: la guerra fredda dei talk show
Il presidente americano vuole i quattrocento chili di uranio iraniano arricchito al sessanta per cento. Dice che lo prenderà anche se non gli serve. Lo distruggerà, forse. Intanto, la Guida suprema iraniana ordina che l’uranio resti in patria. E Putin si offre come mediatore, proponendo di stoccarlo in Russia. Un triangolo delle Bermuda nucleari in cui nessuno si fida di nessuno, ma tutti parlano con i media. Trump concede all’Iran “qualche giorno” per rispondere. L’Iran si prepara alla guerra. Israele vigila. E il mondo aspetta il prossimo tweet. La diplomazia, si sa, è l’arte di ripetere le stesse minacce con parole diverse. Il tempo passa, l’uranio resta lì, e i cittadini di Teheran e Washington continuano a pagare il conto.
Frattasi si dimette dalla cybersicurezza: un silenzio assordante
Bruno Frattasi, prefetto e direttore dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, ha lasciato l’incarico. Nessuna spiegazione ufficiale, nessuna polemica, solo un’uscita di scena in punta di piedi. Al suo posto, si mormora, arriverà Andrea Quacivi, ex amministratore delegato di Sogei. La cybersicurezza è un tema caldo, in un’epoca in cui gli attacchi informatici moltiplicano e i dati dei cittadini viaggiano come merce. Ma Frattasi se ne va e nessuno si interroga. Forse perché la sicurezza informatica non fa notizia quanto un party di Mick Jagger. Forse perché i virus digitali, a differenza di quelli reali, non uccidono in diretta tv. Peccato. Perché il silenzio, in questo caso, è più pericoloso di un’epidemia.
Stromboli, il sindaco che ferma il rock: Jagger zittito, le Eolie si scusano
Mick Jagger, Dakota Johnson, Isabella Rossellini, Saoirse Ronan. Un cast da Oscar sul set di Alice Rohrwacher, a Stromboli, per festeggiare la fine delle riprese. Il sindaco di Lipari, però, ha un’ordinanza: niente musica il mercoledì. Arrivano i carabinieri, la festa si interrompe. Le rockstar, signorili, obbediscono. Ma la Pro Loco e le imprese locali insorgono: “Un’occasione persa per valorizzare l’isola”. E invitano Jagger a tornare, da ospite d’onore. Il sindaco avrebbe potuto accogliere le star, stringere loro la mano, sfruttare la visibilità internazionale. Invece ha preferito far rispettare un divieto comunale. La burocrazia, anche davanti al successo dei Rolling Stones, vince sempre. Peccato che il buonsenso, stavolta, abbia perso a mani basse.
Crans-Montana, l’incendio del Vieux Chalet torna a bruciare nei tribunali
La procura svizzera indaga su un incendio divampato nel 2024 al Vieux Chalet, locale dei coniugi Moretti, gli stessi del Constellation dove morirono quarantuno persone a Capodanno. Allora il caso fu archiviato come “guasto tecnico”. Ora emergono sospetti di frode assicurativa, documenti falsi, operazioni opache. I Moretti, già sotto i riflettori per la tragedia di Capodanno, tornano nell’occhio del ciclone. L’avvocato di Jacques Moretti parla di “indagini inutili”. Ma la giustizia, a volte, fa il suo corso lento e inesorabile. Intanto, i parenti delle vittime aspettano verità che forse non arriveranno mai. E il fuoco, quello vero, continua a bruciare sotto la cenere.
Oggi, cari lettori, abbiamo assistito all’ennesimo spettacolo dell’assurdo. Un infettivologo che si occupa di mondiali, un presidente che gioca ad arricchirsi, un capo della cybersicurezza che si dilegua nel nulla, un sindaco che zittisce le rockstar, e un incendio che non vuole smettere di bruciare. RVSCB non si stanca di guardare. Ma voi dovreste stancarvi di subire. Spegnete i notiziari, accendete la coscienza. È l’unico filtro che funziona ancora.
RVSCB – Archivio delle Scomode Verità, 22 maggio 2026
“Non mi interessa essere amato. Mi interessa essere letto dopo che mi avranno odiato.”





















