Terakraft è una realtà che ripensa in modo radicale il rapporto tra infrastruttura digitale, risorse naturali e sviluppo dell’intelligenza artificiale. In un momento storico in cui la crescita dell’AI impone nuove domande su consumi energetici, impatto ambientale e sovranità tecnologica, l’azienda propone un modello alternativo: trasformare energia rinnovabile e acqua in una base infrastrutturale efficiente, circolare e responsabile. Con il paradigma Water-to-Token, Terakraft non si limita a costruire data center, ma immagina una nuova generazione di AI Factory capaci di coniugare innovazione, territorio e sostenibilità concreta.
In che modo Terakraft, attraverso il modello Water-to-Token, propone un’infrastruttura per l’intelligenza artificiale più sostenibile, superando la logica estrattiva tradizionale e puntando su un uso responsabile di energia e acqua?
Il modello Water-to-Token è molto più di uno slogan: rappresenta la sintesi di un nuovo paradigma di efficienza e sostenibilità, concepito per trasformare direttamente l’energia potenziale della natura in valore digitale. Terakraft supera in modo radicale la logica estrattiva tipica dei data center tradizionali — che prelevano massicciamente energia dalle reti nazionali e consumano ingenti quantità di acqua per dissipare il calore — creando invece una filiera integrata, circolare e a chilometro zero.
Il processo si basa su una sinergia ingegneristica precisa: l’acqua proveniente da un bacino in alta quota viene utilizzata per azionare una turbina idroelettrica, generando l’energia 100% rinnovabile necessaria ad alimentare i server. La stessa acqua, all’interno della medesima infrastruttura, viene poi impiegata per alimentare il sistema di raffreddamento a liquido in circuito chiuso, garantendo le temperature ottimali per i processori. Questo ecosistema autosufficiente consente a Terakraft di utilizzare energia pulita e risorse naturali in modo pienamente responsabile, abbattendo l’impatto ambientale e generando un’infrastruttura di calcolo con performance ed efficienza ai massimi livelli di mercato.
Quali sono, per Terakraft, le principali sfide tecniche e operative nella riconversione di una centrale idroelettrica dismessa in una AI Factory efficiente e sostenibile, soprattutto rispetto al raffreddamento ad acqua in circuito chiuso?
La sfida principale risiede nella radicale diversità dell’approccio Terakraft rispetto agli standard industriali. L’attuale mercato dei data center privilegia soluzioni standardizzate e prefabbricate, progettate per installazioni greenfield, cioè su lotti di terra vergine. Anche quando si opera in contesti brownfield, su siti industriali preesistenti, la prassi comune è spesso quella di demolire e ricostruire da zero, applicando moduli preconfezionati.
Terakraft ha scelto invece la via del recupero archeologico-industriale e dell’integrazione profonda con il territorio. Questo comporta un lavoro di vera e propria ingegneria sartoriale, costruita attorno all’esistente, che richiede di valorizzare i punti di forza strutturali del sito e colmare le carenze tecnologiche con soluzioni su misura.
A livello operativo, l’integrazione del circuito chiuso di raffreddamento ha posto l’azienda di fronte a condizioni climatiche e logistiche estreme. In Norvegia, ad esempio, i lavori sono stati svolti a -18°C durante l’inverno, scavando terreni ghiacciati e gettando cemento a temperature critiche. Inoltre, trovandosi in aree remote, la sfida è stata anche sociale e formativa: sviluppare competenze tecnologiche avanzate direttamente in loco, coinvolgendo maestranze locali prive di precedente esperienza nel settore e accompagnandole verso professionalità legate alla transizione digitale.
Come dimostra concretamente Terakraft che un sistema basato su energia rinnovabile e raffreddamento ad acqua naturale in circuito chiuso riduce davvero l’impatto ambientale, evitando sprechi idrici tipicamente associati ai data center?
Per comprendere la reale portata dell’impatto di Terakraft, è essenziale osservare lo stato dell’arte del settore. Oggi, circa il 90% delle richieste inviate ai grandi modelli di intelligenza artificiale viene elaborato negli Stati Uniti, dove lo sviluppo dei mega data center avviene spesso in prossimità dei grandi gasdotti, come in Texas. L’approccio dominante consiste nella costruzione di centrali a gas dedicate all’alimentazione dei server, con un conseguente aumento delle emissioni di gas serra.
A questo si aggiunge la criticità del raffreddamento. I sistemi di condizionamento tradizionali possono consumare fino al 30% del fabbisogno elettrico dei server. Per ridurre questi consumi, l’industria ricorre diffusamente al raffreddamento adiabatico, che consiste nel nebulizzare acqua nell’aria esterna per abbassarne la temperatura. Tuttavia, questa pratica comporta consumi idrici esorbitanti e insostenibili, spesso proprio in aree geografiche soggette a siccità. Il problema si aggrava ulteriormente nella fase di generazione elettrica, poiché anche le centrali a gas a ciclo combinato richiedono intensi sistemi di raffreddamento evaporativo.
In netta controtendenza, il modello Water-to-Token di Terakraft azzera queste inefficienze grazie a un sistema a liquido in circuito chiuso, integrato direttamente con l’acqua fredda del lago montano. Questo si traduce in tre risultati misurabili:
1. abbattimento dei consumi energetici per il raffreddamento a meno del 5% dell’elettricità totale;
2. azzeramento delle emissioni per la generazione elettrica, in quanto interamente idroelettrica;
3. consumo idrico netto pari a zero, perché l’intera portata d’acqua utilizzata per assorbire il calore dei server non evapora nell’atmosfera, ma viene restituita al bacino d’origine.

Quali strumenti intende attivare Terakraft per coinvolgere realmente comunità locali e partner regionali, affinché la sostenibilità e la sovranità digitale europea producano benefici concreti e condivisi sul territorio?
Una criticità ricorrente nei grandi progetti infrastrutturali è l’approccio logistico “predatorio”: grandi general contractor internazionali arrivano, allestiscono strutture temporanee per il proprio personale, completano i lavori e poi lasciano il territorio senza generare un vero indotto economico locale. Terakraft ha deciso di ribaltare questo paradigma agendo su due fronti principali.
In fase di costruzione, l’azienda ha scelto di frammentare strategicamente i contratti d’appalto. Questo modello, definito a misura di territorio, ha permesso alle piccole e medie imprese locali di partecipare alle gare lavorando all’interno del proprio perimetro di competenza. L’impatto sul tessuto economico è stato rilevante: durante le operazioni di cantiere, questo approccio ha contribuito concretamente a sostenere aziende locali, consentendo loro di riacquistare mezzi operativi e acquisire nuove commesse.
In fase operativa, gestire un’infrastruttura AI richiede competenze rare soprattutto nelle aree rurali. La strategia di Terakraft consiste quindi nel portare sul sito figure senior con il mandato di affiancare e formare tecnici, elettricisti e idraulici locali, garantendo un reale trasferimento di know-how. In prospettiva, l’azienda sta inoltre strutturando percorsi formativi in collaborazione con istituti tecnici locali, con l’obiettivo di creare la figura professionale dell’Operatore Data Center: un esperto capace di gestire l’infrastruttura nella sua interezza, dall’IT all’elettrico e al raffreddamento, anche attraverso periodi di tirocinio direttamente nei siti operativi.
Se Terakraft volesse replicare questo modello in altre aree d’Europa, quali condizioni energetiche, territoriali e politiche sarebbero indispensabili per garantirne la scalabilità, senza compromettere la sostenibilità e l’equilibrio nell’uso delle risorse idriche?
Il tema della scalabilità rappresenta il cuore della filosofia di Terakraft, che si posiziona in modo dichiaratamente contrarian rispetto ai dogmi del mercato. Se scalare significa standardizzare, applicando un modulo tecnologico statico su innumerevoli lotti di terra libera, allora Terakraft sceglie deliberatamente una strada diversa. Standardizzare significherebbe omologarsi ai modelli esistenti, trasformando le peculiarità naturali e strutturali di un territorio da risorsa preziosa a semplice ostacolo.
L’approccio ingegneristico dell’azienda si basa invece sulla creatività e sul profondo adattamento al sito esistente. È vero che questo modello non consente un’espansione iper-rapida come quella perseguita da alcuni competitor, che spesso hanno sacrificato gli impegni di sostenibilità pur di accelerare la corsa all’AI. Tuttavia, questa apparente lentezza strutturale viene compensata da tre fattori competitivi.
Il primo è un iter autorizzativo più agevole: una soluzione infrastrutturale sovrana, rigenerativa, circolare e con impatto positivo reale viene accolta con maggiore favore da comunità e istituzioni, spesso con minori attriti nelle tempistiche di approvazione. Il secondo è la velocità di cantiere: riconvertire e riutilizzare infrastrutture preesistenti può accelerare sensibilmente i tempi di costruzione rispetto a una nuova edificazione. Il terzo riguarda quella che Terakraft definisce l’illusione dei megawatt: la corsa globale all’accaparramento di enormi capacità energetiche sulle reti nazionali rischia di essere smentita dall’evoluzione stessa dell’industria AI, che potrebbe rendere modelli e hardware molto più efficienti in tempi relativamente brevi. Terakraft punta quindi su efficienza e sostenibilità immediata, evitando di costruire grandi infrastrutture energetiche basate su proiezioni che potrebbero presto risultare obsolete.


















