ROMA – Non soltanto analizzare l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale al giornalismo, ma illustrare concretamente cosa accade quando gli algoritmi entrano nei processi di elaborazione di una notizia.
È stato questo il fulcro della presentazione di PiQu – Il Plurale Quotidiano, svoltasi il 23 settembre al GAMM – Game Museum di Roma, nell’ambito della Rome Future Week, manifestazione dedicata all’innovazione e alle tecnologie emergenti. Al centro dell’appuntamento una questione sempre più rilevante per il settore dell’informazione: l’IA prenderà il posto del giornalista oppure potrà diventare uno strumento in grado di potenziarne le capacità?
Da questo interrogativo ha preso forma “L’Inchiostro e l’Algoritmo: il giornalismo alla prova dell’IA”, il confronto che ha riunito giornalisti e professionisti dell’informazione per esaminare i cambiamenti in corso.
Il giornalismo di fronte all’IA
A condurre l’incontro è stata la giornalista Silvia Roberto, che ha coordinato una discussione sul rapporto tra giornalismo e Intelligenza Artificiale nelle sue dimensioni professionali, culturali ed etiche.
Adolfo Spezzaferro, direttore de L’Identità, prendendo spunto dalle riflessioni di Papa Leone XIV, ha esaminato il possibile incontro tra intelligenza umana e Intelligenza Artificiale, soffermandosi sul delicato equilibrio tra progresso tecnologico, centralità della persona, sensibilità e capacità critica.
Edoardo Sirignano, giornalista de Il Tempo, ha analizzato la competizione tra le nuove modalità di informazione digitale e la stampa tradizionale, all’interno di un mercato nel quale tecnologia, rapidità e mutate abitudini dei lettori stanno ridefinendo modelli consolidati.
Annalisa Colavito, giornalista di European Affairs, ha approfondito il tema della possibile sostituzione dell’uomo con l’IA e le ripercussioni sul futuro delle professioni e della formazione. Alcune competenze potranno trasformarsi e determinati incarichi potranno essere automatizzati, mentre emergeranno nuove figure professionali, senza tuttavia eliminare completamente il contributo umano.
Camille Chenaux, politologa e opinionista del Corriere del Ticino, ha trasferito il dibattito nell’ambito sportivo, anche alla luce della propria esperienza di atleta, soffermandosi sulle modalità con cui raccontare lo sport nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale, tra analisi dei dati, automazione e valore dell’interpretazione giornalistica.
Lelio Antonio Deganutti, web reporter(W.r.e.p.), ha collegato giornalismo, IA e fede, ponendo una questione essenziale sul piano della responsabilità: chi risponde direttamente davanti al lettore? Una domanda che richiama il rapporto fiduciario tra chi realizza l’informazione e chi la utilizza.
Di carattere filosofico il contributo di Erika Eramo, che ha evidenziato come, in un periodo nel quale strumenti come ChatGPT sono in grado di offrire risposte immediate, diventi ancora più importante saper costruire interrogativi adeguati. Il punto d’incontro tra filosofo e giornalista è quindi nella ricerca della verità, nell’importanza della domanda, nella pratica del dubbio e nella capacità di interpretare la realtà contemporanea.
Alla discussione hanno preso parte anche Dundar Kesapli, presidente dell’Associazione Giornalisti del Mediterraneo, la giornalista russa Yulia Bazarova e Maria Luisa Cocozza, giornalista e inviata del TG5.
Kesapli ha esaminato l’attività giornalistica nel panorama internazionale e il rapporto con l’Intelligenza Artificiale. Bazarova ha messo a confronto il giornalismo europeo e quello russo, evidenziando l’importanza della supervisione umana sull’IA e del fattore emotivo nell’interpretazione di avvenimenti e contesti. Cocozza ha invece posto l’accento sui possibili effetti di un ricorso eccessivo all’IA sulla preparazione e sulla professionalità delle nuove generazioni di giornalisti.
Dal dibattito è emersa una prospettiva diversificata, nella quale l’Intelligenza Artificiale è stata considerata contemporaneamente come opportunità, ausilio professionale, fattore di cambiamento e potenziale elemento di criticità per il mestiere giornalistico.
L’IA entra nella redazione
Dalla riflessione teorica si è passati alla dimostrazione pratica quando l’editore Andrea Stranieri ha accompagnato il pubblico all’interno della redazione tecnologica di PiQu.
Attraverso un video dimostrativo, Stranieri ha illustrato il funzionamento del sistema e le modalità con cui l’IA viene impiegata nella realizzazione di una notizia: dalla raccolta, analisi e catalogazione delle informazioni alla gestione dei dati e dei flussi che conducono alla preparazione del contenuto editoriale.
Un vero “dietro le quinte della notizia” che ha permesso di affrontare concretamente una questione fondamentale: non soltanto se l’IA sostituirà i giornalisti, ma in che modo ne modificherà le attività quando questi strumenti diventeranno parte integrante delle redazioni.
PiQu e il modello della redazione aumentata
È in questo scenario che si inserisce il progetto presentato alla Rome Future Week: integrare l’Intelligenza Artificiale come supporto al lavoro giornalistico, sfruttandone le potenzialità per accelerare determinate operazioni, ordinare grandi volumi di informazioni e agevolare i processi editoriali.
A illustrarne impostazione e prospettive sono stati il direttore editoriale Gianluca Cerasola e l’editore Andrea Stranieri.
PiQu introduce il concetto di redazione aumentata, nella quale competenze umane e strumenti algoritmici collaborano all’interno del medesimo processo produttivo, conservando ruoli e responsabilità ben definiti.
L’IA può rendere più agili la gestione dei dati e l’organizzazione dei flussi operativi; al giornalista rimangono la verifica delle fonti, l’analisi del contesto, l’interpretazione dei fatti e la responsabilità editoriale.
Verso il futuro dell’informazione
L’incontro al GAMM si è trasformato così in un’occasione di riflessione sulle prospettive della professione giornalistica.
L’Intelligenza Artificiale è ormai parte del panorama informativo. Il tema non riguarda più esclusivamente la possibilità di utilizzarla, ma le modalità con cui farlo, le regole da adottare, le responsabilità da mantenere e il ruolo che il giornalista sarà chiamato a svolgere.
È questa la prospettiva emersa da “L’Inchiostro e l’Algoritmo: il giornalismo alla prova dell’IA”: da un lato l’inchiostro, espressione della storia e della responsabilità dell’informazione; dall’altro l’algoritmo, capace di modificarne strumenti, ritmi e procedure.
Nel mezzo resta il giornalista, chiamato a utilizzare le nuove tecnologie senza perdere il controllo sulle scelte editoriali e su ciò che costituisce il nucleo della professione: verifica, interpretazione, responsabilità e rapporto con il lettore.
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