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Il significato semantico di un quadro di André Derain

Un'analisi motivazionale del pittore che lo pone in una relazione ideologica con il politico Roosvelt

Massimiliano De Stefano by Massimiliano De Stefano
5 Agosto 2020
in Attualità, Editoriale
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Il significato semantico di un quadro di André Derain
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“Le belve”

Sono stati pubblicati alcuni articoli con i relativi commenti sul ritrovamento di un quadro del pittore francese André Derain, uno dei caposcuola della tecnica delle “fauves” ossia delle “belve”, così come sono stati tacciati pittori di questo stile nato alla fine del XIX secolo, per la violenza cromatica dei colori usati in modo quasi casuale, sia nei ritratti delle persone che nei paesaggi delle loro opere. André Derain era stato uno dei promotori
di questa tendenza artistica insieme ai colleghi Matisse, Vincent van Gogh, Henri Manguin, Maurice de Vlaminck, Charles Camoin ed altri ancora.

Questi pittori, attraverso una sorta di protesta nei confronti della società adagiata sul vecchio stile, intesero esprimere con la loro intolleranza alla quiete, un incitamento al cambiamento: cambiamento di stile; cambiamento di valori; cambiamento di vita rivolto alla società conservatrice della tradizione del secolo precedente.
Anche i quadri di Derain nell’arco di tempo in cui il “fauvismo” è posto all’attenzione della società, sono stati caratterizzati da precisi tratti figurativi, apparentemente frettolosi e alquanto stilizzati, talvolta anche semplici ma mai semplicistici rispetto alla realtà delle figure rappresentate. Le inconfondibili zone cromatiche nello stile di Derain, acquistano però significato e vigore in luogo delle sfumature delle linee ornate, caratteristiche di volti
e corpo delle persone ritratte nello stile classico.

Gli inconfondibili tratti

Molto è stato detto negli articoli precedenti attraverso un’analisi semiotica comparativa tra il quadro in questione ed altri ritratti di personaggi eseguiti dallo stesso autore, nei quali sono state indicate tratto per tratto, le analogie di stile di colore e di forma tra le varie opere. La comparazione con il dipinto in questione è stata sorprendente per il numero dei riferimenti che hanno delineato l’inconfondibile mano pittorica dello stesso Derain.

Tra i commenti di approvazione delle conclusioni a cui l’ analisi semiotica comparativa è pervenuta, sono stati sollevati dubbi non sullo stile ma sull’effettiva autenticità del quadro per il fatto che mancando la firma dell’pera, non poteva essere attribuita per la congruenza dei tratti, sic et simpliciter, alla creatività di Derain.
Vale quindi la pena di approfondire questo aspetto e le varie sfaccettature del quadro, meritevoli di ulteriori precisazioni.

L’acquisto fortuito

La prima è che per definizione, la firma non può esserci in quanto tutto ciò che è stato detto è proprio per il fatto che l’opera non firmata è stata ritrovata tale e quale al momento dell’acquisto. L’ acquisto è avvenuto in Inghilterra a metà del secolo scorso in un mercato di Londra probabilmente per la singolarità dei segni cromatici del fauvismo che da parte del venditore e dell’acquirente, rimarcavano soltanto la stravaganza cromatica di irreale aderenza alle forme classiche di un ritratto.
In secondo luogo, in forza o meglio dire in debolezza della scarsa conoscenza pittorica dello stile delle “fauves”, l’acquirente non è andato oltre la conoscenza artistica della sua immediata sensazione di folclore pittorico, soprattutto nei colori del volto.
Malgrado la dedica sul retro del quadro al Presidente americano Roosevelt, con una frase di un suo stesso discorso riabilitativo di qualsiasi forma di progresso, questa dedica non è stata ricollegata dall’ acquirente del quadro al fermento storico della recente entrata in guerra. Fu infatti con la riabilitazione del progresso artistico fino allora considerato futile e marginale che in America iniziò l’ acquisto per i musei di ogni genere di arte. Fu questa geniale idea di Roosevelt per creare subito da niente, un notevole valore di mercato attraverso la veloce circolazione di moneta pubblica e privata per gli impellenti investimenti di guerra.

La dedica

La delega a Roosevelt apposta nel retro del ritratto è un estratto del messaggio al Congresso USA del 6 gennaio 1942.
“Noi lottiamo per la sicurezza e per il progresso e per la pace, non soltanto per la nostra ma per quella di tutti gli uomini, non per una generazione ma per tutte le generazioni”.
Questa dedica esprime il grande consenso di Derain per la riabilitazione che il Presidente USA di cui era un ammiratore, seppe dare al progresso con il riconoscimento di ogni tipo di estro creativo, tra cui quello delle “fauves” ritenuto fino allora dalla critica, un arcaismo ormai esaurito. Da ciò si evince che il quadro incompiuto, sia stato interrotto nell’aprile del 1945 nell’imminenza della vittoria USA, a causa della inaspettata morte del Presidente a cui Derain gli dedicava il ritratto probabilmente per consegnarglielo, proprio nello stile riabilitato dallo stesso Roosevelt.
Dunque l’intenzione dell’acquirente del quadro è stata solo quella di entrare in possesso del dipinto in funzione della piacevole stravaganza pittorica e non invece per un atto speculativo mai avvenuto, inteso a presentare sul mercato d’ arte il dipinto a fine di lucro. Infatti solo qualche anno fa è stata convalidata con un’analisi approfondita, l’intuizione durante una cena in un appartamento della Roma romantica, che uno dei quadri visitati in soffitta fosse proprio quello di cui si sta parlando adesso.

Conclusione

Per queste ragioni e per altre ancora che sembra inutile aggiungere, si ritiene che il ritratto del Presidente Roosevelt non sia affatto un’imitazione, ma un’opera importante di André Derain; opera realizzata nel corso degli anni ‘40 con il vecchio stile delle “belve” inizialmente incompreso, ma che il Presidente Roosevelt dette ragione e dignità artistica con il proclama che la stessa dedica riporta.

 

Massimiliano De Stefano

Tags: Italia
Massimiliano De Stefano

Massimiliano De Stefano

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