Papa Leone XIV è stato chiaro «La famiglia è unione stabile tra uomo e donna.» Verità talmente inoffuscabile, nella sua naturalezza e secolarità, da renderne persino tedioso il tentativo di difesa. Senza voler tirare il pontefice per la talare e indirizzarlo nell’ala conservatrice – come spesso la Sinistra ha zelantemente fatto con i suoi parlamentari, le sue penne e i suoi commentatori impegnati, già dall’elezione, tra i progressisti,- non si può non evidenziare come Sua Santità abbia semplicemente espresso un netto ritorno ai canoni tradizionali, a partire dai più fondamentali concetti socio-cristiani.
Stamani infatti, nel corso dell’incontro con il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, il Papa ha pronunciato un discorso fondato su tre parole chiave: Pace, Giustizia e Verità.
Per la prima ha fatto riferimento ai ripetitivi sbagli dell’uomo, il quale, spesso incline all’orgoglio e alla competizione, costruisce contrasti che si riverberano poi nell’intera società. Leone XIV crede infatti che il rametto di ulivo sulla collettività debba esser posto a partir dall’umanità individuale: «…l’esperienza religiosa è una dimensione fondamentale della persona umana, tralasciando la quale è difficile, se non impossibile, compiere quella purificazione del cuore necessaria per costruire relazioni di pace». Senza il trascendente è impossibile quindi immaginare una pace stagnante, come non è pensabile la sua fattuale realizzazione senza un vero stop alle armi: «nessuna pace è possibile senza un vero disarmo e l’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo”. Un’onta per tutti i guerrafondai da strapazzo che quotidianamente incalzano l’opinione pubblica ad accettare il riarmo europeo, cosi come l’estrema difesa dell’Ucraina, senza pensare al pericolo di una corsa agli armamenti e alle migliaia di vite già falcidiate.
Cosa dovrebbe dire un pontefice se non questo? Non mi sembra di aver mai sentito un esponente della Destra tacciare come progressista e mondialista un papa perché, fedele al suo pensiero cristiano, esprime chiaramente di non armarsi e di scongiurare qualsiasi conflitto. Tuttavia, saranno già pronti titoletti e trafiletti di certa élite informativa come “passatista”, “estremista conservatore”, “pappagallo di Ratzinger” rivolti al Santo Padre, per la posizione tradizionale che esprime sulla seconda parole chiave: la giustizia. Leone XIV infatti ha dichiarato: «Perseguire la pace esige di praticare la giustizia. Occorre peraltro adoperarsi per porre rimedio alle disparità globali, che vedono opulenza e indigenza tracciare solchi profondi tra continenti, Paesi e anche all’interno di singole società. È compito di chi ha responsabilità di governo adoperarsi per costruire società civili armoniche e pacificate. Ciò può essere fatto anzitutto investendo sulla famiglia, fondata sull’unione
stabile tra uomo e donna, società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società.» Alla giustizia il Papa fa riferimento con l’invito a diminuire le disparità sociali e globali, con l’augurio che l’eliminazione di tale discrepanza possa portare ad una pacificazione collettiva e internazionale. Perché non si ha pace senza giustizia, e non c’è giustizia se persiste la discriminazione. E alla base di tutto questo (che si preparino gli odiatori rossi), il Vescovo di Roma pone il potenziamento della famiglia, che indica tale come “vera” quando formata dai due sessi opposti, millenaria, autentica e precedente ad ogni altra emulazione, che, seppur pregna di intenti virtuosi, non collima con il creato.
Vi sembra un papa fascista o filonazista questo? No è semplicemente il massimo rappresentante del Cristianesimo, il quale enunciando alcuni principi base del credo e della natura, tenta di re-instradare sul tratto canonico il principio cristico che Bergoglio aveva forse dimenticato per piacere ad ogni massa.
Per la parola Verità il Papa si sofferma invece sul mondo virtuale, sul suo canone fittizio, enormemente utile quanto pericoloso e deviante se mal gestito: «La verità però non è mai disgiunta dalla carità, che alla radice ha sempre la preoccupazione per la vita e il bene di ogni uomo e donna. D’altronde, nella prospettiva cristiana, la
verità non è l’affermazione di principi astratti e disincarnati, ma l’incontro con la persona stessa di Cristo, che vive nella comunità dei credenti. Così la verità non ci allontana, anzi ci consente di affrontare con miglior vigore le sfide del nostro tempo, come le migrazioni, l’uso etico dell’intelligenza artificiale e la salvaguardia della nostra amata Terra».Migranti, attenzione a chi cerca una vita migliore, strizzata ambientalista, parrebbero temi tanto cari alla Sinistra. Se ne dimenticheranno domani nei loro editoriali quando punteranno il dito sulla famiglia tradizionale? Sarà un bel giorno quando capiranno che il Papa fa semplicemente il Papa; e Prevost, iniziando il suo pontificato con l’appello alla pace, alla tutela dei migranti, al senso green, ai temi insomma tanto cari agli antifascisti di professione, lascia intendere che sulla famiglia tradizionale la sua chiesa non scende a compromessi. Perché, come insegnava Papa Benedetto XVI, la Chiesa deve rimanere coerente pur rimanendo con gli stessi fedeli, senza snaturarsi per essere acclarata da masse che in fondo non ne desiderano che la disgregazione.



















