L’ITALIA RISCOPRE IL WHISKY TRA CULTURA, ICONA E TRADIZIONE
L’Italia si sa, è la patria del vino. Assieme ai nostri cugini d’Oltralpe, ogni anno meritiamo elogi per qualità e commercializzazione. Tuttavia, negli ultimi anni gli italiani hanno ricominciato ad apprezzare il distillato più noto al mondo: il Whisky.
Divenuto un simbolo culturale anche tra i suoi storici fruitori come Winston Churchill, noto per assumerlo già dalla colazione; il poeta della notte Bukowski, inquieto spirito lirico che dipingeva il distillato come fedele compagno di ispirazione; senza dimenticare scrittori come Raymond Chandler, William Faulkner e musicisti come Frank Sinatra che ne fecero simbolo del proprio sregolato stile di vita. E per tornare dalle nostre parti, come dimenticare Fabrizio De André talmente amante dello scotch da citarlo in brani e costituirne accessorio imprescindibile sotto la giacca.
STORIA E CARATTERISTICHE: DAI MONACI CELTICI AL MERCATO GLOBALE
Ma cos’è esattamente? Il whisky (o whiskey) è una bevanda alcolica ottenuta dalla distillazione di cereali fermentati (come orzo, mais, segale e grano) e invecchiata in botti di legno. La sua gradazione alcolica varia di solito tra il 40% e il 50%.
È celebre per il suo aroma complesso, il sapore caldo e la capacità di raccontare attraverso ogni sorso la storia e la cultura del territorio in cui viene prodotto. Le sue origini risalgono al Medioevo, con i primi esperimenti di distillazione da parte dei monaci celtici in Irlanda e Scozia. Il nome deriva dal gaelico “uisge beatha” che significa “acqua della vita”.
Da qui, il whisky si è sviluppato soprattutto in Scozia e Irlanda, due paesi storicamente legati alla bevanda. Col tempo, la produzione si è però diffusa anche negli Stati Uniti (dove nasce il bourbon, più dolce e vanigliato, caratterizzato dal mais per il 51 %), in Canada (dove si producono distillati più morbidi e ideali per i miscelati), e in Giappone (dove si reputa essenziale il bilanciamento dei sapori), diventando una delle bevande più amate e simboliche a livello globale.
SCOZIA, CONSUMI MONDIALI E GIORNATA INTERNAZIONALE
La patria per eccellenza però è la fiera Scozia. Il suo scotch whisky si divide in “single malt” (se prodotto con un solo malto d’orzo e in un’unica distilleria) e “blended” (quando è frutto di miscele di malti provenienti da diversi impianti di distillazione, o di vari cereali).
Ciononostante, la loro produzione di base è la medesima: i chicchi di orzo vengono messi in acqua per farli germinare. Durante la germinazione il cereale produce enzimi che trasformano l’amido in zucchero fermentabile. Il processo viene poi arrestato asciugando i chicchi, mediante aria calda, o come nel caso dello scotch col fumo di torba (combustibile naturale formato da residui di piante e muschi proveniente da zone umide) ideale per donare al distillato quel distinguibile tocco di affumicato.
Le varie regioni della patria delle brughiere producono diverse varietà di Scotch: il dolce e fruttato “Speyside” (nord-est della Scozia, lungo la valle del fiume Spey), il salmastro e torbato “Islay” (proveniente dalla ventosa isola omonima situata a sud-ovest nel Mar d’Irlanda), il delicato e fresco “Lowlands” (prodotti nel sud, ai confini con l’Inghilterra) e il noto e variegato “Highlands” (dalla famosa regione montuosa).
Per quanto concerne i consumi, secondo i dati recenti di mercato il 40 % degli alcolici consumati a livello globale sono whisky o varianti simili. Gli Stati Uniti si ergono come primo consumatore mondiale, seguiti da India, Regno Unito e Germania. In Italia, dopo un calo di consumo tra gli anni ’70 e i primi anni 2000, vi è forte crescita soprattutto nelle fasce di età 30-50 anni. Spicca inoltre la percentuale di apprezzatrici: la quota rosa di bevitrici si attesta attorno al 30 % del totale globale.
I numeri sono come sempre indicativi, soprattutto quando un mercato del genere è valutato circa 30 miliardi l’anno con una crescita del 5 %. Inoltre, la guerra economica dei dazi tra USA e il resto del mondo ha visto coinvolgere anche la bevanda alcolica in questione. Trump ha diminuito agli amici britannici al 10 % di dazio tutti i beni importati dal Regno Unito. L’Europa invece, non ha deciso di includere il Bourbon nella lista dei prodotti soggetti a tassazione commerciale in risposta alle mosse del Presidente americano.
Comunque, bando all’Economia e occhio all’evento. Oggi infatti, si celebra la giornata mondiale del Whisky, istituita nel 2011 da Blair Bowman, oggi noto broker nel campo dei distillati rari per privati e aziende. L’evento nato per promuovere la bevanda in tutto il mondo in modo inclusivo e conviviale, si esprime in degustazioni guidate, tour e racconti del distillato dalle origini alle nuove tecniche di produzione.
Dai monasteri medievali alle cantine hi-tech del XXI secolo, il whisky continua a essere una bevanda che unisce mondi diversi, tra tradizione, identità e innovazione. E oggi più che mai, merita un brindisi. Come si direbbe in gaelico “Slàinte!”.


















