Roma, luglio 2025.
Cinque euro. È quanto è stato chiesto in un bar di via della Conciliazione, proprio a due passi dalla Basilica di San Pietro, per una semplice bottiglietta di tè freddo industriale. Una cifra sproporzionata, che non trova alcuna giustificazione né nei costi di gestione, né nel servizio, né tantomeno nel prodotto offerto.
Parliamo di una delle vie più celebri del mondo, attraversata ogni giorno da pellegrini, famiglie, turisti e romani. Una via che dovrebbe incarnare il senso dell’accoglienza cristiana e italiana, e che invece oggi diventa simbolo di speculazione commerciale e silenzioso sfruttamento della sete altrui.
Un’umiliazione per chi lavora onestamente
In questo contesto, i bar e ristoranti onesti, che mantengono prezzi accessibili e rispettano il cliente, risultano i primi a essere penalizzati da questa logica predatoria. Chi gonfia i prezzi non fa onore alla città né alla categoria. E soprattutto non rappresenta il volto dell’Italia che vogliamo mostrare al mondo.
Se una bottiglietta di tè vale 5 euro, quale sarà il prossimo abuso “normale”?
La sete non può essere un privilegio
È inaccettabile che in piena emergenza climatica, in una delle estati più calde di sempre, il diritto di bere venga trasformato in privilegio da pagare a caro prezzo. Parliamo di una bevanda refrigerata da supermercato, che al dettaglio costa tra 0,70 e 1,20 euro. Rivenduta con un ricarico fino al 500%.
A chi ci governa chiediamo: è normale tutto questo? È tollerabile? È civile?
Appello alla Premier Meloni: è tempo di agire
Alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rivolgiamo un appello forte e chiaro:
introduca al più presto misure per calmierare i prezzi dei generi di prima necessità nei pubblici esercizi, almeno nei mesi più caldi e nelle aree turistiche.
Serve una legge che preveda:
Prezzi massimi per acqua e bevande base nei luoghi pubblici e di culto;
Listini ben visibili all’ingresso, multilingue e trasparenti;
Controlli serrati e multe per chi abusa della posizione turistica.
La dignità dell’Italia comincia dalle piccole cose
Non è solo questione di portafogli. È questione di dignità nazionale.
Non si può accettare che, nella città eterna, nella Capitale della cristianità e della cultura, ci si arricchisca sul bisogno elementare delle persone di dissetarsi.
Via della Conciliazione non può diventare via della speculazione.
E il Vaticano, simbolo di fede e misericordia, non può essere incorniciato da vetrine che vendono tè freddo come fosse oro liquido.


















