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Maschicidio di Gemona: donne assassine che ridicolizzano il DDL 577bis

L.M.B. by L.M.B.
6 Agosto 2025
in Editoriale
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Maschicidio di Gemona: donne assassine che ridicolizzano il DDL 577bis
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La barbarie consumata a Gemona del Friuli, dove Alessandro Venier è stato ucciso e smembrato dalla compagna e dalla madre, ha dell’incredibile. Non solo per la ferocia del gesto, ma perché sfida il dogma dominante che attribuisce la violenza solo agli uomini. Questo caso, come tanti altri (dalle aggressioni con acido alle false accuse, visionabili su www.lafionda.com e su https://violenza-donne.blogspot.com ), dimostra che donne e uomini possono essere sia vittime che carnefici. Eppure, lo Stato italiano continua a ignorare la violenza delle donne, considerandole solo vittime, finanziando solo centri anti-violenza per donne, approvando leggi discriminatorie e anticostituzionali come il DDL 577bis, e lasciando gli uomini scoperti da qualsiasi tutela.

Ma perché si insiste a negare la realtà? La risposta sta in un virus culturale profondo: l’analfabetismo psicologico.

Il vero motore della violenza non è il genere, ma l’incapacità di gestire le divergenze senza prevaricare. Chiamo questo fenomeno analfabetismo psicologico:

  • • che induce a Credere di possedere la “Verità Assoluta” (chi è convinto di conoscere il “modello giusto” discrimina chiunque diverga, considerandolo sbagliato o indegno);
  • che induce alla Gestione dicotomica delle divergenze (se si pensa in bianco/nero, la divergenza diventa una guerra dove uno deve vincere e l’altro soccombere);
  • che induce colui che si trova nel ruolo di Potere a prevaricare (chi è in posizione dominante, fisica, psicologica, economica, di ruolo, legale, impone la sua verità a chi è più debole/vulnerabile);
  • che crea VITTIME DI DEBOLICIDIO (le vittime di violenza sono legate da un medesimo filo rosso: essersi trovati in posizione di vulnerabilità/debolezza a divergere da qualcuno (uomo o donna che sia) il quale, affetto da Analfabetismo Psicologico, sarà incapace di rispettarlo e gli imporrà la “propria Verità” trasformando il dissenso in una condanna, se non otterrà conformazione).

Rientrano nel Debolicidio tutte le diverse “categorie” di vittime: femminicidio (subire violenza prevalentemente da uomini in quanto discriminate perché ritenute il sesso inferiore e di non valore rispetto a quello maschile), maschicidio (subire violenza da uomini e donne perché discriminati come esseri inutili e scomodi, fallaci), anzianicidio (subire violenza da uomini e donne badanti e familiari, in quanto discriminati perché vecchi, inutili e fastidiosi), infanticidio (subire violenza da uomini e donne in quanto discriminati perché esseri imperfetti, fastidiosi e inutili), omofobia (subire violenza da uomini e donne perché discriminati nell’orientamento sessuale), feticidio (subire violenza da donne in quanto discriminati perché vissuti come esseri di zero valore non degni di vivere), “animalicidio” (subire violenza da uomini e donne di qualsiasi età in quanto discriminati come esseri viventi di zero valore), matricidio e parricidio (subire violenza dai figli maschi e femmine, in quanto discriminati come genitori indegni di amore e rispetto), eccetera.

Nel Patriarcato il genere è un fatto contingente 
Per secoli indiscutibilmente in posizione di potere c‘è stato l’uomo che ha prevaricato e agito violenze su chiunque “divergesse” dal modello ritenuto giusto/verità: le donne, certo, ma anche milioni di uomini che intralciavano il suo volere.
Il problema non è mai stato il Genere ma la mentalità tossica (l’Analfabetismo Psicologico) di cui sono affetti uomini e donne. Oggi che le donne, rispetto a 100 anni fa, si sono evolute e disincagliate dalla sottomissione, è sotto gli occhi di tutti che quando vengono a trovarsi in posizione di potere (nella coppia, in famiglia, sul lavoro) prevaricano gli interlocutori in posizione di vulnerabilità, come hanno fatto per secoli prevalentemente gli uomini, replicando lo stesso schema discriminatorio che vogliono combattere.
Oggi assistiamo ad un doppio standard invertito, un pregiudizio culturale in cui gli uomini e donne continuano ad essere trattati diversamente nelle medesime situazioni, solo che la discriminazione è saltata da un polo ad un altro: oggi gli uomini vengono a trovarsi in posizione di Vulnerabilità e le Donne in posizione di potere. Un doppio standard reso evidente dalla vergognosa discriminante e anticostituzionale approvazione della Legge 577-bis sul femminicidio:

  • Se la vittima è donna: l’omicidio è considerato più con pene aggravate ,indignazione unanime, titoli a caratteri cubitali, mobilitazione politica.
  • Se la vittima è uomo: nessuna aggravante analoga, pur nella stessa crudeltà (come nel caso di Gemona); si tende a giustificare ricorrendo al “raptus”, allo “stress” o all’”eccezione”, il caso viene marginalizzato e spesso deriso (“Ma come, si è fatto picchiare da una donna?”).
  • Le denunce presentate da uomini hanno meno probabilità di essere investigate.
  • Le condanne per le donne violente sono statisticamente meno severe per gli stessi reati (es. aggressioni, false accuse). A proposito delle false accuse, ricerche recenti stimano che il 70-90% delle denunce di stalking e maltrattamenti di cui sono vittime uomini e padri separati, risultano fasulle.
  • Assenza di tutela per gli uomini vittime: In Italia i Centri Anti Violenza finanziati dallo Stato accettano solo donne e per le vittime di sesso maschile non esiste nulla.
  • Assenza di centri rieducativi per le donne violente: i centri per maltrattanti (CUAV, finanziati dallo Stato) accettano solo uomini, come se le donne fossero incapaci di violenza. A tal proposito l’Ass. A.Pro.S.I.R. ha fondato il CUDAV, il primo centro italiano che riabilita autori di violenza senza distinzioni di genere (www.centrorieducativopersonemaltrattanti.it ) che dal gennaio 2024 riabilita donne denunciate per maltrattamenti e violenza, ad ulteriore dimostrazione che il problema non è il sesso, ma la mancanza di strumenti per gestire i conflitti.

Finché continueremo a negare che la violenza è un problema di cultura che riguarda tutti i generi, tradiremo tutte le vittime, uomini e donne: solo un approccio inclusivo come quello che noi proponiamo, può spezzare il circolo dell’odio.

Antonella Baiocchi, Psicoterapeuta e esperta in criminologia, scrittrice

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Per ulteriori approfondimenti: www.aprosir.it e www.laviolenzanonhasesso.it

Antonella Baiocchi è autrice del libro “La violenza non ha sesso” (Alpes Editori, 2019) e “Abusi sui Minori: le devastanti conseguenze dell’Analfabetismo Psicologico e del mancato riconoscimento della Bidirezionalità della violenza” (Alpes Editori, 2025).

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L.M.B.

L.M.B.

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