Lo scorso fine settimana, lo scontrino emesso da uno stabilimento a Sabaudia recitava così: un ombrellone, due lettini, due caffè e un cornetto — 25 euro. Un prezzo più che onesto, che rende ancora più piacevole la giornata al mare, soprattutto se confrontato con la media regionale o nazionale.
Nei giorni scorsi, il tema del caro ombrelloni 2025 è tornato al centro del dibattito a seguito di un post dell’attore Alessandro Gassmann, che su Instagram ha polemizzato:
“Cari amici gestori di stabilimenti balneari. Leggo che la stagione non sta andando bene bene. Secondo voi perché? Forse avete esagerato un po’ con i prezzi e la situazione economica del paese spinge gli italiani a scegliere una spiaggia libera? Abbassate i prezzi, e le cose, forse, andranno meglio”.
Tornando allo scontrino sabaudiano, la sorpresa nasce dalla sua apparente economicità rispetto ad altre situazioni. Il costo è al di sotto della media nazionale e in netto contrasto con la bellezza del territorio. Sabaudia si affaccia a pochi passi dal Circeo, nel primo tratto della splendida Riviera di Ulisse, che da San Felice passa per Terracina, Sperlonga, Gaeta, fino al confine campano con Formia e Minturno. È un esempio di architettura razionalista, nata in epoca fascista, e assieme a Latina è tra le città più giovani d’Italia.
Pagare un prezzo calmierato per una giornata al mare, circondati da un paesaggio mozzafiato, acque limpide, servizi efficienti e borghi ricchi di fascino è senza dubbio un vantaggio.
Il confronto con un altro stabilimento, questa volta ad Anzio, è interessante: qui, la stessa combinazione di ombrellone e due lettini (senza caffè e cornetto) costa 29 euro. Il dato si riferisce a luglio, il che fa pensare che ad agosto il prezzo possa aver subito un ritocco verso l’alto.
Il contesto logistico e i servizi
La distanza gioca un ruolo: per i romani, Sabaudia richiede circa 100 km di viaggio, contro i 60 km di Anzio. Questo comporta una spesa extra in carburante. A Sabaudia, inoltre, i parcheggi sono quasi tutti a pagamento (10-12 euro al giorno), mentre ad Anzio è possibile trovare — seppur con difficoltà nei periodi di punta — posteggi gratuiti.
Gli stabilimenti riflettono filosofie diverse. Quello di Sabaudia è semplice: un chioschetto-ristorante direttamente sul litorale (con prezzi modici), accesso tramite splendide scalinate e una disposizione ordinata degli ombrelloni, ben distanziati per garantire spazio e relax. Mancano tuttavia bagni strutturati, sostituiti da cabine chimiche poste sulla strada, vicino all’ingresso.
Ad Anzio, invece, il lido è più ampio e attrezzato: bar e ristorante sono attivi dalla colazione all’aperitivo serale, con un’offerta gastronomica diversificata e di qualità, scelta anche per cene eleganti. L’unico neo è l’eccessiva vicinanza degli ombrelloni: nel tentativo di massimizzare gli incassi, lo spazio è stato sfruttato al limite, sacrificando il comfort.
Il difficile equilibrio
La stagione balneare 2025 sta mostrando con chiarezza un dualismo sempre più marcato: da un lato, il potere di spesa dei clienti, condizionato dall’aumento dei costi generali e dalla ricerca di esperienze accessibili; dall’altro, la libertà commerciale degli imprenditori, che hanno il diritto — e spesso la necessità — di definire i propri listini in base a domanda, posizione e qualità dell’offerta.
A ciò si aggiunge la questione annosa delle concessioni balneari, un tema che periodicamente riaccende le polemiche. Le licenze pluridecennali, in molti casi rinnovate senza gare pubbliche, alimentano il dibattito sulla concorrenza, sul valore reale delle tariffe e sull’uso di un bene pubblico come il demanio marittimo. Alcuni sostengono che l’assenza di reale competizione mantenga artificialmente alti i prezzi; altri rivendicano che proprio la stabilità concessoria ha consentito investimenti e servizi di qualità.
L’esempio di Sabaudia dimostra che mantenere prezzi equilibrati non significa rinunciare alla qualità, ma può anzi favorire un afflusso costante di clienti, anche in periodi economicamente complessi. Al contrario, realtà come quella di Anzio, pur offrendo servizi di alto livello, rischiano di alienarsi una parte di clientela quando la percezione è quella di un costo sproporzionato rispetto allo spazio o alla qualità percepita.
Il nodo, come sempre, sta nel trovare un punto di incontro: il turista consapevole è disposto a pagare per il valore aggiunto, ma non a sentirsi “spremuto”; l’imprenditore, dal canto suo, deve bilanciare la sostenibilità economica dell’attività con un’offerta che mantenga vivo l’interesse del mercato. E forse, una maggiore chiarezza e concorrenza nelle concessioni potrebbe essere il primo passo per un equilibrio più sano.




















