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LO STUPRO DELLA COSTITUZIONE ITALIANA: IL DDL 577-bis

L.M.B. by L.M.B.
26 Novembre 2025
in Editoriale
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LO STUPRO DELLA COSTITUZIONE ITALIANA: IL DDL 577-bis
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Di Antonella Baiocchi, Psicoterapeuta – Specialista in Criminologia
Ideatrice della Prospettiva Inclusiva e Bidirezionale della Violenza e del concetto di Debolicidio

FIRMA LA PETIZIONE PER DIRE NO AL DDL “CONSENSO SESSUALE” 

Il DDL 577-bis è stato approvato all’unanimità: capiamo perché apre una pericolosa frattura nel principio di uguaglianza.

Inizio col dire che l’approvazione “all’unanimità” è un  dettaglio che, per chi conosce la dinamica dei fenomeni politici, dovrebbe già far suonare un campanello d’allarme: quando tutti sono d’accordo, vuol dire che nessuno ha analizzato davvero il testo.
Il provvedimento, presentato come tutela rafforzata delle donne contro gli omicidi di genere, introduce invece un principio giuridico che si pone in aperto conflitto con l’articolo 3 della Costituzione: la differenziazione normativa del valore della vita in base al sesso.

IL DDL 577-bis CREA UNA GERARCHIA TRA VITE UMANE

Il cuore del provvedimento è semplice:
quando la vittima è donna, l’omicidio assume una aggravante speciale autonoma.
Dunque:
• omicidio di donna → aggravante specifica,
• omicidio di uomo → no aggravante.
Sul piano giuridico, questo configura un evidente scivolamento: lo Stato stabilisce implicitamente che una vittima vale di più se appartiene a un certo sesso.
È irrilevante che l’intento dichiarato sia “proteggere le donne”:
in diritto, ciò che conta è l’effetto normativo.
E l’effetto è una violazione del principio di uguaglianza davanti alla legge.

LE CATEGORIE PROTETTE ESISTONO MA NON POSSONO FONDARSI SUL SESSO 

La Costituzione e il diritto penale prevedono aggravanti specifiche per:
• odio razziale,
• odio religioso,
• minorata difesa,
• vulnerabilità della vittima,
• condizioni fisiche o psichiche che impediscono resistenza.
In tutti questi casi l’aggravante si fonda sulla condizione oggettiva di vulnerabilità della vittima.
Il DDL 577-bis non colpisce la vulnerabilità, ma l’appartenenza biologica a un sesso.
Questo non ha precedenti nel diritto penale italiano.
E crea un vulnus enorme:
se la vulnerabilità è la base dell’aggravante, perché allora non prevederla:
• per gli anziani,
• per i minori,
• per gli uomini vittime di partner violente,
• per i disabili,
• per chi subisce violenza da soggetti in superiorità fisica o psicologica?
Perché solo le donne?
Questa è disparità di trattamento, non protezione.

I DATI UFFICIALI SMENTISCONO L’URGENZA “SOLO FEMMINILE”

Il provvedimento nasce sulla narrazione emotiva del “femminicidio come epidemia”.
Eppure i dati del Ministero dell’Interno mostrano altro:
• gli omicidi totali sono in calo;
• le donne uccise sono in calo;
• la percentuale di donne uccise dal partner è stabile o in lieve diminuzione;
• gli uomini vittime sono molti di più delle donne;
• negli omicidi familiari quasi un terzo delle vittime è maschio.
Perché, allora, una legge solo per le donne?
Perché costruire un aggravante su un fenomeno interpretato, non su un dato oggettivo?

IL RISCHIO: ALIMENTARE LA GIUSTIZIA EMOZIONALE

Il DDL 577-bis è figlio di un clima culturale che:
• legge la violenza in modo unidirezionale;
• attribuisce ruoli morali fissi (uomo = potere; donna = vulnerabilità);
• ignora la complessità delle relazioni;
• marginalizza uomini vittime e donne autrici;
• trasforma le emozioni collettive in proposta penale.
Ma la legge penale non può funzionare per slogan, per emozione o per indignazione mediatica.
Il compito del diritto è restare freddo, razionale, universale.
Questo provvedimento fa il contrario.

LA PROSPETTIVA BIDIREZIONALE SMASCHERA LA DISTORSIONE

La mia ricerca psicoterapeutica e criminologica ha identificato tre punti chiave:

  • La violenza è un fenomeno umano, non maschile.
  • La violenza nasce dal Debolicidio: il sottile filo rosso che lega tutte le categorie di vittime, è l’essersi trovate in posizione di Vulnerabilità a divergere rispetto ad un interlocutore in posizione di Potere (fisico, psicologico, economico, di ruolo, legale),  incapace di promuovere il reciproco rispetto (in quanto affetto da Analfabetismo Psicologico).
  • La vulnerabilità di una persona non dipende dal sesso, ma da un insieme di fattori:
    o personalità,
    o storia relazionale,
    o dipendenze affettive,
    o condizioni economiche,
    o fragilità emotive
    o fragilità fisiche, etc.

Uomini e donne possono trovarsi dalla parte del più forte o del più debole.
E la legge deve tutelare i Vulnerabili di qualsiasi sesso e genere! Non un solo le donne!

CONSEGUENZE REALI: I MINORI PAGHERANNO IL PREZZO PIU’ ALTO! 

Ogni volta che una legge polarizza uomini e donne:
• i conflitti di coppia si inaspriscono,
• le separazioni diventano guerre,
• i bambini vengono usati come arma,
• il sistema giudiziario si blocca,
• le vere vittime (di entrambi i sessi) restano senza aiuto.
E se si alimenta il sospetto “di genere”, si danneggiano anche le donne che hanno realmente bisogno di tutela.

LA TUTELA DELLE VITTIME RICHIEDE LUCIDITA’ NON IDEOLOGIA!

La protezione efficace si basa su:
• valutazioni cliniche,
• analisi contestuale,
• strumenti psicologici,
• centri rieducativi per tutti gli autori,
• statistiche non manipolate,
• applicazione simmetrica del Codice Rosso,
• formazione specialistica,
• prevenzione educativa.
Non su aggravanti costruite per motivi simbolici o identitari.

CONCLUSIONE

Il DDL 577-bis non rappresenta una tutela avanzata, ma una distorsione giuridica:

• crea cittadini di serie A e di serie B;
• viola il principio di uguaglianza;
• alimenta la conflittualità tra i generi;
• trasforma un’emotività collettiva in norma penale;
• sposta il focus dalla vulnerabilità reale al sesso biologico.

Una legge che protegge qualcuno sottraendo diritti ad altri non è progresso.
È una frattura.
E la frattura è sempre un segno di ingiustizia.
L’obiettivo non è proteggere le donne o gli uomini.
L’obiettivo è PROTEGGERE LE PERSONE VULNERABILI, chiunque esse siano.
Questo è il compito della legge.
Questo è il compito della civiltà.
E questo è, soprattutto, il compito della Costituzione.

Ed è proprio a questo punto che, come cittadini e professionisti — e oggi siamo migliaia — formuliamo una domanda legittima, rispettosa e profondamente civile al presidente Mattarella e al Papa:

  • Presidente Sergio Mattarella, in qualità di garante della Costituzione, non può non essere consapevole che il principio di uguaglianza è il cardine dell’articolo 3! Come ha potuto permettere che un provvedimento che introduce una tutela basata sul sesso della vittima?

Non stiamo insinuando intenzioni.
Stiamo ponendo la questione che qualunque cittadino ha il diritto di porre:

perché non è stato sollevato, in questa fase, il necessario presidio costituzionale che il suo ruolo prevede?

È una domanda legittima, doverosa, non un’accusa:
in uno Stato democratico il Presidente ha la funzione di vigilare,
e noi cittadini abbiamo il diritto di chiedere conto di come questa vigilanza sia stata interpretata.E, con altrettanta misura, una seconda domanda:+

  •  La Santa Sede, da sempre attenta alla dignità di ogni vita fragile, riterrà opportuno offrire una riflessione su una norma che introduce una tutela selettiva basata sul sesso della vittima?

Non sono contestazioni.
Non sono accuse.
Sono interrogativi profondamente civici, che ogni democrazia matura dovrebbe poter porre. Perché:

  • quando una legge introduce differenze tra vite umane,
  • quando rischia di proteggere alcuni a scapito di altri,
  • quando trasforma un’emergenza mediatica in una gerarchia giuridica,

non siamo solo davanti a un semplice errore legislativo, ma davanti a una crepa della democrazia, a un cedimento del principio che tiene insieme una Repubblica libera:
l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.

E quando l’uguaglianza vacilla, quando si accetta che la giustizia sia applicata in modo selettivo,
non si compie semplicemente un errore legislativo.
Si imbocca una strada pericolosa, quella delle società che iniziano a distinguere i cittadini in categorie protette e categorie sacrificabili.
È così che nascono i regimi: non con un colpo di Stato, ma con piccole deroghe giustificate dall’emotività del momento, con norme che legittimano l’idea che alcuni contino più di altri.

La storia ci ha insegnato con brutalità che ogni volta che la legge smette di essere neutra,
ogni volta che diventa uno strumento identitario o punitivo contro una parte della popolazione,
si apre uno spiraglio a forme di controllo, di pregiudizio istituzionalizzato,
di giustizia selettiva che sono la porta d’ingresso dei regimi.

Una Repubblica che accetta questo rischio smette di essere Repubblica.
E il segnale riguarda tutti: non gli uomini o le donne, ma la libertà stessa.

Perché quando si inizia a pesare diversamente la vita di un cittadino, allora non è più solo la legge a essere in discussione, ma la tenuta democratica del Paese.

E quando la democrazia arretra, la storia insegna che a pagare il prezzo, prima o poi, siamo tutti noi.

FIRMA LA PETIZIONE PER DIRE NO AL DDL “CONSENSO SESSUALE” 

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L.M.B.

L.M.B.

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