Antonella Baiocchi: “le conseguenze del permissivismo sono le più insidiose e pericolose”.
Gli episodi di violenza e i disordini verificatisi a Torino, culminati nel pestaggio di alcuni poliziotti, non sono un fatto isolato né un’anomalia improvvisa. Sono l’ennesimo segnale di una deriva sistemica che attraversa l’Italia da tempo e che non può più essere letta solo come questione di ordine pubblico.
Ritengo necessario spostare lo sguardo dalla cronaca alla dinamica di fondo: ciò che osserviamo è l’effetto di un sistema che ha progressivamente smarrito un elemento essenziale del governare, sia nei microsistemi familiari sia nei macrosistemi istituzionali: l’autorevolezza.
Autorevolezza, autoritarismo e permissivismo: una distinzione fondamentale.
In psicologia dei sistemi è chiaro da decenni che autoritarismo e permissivismo sono entrambi disfunzionali.
Ma se l’autoritarismo genera paura e ribellione, è soprattutto il permissivismo a produrre le conseguenze più insidiose e pericolose nel tempo.
Un sistema permissivo:
• non definisce confini chiari
• non contiene
• non esercita una funzione regolativa coerente
Il risultato è che, nei suoi membri, aumenta progressivamente il grado di pretesa e si sviluppa un senso di onnipotenza.
Un’onnipotenza solo apparente, che in realtà maschera un vuoto interiore e l’assenza di limiti interiorizzati.
Dalla famiglia alla società: la stessa dinamica
Nella mia esperienza clinica, quando i genitori portano figli definiti “ingovernabili”, spesso il problema non è il minore.
In moltissimi casi non medicalizzo i ragazzi, ma lavoro esclusivamente sullo stile educativo degli adulti. E accadono cambiamenti che i genitori stessi definiscono “miracolosi”.
Perché?
Perché il minore, come ogni individuo, non ha bisogno dell’assenza di regole, ma di confini chiari, coerenti, contenitivi.
Senza confini, cresce la pretesa.
Senza contenimento, cresce l’aggressività.
La stessa dinamica vale per lo Stato.
Uno Stato permissivo genera escalation
Quando lo Stato rinuncia all’autorevolezza e scivola in una gestione ambigua, oscillante, incoerente:
• perde credibilità
• smarrisce la funzione simbolica di limite
• alimenta l’idea che tutto sia negoziabile o aggirabile
In questo vuoto, l’aggressività trova spazio, la frustrazione si trasforma in pretesa, la contestazione in violenza.
Non per “cattiveria”, ma per assenza di contenimento.
I disordini, le escalation e le aggressioni a chi rappresenta l’istituzione non nascono nel vuoto: sono il prodotto di un sistema che ha smesso di essere autorevole e che, così facendo, ha perso la capacità di governare i conflitti prima che degenerino.
Autorevolezza non è repressione!
Recuperare autorevolezza non significa repressione, né deriva autoritaria, come molti vogliono far intendere per meri fini politici di mantenimento del potere o nel tentativo di legittimare un avversario che temono.
Significa:
• chiarezza delle regole
• coerenza nell’applicazione
• capacità di contenere
• assunzione di responsabilità istituzionale
Un sistema autorevole protegge tutti: cittadini, forze dell’ordine, giovani, soggetti fragili.
Un sistema permissivo, invece, espone tutti al caos.
Conclusione
Gli episodi di Torino non devono essere strumentalizzati né banalizzati.
Devono essere letti per ciò che sono: un campanello d’allarme psicologico e sociale.
Finché lo Stato continuerà a confondere autorevolezza con repressione e permissivismo con libertà, assisteremo a nuove escalation, nuovi disordini, nuove violenze.
Recuperare autorevolezza non è una scelta ideologica: è una necessità psicologica e criminologica.
E più si rimanda questo passaggio, più alto sarà il prezzo che la collettività dovrà pagare.



















