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Il caso Pollard: spionaggio tra alleati e il “corto circuito” tra CIA, Mossad e geopolitica

Lelio Antonio Deganutti by Lelio Antonio Deganutti
11 Marzo 2026
in Editoriale, Personaggi
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Il caso Pollard: spionaggio tra alleati e il “corto circuito” tra CIA, Mossad e geopolitica
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Nel mondo dell’intelligence le relazioni tra paesi alleati non escludono lo spionaggio reciproco. Uno dei casi più controversi della storia dei rapporti tra Stati Uniti e Israele è quello di Jonathan Pollard, analista della Marina statunitense che negli anni Ottanta fornì una grande quantità di documenti classificati all’intelligence israeliana. Il caso provocò una crisi diplomatica tra Washington e Tel Aviv e sollevò sospetti su possibili fughe di informazioni verso l’Unione Sovietica.

Il reclutamento

Jonathan Jay Pollard lavorava come analista civile per il Naval Intelligence Command degli Stati Uniti. Nel 1984 venne reclutato da funzionari israeliani legati al LAKAM (Bureau of Scientific Relations), un’organizzazione di intelligence scientifica israeliana che operava al di fuori delle strutture più note come Mossad e Aman.
Il primo contatto fu l’ufficiale dell’aeronautica israeliana Aviem Sella, che lo introdusse alla rete coordinata da Rafi Eitan, veterano dell’intelligence israeliana. Iniziň così un’operazione di spionaggio che durò circa diciotto mesi.
Durante questo periodo Pollard consegnò agli israeliani un’enorme quantità di materiale classificato. Tra i documenti trasmessi figuravano:

-rapporti di intelligence militare statunitense
-analisi sulle capacità militari di Siria, Iraq e Libia
-immagini satellitari e dati di sorveglianza
-informazioni su programmi chimici e nucleari in Medio Oriente

Secondo le indagini americane, Pollard arrivò a sottrarre centinaia di rapporti segreti, spesso portando fisicamente documenti fuori dagli uffici governativi.
In cambio riceveva pagamenti regolari, denaro contante e altri benefici. Le autorità americane stimarono che ricevesse circa 2.500 dollari al mese, oltre alla promessa di compensi futuri.

L’arresto e la condanna

Pollard fu scoperto nel novembre 1985. Dopo essere stato interrogato dall’FBI tentò di ottenere asilo presso l’ambasciata israeliana a Washington, ma gli fu negato l’ingresso. Venne quindi arrestato dalle autorità americane.
Nel 1987 si dichiarò colpevole di violazione dell’Espionage Act, la legge statunitense che punisce lo spionaggio contro gli interessi nazionali. Nonostante il patteggiamento, fu condannato all’ergastolo.
La severità della sentenza fu giustificata dall’entità dei danni provocati. Il Pentagono sostenne che Pollard aveva consegnato oltre 800 rapporti di intelligence non censurati, compromettendo fonti e metodi operativi degli Stati Uniti.
Diversi dirigenti dell’intelligence americana si opposero per decenni a qualsiasi ipotesi di grazia o riduzione della pena. Tra questi vi fu l’ex direttore della CIA George Tenet, che minacciò addirittura di dimettersi qualora Pollard fosse stato liberato anticipatamente.

I sospetti di trasferimento al KGB

Uno degli aspetti più controversi del caso riguarda la possibilità che alcune informazioni fornite da Pollard siano state indirettamente condivise con l’Unione Sovietica.
Alcuni analisti dell’intelligence americana sostennero che parte del materiale potrebbe essere stato utilizzato da Israele come merce di scambio diplomatica con Mosca, in particolare per ottenere concessioni sull’emigrazione degli ebrei sovietici verso Israele.
Secondo queste ipotesi, dati provenienti dai documenti sottratti da Pollard sarebbero stati successivamente individuati nelle mani dei servizi del blocco orientale. Tuttavia non esiste una prova pubblica definitiva che dimostri un trasferimento diretto sistematico di tali informazioni al KGB.
Nonostante l’assenza di conferme ufficiali, il sospetto contribuì a rendere il caso estremamente sensibile per la sicurezza nazionale statunitense.

La crisi diplomatica

Lo scandalo provocò un forte deterioramento nei rapporti tra Stati Uniti e Israele.
Inizialmente il governo israeliano negò qualsiasi responsabilità. Successivamente riconobbe il coinvolgimento dell’operazione e presentò scuse ufficiali agli Stati Uniti.
Il caso alimentò il timore, negli ambienti dell’intelligence americana, che Israele potesse avere altre fonti di informazione all’interno dell’apparato di sicurezza statunitense.
Per ridurre le tensioni diplomatiche, Israele dichiarò negli anni successivi di aver rinunciato a operazioni di spionaggio umano sul territorio americano.

La liberazione

Dopo trent’anni di detenzione Pollard venne rilasciato sulla parola nel 2015.
Nel 2020 gli Stati Uniti revocarono le restrizioni che gli impedivano di lasciare il paese. Pollard si trasferì quindi in Israele, dove venne accolto con favore da una parte dell’opinione pubblica e da alcuni esponenti politici.
Il caso rimane uno dei più controversi nella storia dello spionaggio tra paesi alleati. Ha evidenziato come anche tra partner strategici possano esistere operazioni clandestine e conflitti di interesse che mettono in discussione la fiducia reciproca.
Ancora oggi l’affaire Pollard viene citato come esempio emblematico delle ambiguità del sistema internazionale dell’intelligence, dove cooperazione e competizione convivono anche tra governi formalmente alleati.

Lelio Antonio Deganutti

Lelio Antonio Deganutti

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