Per decenni si è diffusa l’idea che gli Stati Uniti siano stati i principali responsabili dell’ingresso di Israele nel club nucleare. La realtà storica è molto più complessa: il vero sostegno decisivo arrivò dalla Francia negli anni ’50, in un contesto geopolitico segnato dalla Guerra Fredda e dalle tensioni in Medio Oriente.
Alla fine degli anni Cinquanta Parigi e Tel Aviv stabilirono una collaborazione strategica molto stretta. Nel 1957 fu raggiunto un accordo segreto che prevedeva la costruzione di un grande reattore nucleare nel deserto del Negev, vicino alla città di Dimona. La tecnologia, i progetti e il supporto tecnico furono forniti in gran parte dalla Francia, che aiutò Israele a costruire l’impianto destinato ufficialmente alla ricerca civile.
Il complesso di Dimona, entrato in funzione nei primi anni ’60, divenne il cuore del programma nucleare israeliano. Oltre al reattore, il sito comprendeva strutture capaci di produrre plutonio, elemento essenziale per la costruzione di ordigni atomici.
In quegli anni gli Stati Uniti non erano i promotori del progetto. Al contrario, l’amministrazione del presidente John F. Kennedy guardava con sospetto allo sviluppo nucleare israeliano. Washington temeva una proliferazione nucleare in Medio Oriente e cercò di ottenere chiarimenti dal governo israeliano. Kennedy arrivò a chiedere ispezioni e trasparenza sul programma di Dimona, arrivando a scrivere nel 1963 che il sostegno americano a Israele avrebbe potuto essere messo in discussione se non fossero state fornite informazioni credibili.
Gli Stati Uniti riuscirono a ottenere solo visite limitate degli scienziati americani al sito. Secondo rapporti dell’epoca, alcune parti dell’impianto sarebbero state temporaneamente chiuse o modificate durante le ispezioni per nascondere gli aspetti militari del progetto.
Il programma rimase quindi avvolto nel segreto. Israele non ha mai dichiarato ufficialmente di possedere armi nucleari e mantiene tuttora una politica di “ambiguità nucleare”: non conferma né smentisce l’esistenza del proprio arsenale. Tuttavia molti analisti ritengono che lo Stato ebraico abbia sviluppato le prime bombe atomiche già negli anni Sessanta proprio grazie al plutonio prodotto a Dimona.
La storia mostra quindi che il nucleare israeliano nacque soprattutto dalla collaborazione con la Francia, in un periodo in cui Parigi era uno dei principali alleati strategici di Israele. Gli Stati Uniti, almeno inizialmente, cercarono piuttosto di rallentare o controllare il progetto.
Questo episodio dimostra quanto le alleanze e gli interessi geopolitici possano cambiare nel tempo. La Francia che negli anni ’50 contribuì alla nascita del programma nucleare israeliano è la stessa potenza europea che, in decenni successivi, ha avuto rapporti complessi con molti attori del Medio Oriente, inclusa la Repubblica islamica iraniana nata dopo la rivoluzione degli ayatollah.



















