Viviamo tutti in abbonamento. Basta fare una cosa semplice, aprire l’app della banca, scorrere gli ultimi movimenti, fermarsi un attimo. A un certo punto iniziano a comparire sempre gli stessi piccoli addebiti, non sono cifre che fanno impressione. Ed è proprio per questo che passano inosservate.
Capita spesso di accorgersene quasi per caso, magari a fine mese, quando si guarda il conto un po’ più attentamente. E lì, in mezzo a tante voci, quei numeri tornano, sempre quelli.
Il problema è che non restano mai da soli.
Negli ultimi anni abbiamo iniziato a pagare tutto a piccoli pezzi. Un abbonamento per le serie su Netflix, uno per la musica su Spotify, magari uno spazio online, un’app per allenarsi, qualcosa per lavorare meglio. Tutto utile, tutto normale. Ed è proprio questo che li rende quasi invisibili.
Il punto è che non ci pensiamo più, non c’è un momento preciso in cui decidiamo davvero di spendere. Il rinnovo arriva da solo, ogni mese, e noi lo lasciamo andare. È comodo, veloce, non disturba. Ma intanto continua.
Se ci si ferma a guardare nel complesso, però, la prospettiva cambia. Quelle piccole uscite, messe insieme, iniziano a pesare più di quanto sembri. Non è una cifra che “salta agli occhi”, ma è una presenza costante. E quello che è costante, alla lunga, incide.
Non è solo una sensazione. Secondo analisi sui consumi digitali elaborate anche da istituti come ISTAT, la spesa legata ai servizi online e agli abbonamenti è in crescita negli ultimi anni, proprio perché sempre più attività quotidiane passano da lì.
E poi c’è un altro aspetto, più semplice, non tutto quello che paghiamo lo usiamo davvero. Succede di lasciare attivo un servizio “nel dubbio”, di dimenticare un abbonamento, di rimandare una disdetta. Nulla di eccezionale. Ma è così che la lista si allunga.
Non è nemmeno solo una questione di soldi. È il modo in cui stiamo cambiando abitudine. Non compriamo più quasi nulla, accediamo. Film, musica, strumenti. Tutto disponibile, sempre, ma solo finché paghiamo. È pratico, probabilmente inevitabile. Però cambia il rapporto con il valore delle cose, anche se non ce ne rendiamo conto subito.
Alla fine basterebbe poco, fermarsi davvero, guardare il conto, mettere in fila le spese. Non per tagliare tutto, ma per capire cosa resta e cosa no.
Alberto Acampora



















