Basta entrare in un supermercato qualsiasi, in qualunque quartiere, per accorgersene, si guarda di più il prezzo, si fa qualche conto veloce in testa, si rimette qualcosa sullo scaffale. È una scena normale, ormai. I dati dell’ISTAT raccontano la stessa cosa con altri numeri, negli ultimi anni l’inflazione è cresciuta in modo netto, con un picco particolarmente alto nel 2022. Da allora la crescita dei prezzi ha rallentato, ma non si è tornati indietro. I livelli restano più alti rispetto a prima qui che si sente la differenza. Sempre secondo l’ISTAT, l’aumento dei prezzi ha inciso sul potere d’acquisto delle famiglie, soprattutto per le spese quotidiane, quelle che non puoi evitare, anche quando i redditi mostrano segnali di crescita, la gestione del denaro resta più attenta. I consumi, infatti, non si muovono molto. Le rilevazioni parlano di una spesa sostanzialmente stabile, ma il modo di spendere è cambiato. Si sceglie di più, si confrontano i prezzi, si rinuncia a qualcosa che prima si dava per scontato. Poi c’è il tema dei servizi. Il Ministero della Salute continua a monitorare la questione delle liste d’attesa, con strumenti e interventi messi in campo negli ultimi anni. Un segnale che il problema non è chiuso. Nel frattempo, a livello europeo, la Banca Centrale Europea ha avviato dal 2022 una fase di rialzo dei tassi per contenere l’inflazione. Una scelta che ha avuto effetti concreti anche nella vita quotidiana, soprattutto sul costo del credito. Il quadro, alla fine, è questo. I prezzi hanno rallentato la loro corsa, ma restano alti. I redditi crescono, ma con tempi diversi. E le famiglie fanno quello che possono, si adattano, cambiano abitudini, tengono sotto controllo ogni spesa.
Alberto Acampora



















