Tra valori simbolici e reali A Via Margutta l’arte non è mai soltanto esposizione: è presenza, continuità, memoria che si rinnova nel tempo. È un dialogo silenzioso ma costante tra passato e presente, tra gesto creativo e identità urbana. Anche in questa 125ª edizione dei Cento Pittori Via Margutta, la strada è tornata a essere un luogo vivo, pulsante, dove lo sguardo ha incontrato non solo le opere, ma il tempo stesso della città. La manifestazione si è aperta nel pomeriggio del 30 aprile, nella storica cornice della via degli artisti per eccellenza, confermandosi uno degli appuntamenti più longevi e identitari della scena artistica romana. L’evento, proseguito fino al 3 maggio, ha restituito al cuore della città l’atmosfera suggestiva di una galleria a cielo aperto, capace di attrarre artisti, appassionati e visitatori provenienti da contesti diversi ma uniti dalla medesima attenzione verso l’arte. L’edizione ha confermato la capacità della manifestazione di interpretare con coerenza e sensibilità il tempo presente, senza tradire la propria storia.
Protagonisti e sostenitori
L’apertura della mostra è avvenuta in forma ufficiale con il tradizionale taglio del nastro, alla presenza dell’On. Federico Mollicone, Presidente della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati. Alla cerimonia erano presenti il Presidente dell’Associazione, Antonio Servillo, la Vicepresidente Paola Minissale e l’intero Consiglio direttivo, composto da Maurizio Baiocchini, Silvano Fabrizio, Angelo Colazingari, Roberto Fantini, Pino Tersigni e Maia Cristina Lucidi, a testimonianza di una continuità organizzativa solida e partecipata.
Hanno preso parte all’inaugurazione anche Mario Crea per la Regione Lazio e Svetlana Celli, Presidente dell’Assemblea Capitolina, insieme ad altre personalità dell’Amministrazione di Roma. Presente anche quest’anno il critico d’arte Alberto Moioli, consulente dell’Enciclopedia d’Arte Italiana, figura di riferimento nel panorama critico contemporaneo.
Patrocini e riconoscimenti
La rassegna ha beneficiato di importanti patrocini, tra cui quello del Parlamento Europeo, dell’ICAS – Intergruppo Parlamentare Cultura, Arte e Sport e dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, oltre al sostegno di altri enti e organizzazioni. Un insieme di presenze e riconoscimenti che conferma il rilievo culturale della manifestazione e il suo valore, ormai consolidato anche in ambito internazionale, dove la tradizione figurativa italiana continua a esercitare un forte richiamo. Nel corso della mostra, Alberto Moioli ha inoltre proposto una riflessione articolata sul valore culturale dell’arte figurativa e sul significato simbolico che Via Margutta continua a incarnare attraverso i suoi Cento Pittori: non solo luogo fisico, ma spazio della memoria e dell’identità artistica condivisa.
L’anticipo dell’arte
Un elemento particolarmente significativo di questa edizione è stato rappresentato dall’adesione degli artisti al tema proposto. Ciascun pittore ha presentato una o più opere direttamente legate all’ambiente e alla trasformazione della natura, affiancandole a lavori di carattere più personale, capaci di restituire la cifra stilistica individuale. Ne è nato un percorso composito e stratificato, nel quale il tema comune non ha limitato la libertà espressiva, ma l’ha orientata verso una riflessione condivisa, generando un dialogo fertile tra visioni differenti.
L’arte, del resto, ha spesso anticipato gli orientamenti destinati a emergere con forza nella società. È così che una mostra dedicata all’ambiente non rappresenta soltanto un contributo culturale su un tema di stringente attualità, ma anche un segnale di ciò che l’opinione pubblica sarà sempre più chiamata a riconoscere: la necessità di una rinnovata attenzione verso la natura, il clima e gli equilibri del pianeta. In tal senso, la sensibilità dell’arte in generale e degli artisti in particolare si è spesso manifestata nella storia come una capacità di anticipare mutamenti, inquietudini e trasformazioni poi destinati a emergere nella coscienza collettiva. In questo modo, anche l’attenzione al cambiamento climatico e agli equilibri della natura può essere letta come il segno di una visione anticipatrice: una percezione che, attraverso le opere, precede e accompagna la maturazione di una consapevolezza più ampia, capace nel tempo di tradursi in comportamenti e scelte più responsabili rispetto ai danni già prodotti e ancora in corso sul pianeta.
L’arte non dimentica
Nel corso della manifestazione è stato dedicato un momento di riconoscimento ad alcuni soci che hanno contribuito, nel tempo, alla storia e alla continuità dell’Associazione. Un omaggio particolare è stato rivolto ai soci onorari Eugenia Bianchi, Sergio Cantarelli e Antonietta Bozzella, la cui presenza ha arricchito ulteriormente il significato dell’evento, restituendo un senso di appartenenza e continuità generazionale.
L’edizione 2026 si è distinta anche per una crescente attenzione ai temi della sostenibilità, non solo nei contenuti ma, in alcuni casi, anche nei materiali e nelle tecniche utilizzate. Alcuni artisti hanno scelto supporti riciclati o approcci a basso impatto ambientale, rafforzando in modo concreto il messaggio complessivo della manifestazione. La partecipazione registrata nel corso della manifestazione ha confermato il valore di un’iniziativa che continua a rinnovarsi pur restando fedele alla propria identità. Via Margutta si conferma così non solo luogo simbolico dell’arte romana, ma spazio vivo di incontro, confronto e produzione culturale.
Le forme possibili del nostro futuro
Con questa edizione, la storica rassegna ha ribadito il proprio ruolo nel panorama culturale cittadino, proponendosi come osservatorio privilegiato sulle evoluzioni dell’arte contemporanea e, al tempo stesso, come ponte tra tradizione e nuove sensibilità. Nel corso dei giorni, il programma si è articolato in momenti di incontro tra artisti e pubblico, consolidando un dialogo che trova nella dimensione della strada il suo luogo più autentico e democratico: uno spazio aperto, accessibile, capace di abbattere le distanze tra opera e osservatore.
In fondo, è proprio questa la forza di Via Margutta: non soltanto esporre arte, ma renderla esperienza condivisa, accessibile e al tempo stesso profonda.
Un luogo in cui l’opera non si limita a essere osservata, ma continua a interrogare chi guarda, lasciando intravedere, tra memoria e presente, le forme possibili del nostro futuro.
Con la conclusione della 125ª edizione, Via Margutta ha confermato ancora una volta la propria capacità di rinnovarsi restando fedele alla sua identità. Ciò che resta non è soltanto il ricordo di una mostra, bensì un segno concreto nel percorso culturale della città e nella sensibilità di chi l’ha attraversata. L’arte, ancora una volta, ha anticipato e accompagnato il tempo presente, lasciando aperta una riflessione che non si esaurisce con la chiusura dell’evento, ma prosegue nello sguardo e nella coscienza collettiva.



















