Nell’Aula del Sinodo, la mattina del 25 maggio 2026, non si è parlato solo di algoritmi e di macchine intelligenti. Si è parlato dell’uomo. Della sua grandezza, della sua ferita, della sua capacità di farsi signore della tecnica senza diventarne schiavo.
A introdurre la presentazione della prima enciclica di Papa Leone XIV, *Magnifica humanitas*, è stato il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin. Non un cerimoniere, non un semplice moderatore. Un interprete fedele del pensiero del Pontefice, capace di gettare un ponte tra la tradizione della Dottrina sociale della Chiesa e le sfide inaudite dell’epoca digitale. La sua voce, misurata e insieme ferma, ha dato il la a una mattinata destinata a segnare il magistero degli anni a venire.
Parolin ha ricordato che centotrentacinque anni fa un altro Papa di nome Leone, il tredicesimo, pubblicava la Rerum novarum, l’enciclica che per prima aveva saputo leggere le trasformazioni industriali come questione profondamente umana e sociale. Oggi, di fronte alla rivoluzione digitale, alla potenza travolgente dell’intelligenza artificiale, la Chiesa è nuovamente chiamata a discernere le res novae della storia.
E lo fa con uno strumento che non ha paura del confronto.
Magnifica humanitas, ha spiegato Parolin, non è un documento sull’IA. È un documento su ciò che l’IA comporta per l’uomo e per il mondo. È un’enciclica che parla di dignità, di lavoro, di libertà, di pace, di giustizia. Tutti temi che nella transizione digitale si rifrangono «come in un prisma».
La vera novità, secondo il segretario di Stato, sta nel metodo. Al tempo di Leone XIII, alla Chiesa non era sempre possibile entrare in dialogo con i protagonisti del cambiamento economico e industriale. Oggi, invece, il confronto è già avviato e coinvolge istituzioni, governi, università, imprese, centri di ricerca. La Chiesa partecipa con fiducia e libertà. Ascolta gli interlocutori, perché sa che dall’ascolto nascono servizio più concreto e contributo più incisivo.
Parolin ha voluto sottolineare la presenza in Aula di voci autorevoli provenienti dal mondo dell’IA, segno tangibile di una volontà di condividere il patrimonio sapienziale cristiano sulla persona umana, sulla sua dignità, sulla sua libertà e sulla sua vocazione relazionale a immagine di Dio.
Il cardinale ha citato Romano Guardini, il grande pensatore che già a metà del Novecento aveva intuito il nodo decisivo del nostro tempo: «La crescita del potere umano esige una corrispondente maturità nel governarlo». Oggi, ha ammonito Parolin, la velocità con cui questa potenza si accumula rischia di superare la capacità della coscienza individuale e persino delle istituzioni di orientarla.
È questa asimmetria tra potere tecnico e saggezza morale la sfida più profonda che Magnifica humanitas consegna all’umanità intera. Il criterio proposto dal Papa è esigente e insieme necessario: «Nel tempo dell’Intelligenza Artificiale, custodire la dignità umana significa vigilare sulle nuove forme di disumanizzazione e restare fedeli alla grandezza dell’umano». Non si tratta di un generico appello alla cautela. Si tratta di un principio orientativo: la tecnica non può ricevere la propria misura dalla sola efficacia o dalla rapidità dei suoi risultati. Deve essere ricondotta alla verità della persona, così come Gesù ce la rivela, alla giustizia della vita comune e al bene di tutti i popoli della terra.
L’intervento di Parolin ha aperto la strada alle riflessioni degli altri cardinali e degli esperti, ma la sua voce ha continuato a risuonare per tutta la mattinata, come un contrappunto costante. Quando Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, ha parlato di «ingegno, coscienza e cura», si è colto il filo che legava quelle parole al discorso introduttivo del segretario di Stato. Quando Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha denunciato la «falsa mistica» del transumanesimo, che promette un paradiso di dispositivi tecnologici e poi consegna solo vuoto, si è sentito l’eco dell’appello di Parolin a non smarrire la libertà. Perché la libertà, come ha ricordato il segretario di Stato nelle sue conclusioni, è la capacità di utilizzare strumenti potenti senza esserne dominati, di restare umani in un ambiente sempre più plasmato da logiche automatizzate.
La presentazione di Magnifica humanitas non è stata un evento accademico. È stato un atto di governo della Chiesa universale, guidato dalla mano sapiente di un cardinale che ha dedicato la vita alla diplomazia e alla costruzione della pace. Parolin non ha pronunciato parole retoriche. Ha indicato una direzione. Ha detto che la Chiesa non ha paura del futuro, ma non intende nemmeno subirlo passivamente. Ha detto che l’intelligenza artificiale può essere un’alleata dell’uomo, a patto che l’uomo non smetta di essere il fine. Ha detto che la transizione digitale, come tutte le grandi transizioni della storia, sarà ciò che noi decideremo che sia. E ha detto, con la sobrietà che lo contraddistingue, che la Chiesa ci sarà. Per vigilare. Per custodire. Per restare fedele alla grandezza dell’umano.
Al termine della mattinata, Leone XIV ha preso la parola per spiegare la genesi e la missione del documento. Ma la cornice, l’impianto, la chiave di lettura erano già stati consegnati ai presenti dal suo segretario di Stato. Parolin ha fatto ciò che sa fare meglio: ha messo ordine nel discorso, ha dato senso agli interventi, ha ricondotto ogni parola al cuore del messaggio evangelico. Non ha rubato la scena, non ha cercato consenso. Ha servito. Come ha sempre fatto. Per questo, in una giornata dedicata all’intelligenza artificiale e alle sue promesse, la figura più autenticamente umana è stata la sua. Quella di un uomo che sa che la tecnica passa, ma la dignità della persona resta.
E che custodire questa dignità è il primo dovere di chi ha ricevuto il dono della fede e la responsabilità del governo.
RVSCB
Bibliografia
Leone XIV, Lettera enciclica Magnifica humanitas, 25 maggio 2026, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2026.
Parolin, Pietro, Discorso di introduzione alla presentazione dell’enciclica Magnifica humanitas, Aula del Sinodo, 25 maggio 2026.
Czerny, Michael, Intervento alla presentazione dell’enciclica Magnifica humanitas, 25 maggio 2026.
Fernández, Víctor Manuel, Intervento alla presentazione dell’enciclica Magnifica humanitas, 25 maggio 2026.
Leone XIII, Lettera enciclica Rerum novarum, 15 maggio 1891.
Guardini, Romano, Potere e responsabilità, trad. it. di G. Sommavilla, Morcelliana, Brescia 1993.
Francesco, Lettera enciclica Laudato si’, 24 maggio 2015.
Francesco, Esortazione apostolica Laudate Deum, 4 ottobre 2023.
RVSCB – Archivio delle Scomode Verità, 25 maggio 2026
“Non mi interessa essere amato. Mi interessa essere letto dopo che mi avranno odiato.”



















