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Il venerdì nero di chi non ha più niente da perdere

Il Caffè della VerGOGNA – Edizione del 29 maggio 2026

Robert Von Sachsen Bellony by Robert Von Sachsen Bellony
29 Maggio 2026
in Editoriale
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Il venerdì nero di chi non ha più niente da perdere
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Il Caffè della VerGOGNA – Edizione del 29 maggio 2026

L’economia iraniana è in apnea e il segretario al Tesoro americano Bessent sghignazza: “Economic Fury ha lasciato il regime alla disperata ricerca di liquidità”. Le riserve valute coprono forse tre mesi di importazioni a livello pre-guerra, il petrolio è bloccato, i prezzi dei generi alimentari sono schizzati alle stelle, un milione di persone ha perso il lavoro.

 

La popolazione è invitata a risparmiare carburante, acqua, elettricità. Il presidente Pezeshkian ammette che il terreno di scontro è l’economia. Nel frattempo, i negoziati con gli Stati Uniti sono fermi, Trump gela ogni intesa, e l’unica certezza è che il popolo iraniano paga il conto di una guerra che non ha voluto. Ma tanto l’Iran è lontano. E i media occidentali hanno già il prossimo titolo: “Ucraina, i droni ‘madre’ terrorizzano Mosca”.

Kiev ha accelerato la produzione di droni da ricognizione del 441 per cento, quelli per attacchi a media distanza del 312, i droni in fibra ottica del 179. Le forze ucraine sono in una posizione di vantaggio mai vista, scrive il Financial Times, e i soldati russi cadono a migliaia. Mosca risponde posizionando sistemi di difesa aerea sui tetti degli edifici civili della capitale. Perché la guerra, si sa, è anche spettacolo. I droni volano, i missili esplodono, i politici promettono vittoria. I morti, come sempre, sono un costo di produzione. E il pubblico, in Italia, è distratto dagli scioperi.

Oggi è venerdì nero. La scuola è bloccata, i treni fermano, bus e metro riducono le corse. I sindacati hanno proclamato lo sciopero generale contro la guerra, l’aumento delle spese militari, lo sfruttamento, la precarietà, il “genocidio in Palestina”. Un lunghissimo elenco di giuste ragioni, che si scontra con la realtà di chi deve prendere tre mezzi per andare a lavorare e si ritrova a piedi. Gli studenti restano a casa, i pendolari si arrangiano, le città vanno in tilt. La protesta è sacrosanta, ma il caos che genera finisce per penalizzare proprio quelli che si vorrebbe difendere. Il solito paradosso italiano: lotte giuste, mezzi sbagliati. O forse è la politica che non ascolta mai, e allora non resta che paralizzare il paese.

Mentre l’Italia si ferma, l’Europa continua a discutere di soldi per la difesa e per l’energia. Meloni fa pressing su von der Leyen per avere risorse e deroga al Patto di stabilità, ma il governo congela il dossier Safe sul riarmo. Crosetto smentisce tensioni con la premier, e intanto il 2 giugno si avvicina con un vertice E5 a Berlino che rischia di far saltare la Festa della Repubblica. La politica estera è un gioco di equilibri, e l’Italia cerca di non scontentare nessuno. Ma la sensazione è che, ancora una volta, si rincorrano gli eventi senza una visione. Mentre famiglie e imprese aspettano risposte sulla crisi energetica, i ministri discutono di vertici e di date.

Infine, la cronaca che stringe il cuore. Una bambina di ventidue mesi muore all’ospedale Salesi di Ancona dopo cinque giorni di agonia. Era stata investita dall’auto del padre nel cortile di casa a Portocannone. Un attimo, una manovra sbagliata, un dramma che nessuna parola può consolare. I giornali ne danno notizia in poche righe, tra l’economia iraniana e i droni ucraini. Perché la morte di una bambina, per quanto straziante, non fa notizia quanto una guerra. Eppure, quella notizia dovrebbe stare in prima pagina ogni giorno, per ricordarci che la vita è fragile, che ogni istante può essere l’ultimo. Ma viviamo nell’epoca della distrazione. E la distrazione, si sa, è il lusso dei fessi.

Oggi il mondo ci ha offerto un campionario completo di ipocrisie e dolori. L’economia iraniana che affonda, la guerra tecnologica che si fa sempre più spietata, l’Italia che si ferma per protestare ma non sa come ripartire, la piccola vittima di un incidente assurdo che nessuno ricorderà domani. RVSCB non ha bisogno di commentare. La realtà, ancora una volta, supera la fantasia. E fa schifo.

Bibliografia

Wall Street Journal, “Iran’s economy at breaking point”, 29 maggio 2026
Capital Economics, Nota sull’economia iraniana, 28 maggio 2026
Al-Jazeera, Focus sulle esportazioni petrolifere iraniane, aprile 2026
Financial Times, “Ukraine’s drone war shifts balance”, 29 maggio 2026
Kyiv Independent, “Russia places air defense on Moscow roofs”, 29 maggio 2026
Adnkronos, Sciopero generale del 29 maggio, 29 maggio 2026
Adnkronos, Bimba morta a Portocannone, 29 maggio 2026

RVSCB – Archivio delle Scomode Verità, 29 maggio 2026

“Non mi interessa essere amato. Mi interessa essere letto dopo che mi avranno odiato.”

The Coffee of Shame – May 29, 2026 Edition

The Iranian economy is holding its breath, and American Treasury Secretary Bessent snickers: “Economic Fury has left the regime desperately searching for liquidity.” Foreign reserves cover perhaps three months of imports at pre-war levels, oil is blocked, food prices have skyrocketed, one million people have lost their jobs. The population is urged to save fuel, water, electricity. President Pezeshkian admits the battlefield is the economy. Meanwhile, negotiations with the United States are stalled, Trump freezes every agreement, and the only certainty is that the Iranian people are paying the bill for a war they never wanted. But then again, Iran is far away. And Western media already have the next headline: “Ukraine, ‘mother’ drones terrify Moscow.”

Kiev has accelerated production of reconnaissance drones by 441 percent, medium-range attack drones by 312, fiber-optic drones by 179. Ukrainian forces are in an advantage position never seen before, writes the Financial Times, and Russian soldiers are falling by the thousands. Moscow responds by positioning air defense systems on civilian buildings’ rooftops in the capital. Because war, as we know, is also spectacle. Drones fly, missiles explode, politicians promise victory. The dead, as always, are a production cost. And the audience in Italy is distracted by strikes.

Today is Black Friday. Schools are closed, trains stop, buses and metros reduce service. Unions have called a general strike against the war, increased military spending, exploitation, precarious employment, the “genocide in Palestine.” A very long list of just reasons, clashing with the reality of those who must take three means of transport to get to work and find themselves on foot. Students stay home, commuters improvise, cities grind to a halt. The protest is entirely justified, but the chaos it generates ends up penalizing exactly those it aims to protect. The usual Italian paradox: just struggles, wrong methods. Or perhaps it’s politics that never listens, and then there’s nothing left but to paralyze the country.

While Italy stops, Europe continues discussing money for defense and energy. Meloni pressures von der Leyen for resources and stability pact exemptions, but the government freezes the Safe dossier on rearmament. Crosetto denies tensions with the Prime Minister, and meanwhile June 2nd approaches with an E5 summit in Berlin that risks disrupting Republic Day celebrations. Foreign policy is a game of balances, and Italy tries not to displease anyone. But the feeling is that, once again, events are chased without vision. While families and businesses wait for answers on the energy crisis, ministers discuss summits and dates.

Finally, the heart-wrenching news. A twenty-two-month-old girl dies at the Salesi Hospital in Ancona after five days of agony. She had been hit by her father’s car in the courtyard of their home in Portocannone. A moment, a wrong maneuver, a drama no words can console. Newspapers report it in a few lines, between the Iranian economy and Ukrainian drones. Because a child’s death, however heartbreaking, doesn’t make news like a war does. Yet that news should be on the front page every day, to remind us that life is fragile, that every instant could be the last. But we live in the age of distraction. And distraction, as we know, is the luxury of fools.

Today the world offered us a complete sample of hypocrisies and pains. The sinking Iranian economy, the technological war becoming increasingly ruthless, Italy stopping to protest but not knowing how to restart, the small victim of an absurd accident no one will remember tomorrow. RVSCB has no need to comment. Reality, once again, surpasses fiction. And it’s disgusting.

Sources:

  • Wall Street Journal, “Iran’s Economy at Breaking Point,” May 29, 2026
  • Capital Economics, Note on Iranian Economy, May 28, 2026
  • Al-Jazeera, Focus on Iranian Oil Exports, April 2026
  • Financial Times, “Ukraine’s Drone War Shifts Balance,” May 29, 2026
  • Kyiv Independent, “Russia Places Air Defense on Moscow Roofs,” May 29, 2026
  • Adnkronos, General Strike of May 29, May 29, 2026
  • Adnkronos, Baby Dies in Portocannone, May 29, 2026

RVSCB – Archive of Uncomfortable Truths, May 29, 2026

“I’m not interested in being loved. I’m interested in being read after they’ve hated me.”

Robert Von Sachsen Bellony

Robert Von Sachsen Bellony

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