Il Caffè della VerGOGNA – Edizione del 3 giugno 2026
Un ragazzo di diciotto anni viene accoltellato a Southampton. Si chiama Henry Nowak. Sta morendo, ammanettato dagli agenti, e ripete “non riesco a respirare”. I poliziotti non gli credono. Pensano a una sceneggiata. Lui muore. Le bodycam mostrano la verità, ma la verità è già servita a nulla.
Il caso scuote il Regno Unito, il premier Starmer promette indagini, la ministra dell’Interno parla di “dovere sacro della polizia”. E Nigel Farage, il leader di Reform UK, trasforma il cadavere di un ragazzo in uno slogan razzista: “White Lives Matter”. Kemi Badenoch, leader conservatrice, cerca di mettere un freno: “Tutti contano”. Ma ormai la frittata è fatta. Il ragazzo è morto. La polizia ha sbagliato. E la politica, come sempre, arriva dopo che il sangue si è raffreddato.
A Firenze, nel giorno della Festa della Repubblica, qualcuno scrive sui muri: “Meloni prima della lista” e “Meloni appesa”. Minacce di morte. La sindaca Funaro si indigna, il consigliere di FdI grida allo scandalo, la Digos avvia accertamenti. La solidarietà alla presidente del Consiglio è bipartisan, ma la domanda scomoda è un’altra: perché in Italia le minacce di morte ai politici sono all’ordine del giorno e nessuno si stupisce più? La democrazia si difende a giorni alterni, a seconda del colore politico della vittima. Oggi è Meloni, domani sarà un altro. E intanto i muri si riempiono di odio, e la politica reagisce con comunicati stampa.
In Egitto, l’ex marito di Nessy Guerra, italo-egiziano, minaccia il viceconsole italiano a Hurghada: “Datemi i soldi o ti faccio sparare alle gambe”. La donna, accusata di adulterio, vive nascosta con la figlia. L’avvocata chiede l’immediato rimpatrio. Ma il governo italiano, così solerte nel difendere i propri confini, sembra meno pronto a difendere una sua cittadina in un paese amico. Il caso Guerra è la fotografia della debolezza della diplomazia italiana: incapace di proteggere i propri cittadini all’estero, bravissima a fare proclami a casa.
A Roma, un 18enne colombiano accoltella e uccide il vicino durante una lite. L’ennesimo episodio di violenza condominiale, l’ennesimo coltello che diventa argomento. Non c’è politica dietro, non c’è razzismo, non c’è ideologia. C’è solo la follia quotidiana di una città che non dorme mai, e che ogni giorno sveglia con un morto ammazzato. La notizia occupa poche righe, in fondo alla home page. Perché la violenza banale non fa audience. La violenza banale è solo cronaca. La violenza che fa notizia è quella che si può infilare in uno scontro politico.
Sul fronte internazionale, il teatrino della diplomazia non si ferma mai. Trump dice che è ora di fare un accordo con l’Iran, ma il segretario di Stato Rubio chiarisce: sanzioni non si toccano. Le forze armate americane hanno lanciato un missile contro una petroliera che violava il blocco navale. Un missile. Contro una petroliera. E nessuno si scandalizza. In Libano, Hezbollah valuta la proposta di tregua di Trump, mentre Israele e Libano si incontrano a Washington. Ma Trump è furibondo con Netanyahu: lo avrebbe definito “un dannato pazzo”, e gli avrebbe detto che “tutti ti odiano”. Lo staff del premier israeliano smentisce gli attacchi personali, ma conferma i toni “tesi”. La guerra, si sa, è un affare serio. Ma le litigate tra alleati sono ancora più divertenti.
Tutto questo, in un solo giorno. Un ragazzo che muore perché la polizia non gli crede. Un muro che minaccia di morte la presidente del Consiglio. Una donna italiana tenuta in ostaggio in Egitto. Un accoltellamento a Roma. Missili contro petroliere. Litigi tra Trump e Netanyahu. Il caffè è servito, amaro come la bile. RVSCB non ha bisogno di commentare. La realtà, come sempre, fa schifo da sola. E noi, spettatori distratti, continuiamo a bere. Perché il caffè, alla fine, è l’unica cosa che ci tiene svegli. Anche se non c’è più niente da vedere.
RVSCB – Archivio delle Scomode Verità, 3 giugno 2026
“Non mi interessa essere amato. Mi interessa essere letto dopo che mi avranno odiato.”

I Can’t Breathe. The Police Don’t Believe. The World Is Burning, and the Powerful Argue Over Who Has the Longest Missile
The Coffee of Shame – June 3, 2026 Edition
An eighteen-year-old boy is stabbed in Southampton. His name is Henry Nowak. He is dying, handcuffed by officers, repeating, “I can’t breathe.” The police do not believe him. They think it is an act. He dies. The body cameras show the truth, but the truth has already served no purpose. The case shocks the United Kingdom; Prime Minister Starmer promises investigations, the Home Secretary speaks of the “police’s sacred duty.” And Nigel Farage, the leader of Reform UK, turns a boy’s corpse into a racist slogan: “White Lives Matter.” Kemi Badenoch, Conservative leader, tries to put a brake on it: “Everyone counts.” But the damage is done. The boy is dead. The police were wrong. And politics, as always, arrives after the blood has cooled.
In Florence, on Republic Day, someone wrote on the walls: “Meloni before the list” and “Meloni hanged.” Death threats. Mayor Funaro is outraged, the FdI councilor screams scandal, and the Digos launches inquiries. Solidarity with the Prime Minister is bipartisan, but the uncomfortable question is another: why in Italy are death threats against politicians a daily occurrence and no one is surprised anymore? Democracy is defended on alternate days, depending on the political color of the victim. Today it is Meloni, tomorrow it will be someone else. Meanwhile, the walls fill with hate, and politics reacts with press releases.
In Egypt, the ex-husband of Nessy Guerra, an Italian-Egyptian, threatens the Italian Vice-Consul in Hurghada: “Give me the money or I’ll shoot you in the legs.” The woman, accused of adultery, lives hidden with her daughter. The lawyer demands immediate repatriation. But the Italian government, so diligent in defending its borders, seems less ready to defend one of its citizens in a friendly country. The Guerra case is a snapshot of the weakness of Italian diplomacy: incapable of protecting its citizens abroad, very good at making proclamations at home.
In Rome, an 18-year-old Colombian stabs and kills his neighbor during an argument. Yet another episode of domestic violence, yet another knife becoming a talking point. There is no politics behind it, no racism, no ideology. There is only the daily madness of a city that never sleeps, waking up every day with a murdered person. The news occupies a few lines, at the bottom of the homepage. Because banal violence does not generate audience. Banal violence is just news. The violence that makes headlines is that which can be stuffed into a political clash.
On the international front, the puppet theater of diplomacy never stops. Trump says it is time to make a deal with Iran, but Secretary of State Rubio clarifies: sanctions are not to be touched. The US armed forces launched a missile against a tanker violating the naval blockade. A missile. Against a tanker. And no one is scandalized. In Lebanon, Hezbollah evaluates Trump’s truce proposal, while Israel and Lebanon meet in Washington. But Trump is furious with Netanyahu: he allegedly called him “a damn crazy man” and told him “everyone hates you.” The Israeli Prime Minister’s staff denies personal attacks but confirms the “tense” tone. War, as we know, is a serious business. But fights between allies are even more entertaining.
All this, in a single day. A boy dying because the police didn’t believe him. A wall threatening the Prime Minister with death. An Italian woman held hostage in Egypt. A stabbing in Rome. Missiles against tankers. Fights between Trump and Netanyahu. The coffee is served, bitter as bile. RVSCB has no need to comment. Reality, as always, is disgusting on its own. And we, distracted spectators, continue to drink. Because coffee, in the end, is the only thing that keeps us awake. Even if there is nothing left to see.
RVSCB – Archive of Uncomfortable Truths, June 3, 2026
“I’m not interested in being loved. I’m interested in being read after they’ve hated me.”



















