“Nessuno è mai morto per amore” è la frase che spesso ci sentiamo dire quando viviamo una grande sofferenza e stiamo attraversando un lutto sentimentale, una frase che viene detta non tanto per sminuire il dolore quanto per infonderci forza e convincerci del fatto che possiamo vivere benissimo senza l’altro.
Leggendo la notizia sulla morte della regista franco-iraniana Marjane Satrapi sono rimasta colpita da alcuni catenacci che spiegano “morta di crepacuore. Stroncata dal dolore per la morte dell’amore della sua vita Mattias”. Fermiamoci un istante alla più bieca delle riflessioni, mi sono detta: la verità sulla morte per amore quindi è un’altra. Di conseguenza ho pensato al mondo della letteratura e alle tante donne che nei racconti hanno perso la vita per questa causa rendendomi conto di quanto il binomio tra amore e morte (Eros e Thanatos) attraversa da secoli anche la realtà storica oltre che le pagine della letteratura. Mi sono ricordata come in molti casi, la fine tragica di queste donne è legata a passioni totalizzanti, delusioni insostenibili o a contesti sociali oppressivi che non lasciavano spazio alla loro libertà.
Marjane Satrapi è morta a causa di una delusione insostenibile data dalla scomparsa del marito e amore della sua vita Mattias Ripa, economista svedese morto l’8 aprile dello scorso anno a soli 52 anni, nonché suo sostenitore e collaboratore artistico. Questo è uno dei casi, per quanto ne so io forse l’unico, che mi sconvolge il cuore e mi mette di fronte davanti un grande punto interrogativo nei confronti della vita e che mi lascia affermare che quella frase detta per farci reagire “d’amore non si muore” ce l’hanno sempre detta per proteggerci, per darci modo di comprendere che invece d’amore si muore e che non conta l’espediente o la favola che ci si racconta: l’importante è rialzarsi e avere la pazienza di accogliere quel dolore lancinante, cucirselo attorno al cuore e fare in modo che non ci vesta di nero per tutta la vita, o almeno, così ci insegna la società contemporanea.
La verità però rispetto a Satrapi è un’altra: che non ce lo aspettavamo. La morte per amore, in una società maschilista come la nostra (da oriente a occidente) viene accettata con diniego quando guardiamo ad una donna che ha passato la vita a raccontare la propria vita e quella del suo popolo con coraggio ed ironia attraverso le sue opere, come ad esempio con Persepolis. La graphic novel in bianco e nero viene pubblicata in due volumi tra il 2000 e il 2001 ottenendo un successo mondiale. L’opera racconta con graffiante umorismo la giovinezza di Marjane a Teheran, segnata dalla caduta del governo dello scià e le successive difficoltà causate dalle restrizioni imposte dalla leadership islamica iraniana dopo la “rivoluzione” del 1979.
La famiglia di Marjane era una una famiglia benestante di origine nobiliare, di quelle famiglie in cui regna anche un’ideologia femminista orientata su principi morali che definiremmo “all’occidentale”, i Satrapi di fronte all’oscurantismo propugnato dal regime di Khomeyni fanno poi emigrare la figlia 15enne a Vienna. Successivamente, dopo il primo matrimonio fallito, l’autrice si trasferisce a Parigi dove incontra l’uomo della sua vita ed è lì, che di fronte all’amore, una donna che ha passato la vita a raccontare con forza e coraggio il dolore di un popolo, si sgretola di fronte al connubio tra Eros e Thanatos.
Ma quali sono le altre donne che nella Storia e in alcune storie hanno fatto la stessa fine? Sicuramente nel mondo della letteratura ci sono tantissimi casi di drammi di suicidi per amore (e morire di crepacuore ahimé, è lasciarsi morire equivalendo al suicidio):
- Giulietta Capuleti (Romeo e Giulietta di William Shakespeare): Al risveglio da un sonno apparente, scopre il corpo dell’amato Romeo, morto suicida per errore. Decide istantaneamente di trafiggersi con un pugnale per non separarsi da lui.
- Didone (dall’Eneide di Virgilio): Regina di Cartagine, si innamora perdutamente dell’eroe troiano Enea. Quando lui la abbandona per seguire il volere degli dei e fondare Roma, Didone, distrutta dal dolore e dal disonore, si uccide salendo su un rogo e trafiggendosi con la spada di Enea.
- Anna Karenina di Lev Tolstoj: Schiacciata dall’ipocrisia della società russa e logorata dal timore di aver perso l’amore del conte Vronskij, si lancia sotto un treno in movimento.
Per citare altri personaggi si potrebbe dire di Ofelia, dall’Amleto di William Shakespeare, tragedia elisabettiana in cui la donna impazzisce e muore annegata in un fiume in seguito all’uccisione di suo padre da parte del principe Amleto che, al contempo, l’aveva rifiutata; Madame Bovary che muore perché vittima dei propri sogni romantici irrealizzabili e, infine, per citare un personaggio della Storia, sicuramente torna alla mente Cleopatra che muore morsa da un aspide in seguito al suicidio di Marco Antonio.
Donne storiche o seppur protagoniste di romanzi, donne d’altri tempi verrebbe da dire. Invece la morte di Marjane Satrapi ci porta a riflettere sul fatto che certi macro-temi non hanno tempo, di fatto il mio punto di vista non vuole assolutamente sminuire l’accaduto né tantomeno tirare in piedi un mezzo busto dell’autrice di stampo romantico basato sullo Sturm und Drang.
Oggi mi fermo solo a riflettere di fronte ad un titolo del genere e forse a ritrovarmi io stessa intrappolata nella più comune e ancestrale paura di rimanere e morire soli e per citare Zerocalcare in una recente intervista a Radio Capital: “raccontarci che stiamo bene da soli è la bugia bianca per noi sociopatici”.
















