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Miele, crack e scarafaggi: il mondo è una fogna che ci applaude

Robert Von Sachsen Bellony by Robert Von Sachsen Bellony
4 Giugno 2026
in Editoriale
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Miele, crack e scarafaggi: il mondo è una fogna che ci applaude
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Il Caffè della VerGOGNA – Edizione del 4 giugno 2026

Uno scarafaggio mi ha svegliato. Non una metafora. Un vero, grasso, schifoso insetto che camminava sul comodino come se fosse a casa sua. L’ho schiacciato. Ma mentre io spremevo quella piccola merda sul lenzuolo, il mondo fuori stava già affogando nella sua.

 

E di scarafaggi, quelli veri, che strisciano nei parlamenti, nelle redazioni, nei salotti buoni della televisione, nessuno li schiaccia. Anzi, li votiamo. Li ascoltiamo. Li seguiamo. Siamo circondati da scarafaggi che si credono aquile. E la merda, intanto, sale.
Il cosiddetto “miele da sballo” ha mandato in coma un ragazzo di diciassette anni in provincia di Napoli. Massimo Barra, che di droghe se ne intende, spiega che non è una novità. È solo un modo più “accettabile” per assumere cannabis, magari meno traumatico. Peccato che poi quel miele ti porti dritto al crack. E il crack, signori, è il vero allarme. Diffusissimo tra i giovani, dice Barra. I ragazzi che lo assumono stanno sempre peggio. La droga è democratica, aggiunge. Arriva a tutti. Ricchi, poveri, istruiti, ignoranti, furbi, fessi. Eppure la politica ne parla come se fosse un problema di periferia, di quartieri degradati, di famiglie disastrate. La verità è che il crack è già nei condomini bene, nelle scuole private, nelle campagne pubblicitarie dei social. Ma tanto c’è il miele. Il miele è dolce. Il miele non fa male. Il miele è un modo pulito per sballarsi. Poi arriva il crack, e il ragazzo finisce in coma. E gli esperti dicono “lo sapevamo”. Bel conforto.
A Roma, intanto, un ragazzo di diciotto anni di origini colombiane ha accoltellato e ucciso il vicino di casa, un uomo di cinquantaquattro anni. Lite condominiale, un fendente al collo, il corpo sul terrazzo del primo piano. L’ennesima storia di rabbia e coltelli, l’ennesima vita spezzata per un parcheggio o per una banalità. La periferia romana brucia, e i politici sono impegnati a discutere di guerre lontane. Perché la guerra, si sa, fa notizia. Un morto ammazzato a Casal del Marmo fa solo la terza pagina.
Sul fronte internazionale, Israele e Libano hanno finalmente raggiunto un accordo per il cessate il fuoco. Subordinato, si legge nella dichiarazione congiunta, alla completa cessazione del fuoco di Hezbollah e all’evacuazione di tutti i suoi esponenti dal settore Sud del fiume Litani. Nuovi colloqui dal ventidue giugno. Beirut insiste sul rispetto dell’integrità territoriale. Tel Aviv non molla sul disarmo. La tregua è solo una pausa, lo sanno tutti. Ma intanto i media titolano “pace”, e i politici si prendono i meriti. I morti, quelli veri, continuano a cadere. Ma nessuno li conta più.Trump, dal canto suo, annuncia che l’accordo con l’Iran è possibile entro il weekend. Lo dice da mesi. Intanto la Camera dei Rappresentanti vota per impedirgli di ordinare nuovi attacchi. Una risoluzione che, seppur priva di forza vincolante, è un chiaro segnale politico. Il presidente americano ribadisce che l’Iran è “molto vicino” a firmare. E che gli Stati Uniti potrebbero entrare in territorio iraniano per recuperare l’uranio arricchito. Sarebbe facile, dice Trump. Potremmo spazzare via tutti in due o tre settimane. Ma preferirebbe non farlo. La sua magnanimità non ha limiti. Peccato che nel frattempo le forze armate iraniane abbiano rivendicato attacchi missilistici contro obiettivi americani nella regione, compresa la sede della Quinta Flotta in Bahrein. Ma sono dettagli. L’importante è che Trump parli, e i giornali scrivano.

Uno scarafaggio mi ha svegliato, stamattina. L’ho schiacciato. Quello sul comodino, almeno. Gli altri continuano a strisciare. Ma oggi ho deciso che non li ignorerò più. Ognuno ha il suo scarafaggio da schiacciare. Il mio era sul comodino. Il vostro è davanti agli occhi, ogni giorno, nei notiziari che vi raccontano balle, nei politici che vi prendono per il culo, nei medici che sanno ma non fanno, nei ragazzi che muoiono di miele e di crack, nelle periferie che bruciano, nelle guerre che non finiscono mai. Schiacciatelo. O almeno, smettete di applaudirlo.

RVSCB – Archivio delle Scomode Verità, 4 giugno 2026

“Non mi interessa essere amato. Mi interessa essere letto dopo che mi avranno odiato.”

 

The Coffee of Shame – June 4, 2026 Edition

A cockroach woke me up. Not a metaphor. A real, fat, disgusting insect walking across my nightstand as if it owned the place. I crushed it. But while I was squeezing that little piece of shit onto the sheets, the world outside was already drowning in its own filth.

And yet, nobody crushes the cockroaches—the real ones—that crawl through parliaments, newsrooms, and the high-society salons of television. On the contrary, we vote for them. We listen to them. We follow them. We are surrounded by cockroaches who think they are eagles. And the shit, meanwhile, keeps rising.

The so-called “intoxicating honey” put a seventeen-year-old boy into a coma in the province of Naples. Massimo Barra, who knows his way around drugs, explains that this is nothing new. It’s just a more “acceptable” way to consume cannabis, perhaps less traumatic. Too bad that honey leads straight to crack. And crack, gentlemen, is the real alarm. Widespread among the youth, says Barra. Young people who take it are getting worse. Drugs are democratic, he adds. They reach everyone. Rich, poor, educated, ignorant, clever, foolish. Yet politics talks about it as if it were a problem of the outskirts, of degraded neighborhoods, of broken families. The truth is that crack is already in the nice apartment buildings, in private schools, and in the advertising campaigns on social media. But then there’s the honey. Honey is sweet. Honey doesn’t hurt. Honey is a clean way to get high. Then comes the crack, and the boy ends up in a coma. And the experts say, “We knew it.” What comfort.

Meanwhile, in Rome, an eighteen-year-old boy of Colombian origin stabbed and killed his neighbor, a fifty-four-year-old man. A condominium dispute, a slash to the neck, the body left on the first-floor terrace. Another story of rage and knives, another life shattered over a parking spot or a triviality. The Roman suburbs are burning, and politicians are busy discussing distant wars. Because war, as we know, makes headlines. A murdered man in Casal del Marmo only makes the back pages.

On the international front, Israel and Lebanon have finally reached a ceasefire agreement. Subordinated, as stated in the joint declaration, to the complete cessation of fire by Hezbollah and the evacuation of all its members from the southern sector of the Litani River. New talks scheduled for June 22nd. Beirut insists on respecting territorial integrity. Tel Aviv won’t budge on disarmament. The truce is merely a pause; everyone knows it. But meanwhile, the media headlines scream “peace,” and politicians take credit. The dead, the real ones, keep falling. But nobody counts them anymore.

Trump, for his part, announces that a deal with Iran is possible by the weekend. He has been saying this for months. Meanwhile, the House of Representatives votes to prevent him from ordering new attacks. A resolution that, while non-binding, is a clear political signal. The American president reiterates that Iran is “very close” to signing. And that the United States could enter Iranian territory to recover enriched uranium. It would be easy, says Trump. We could wipe them all out in two or three weeks. But he would prefer not to. His magnanimity knows no bounds. Too bad that in the meantime, Iranian armed forces have claimed missile attacks against American targets in the region, including the headquarters of the Fifth Fleet in Bahrain. But those are details. The important thing is that Trump speaks, and the newspapers write.

A cockroach woke me up this morning. I crushed it. At least the one on the nightstand. The others keep crawling. But today I decided I won’t ignore them anymore. Everyone has their own cockroach to crush. Mine was on the nightstand. Yours is right in front of your eyes, every day, in the news that tells you lies, in the politicians who screw you over, in the doctors who know but do nothing, in the boys dying from honey and crack, in the burning suburbs, in the endless wars. Crush it. Or at least, stop applauding it.

RVSCB – Archive of Uncomfortable Truths, June 4, 2026

“I am not interested in being loved. I am interested in being read after they have hated me.”

Robert Von Sachsen Bellony

Robert Von Sachsen Bellony

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