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Errori 404, donatori di sangue, pace in vendita e un Papa senza motore

Robert Von Sachsen Bellony by Robert Von Sachsen Bellony
13 Giugno 2026
in Editoriale
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Errori 404, donatori di sangue, pace in vendita e un Papa senza motore
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Il Caffè della VerGOGNA – Edizione del 13 giugno 2026

Il mondo digitale ha tremato, ieri, per qualche ora. Facebook, Instagram e WhatsApp hanno restituito ai loro fedeli un laconico errore 404, una schermata muta, l’impotenza di miliardi di pollici che non sapevano più dove scorrere. L’hashtag #facebookdown è diventato virale su X, Downdetector ha registrato raffiche di segnalazioni, poi in serata il ripristino.

 

Nessuna spiegazione ufficiale, nessuna ammissione di colpa. I colossi di Menlo Park hanno riaperto i rubinetti della distrazione senza una parola, certi che gli utenti, come sempre, sarebbero tornati a sguazzare nel loro feed senza fare troppe domande. Hanno avuto ragione.

Mentre gli algoritmi impazzivano, qualche cronaca più silenziosa ricordava che il 14 giugno è la Giornata mondiale del donatore di sangue. La Fnomceo ha pubblicato un focus per sfatare le bufale. Donare il sangue, spiegano gli esperti, non fa miracoli per il cuore: le prove scientifiche non sono sufficienti a dimostrare un effetto protettivo. Ma ogni donazione è un piccolo check-up gratuito, un controllo della pressione, un prelievo che diventa analisi. Una sacca, dicono, può salvare fino a tre vite. In Italia, ogni anno, un milione e seicentosettantamila persone fanno questo gesto. Tre milioni di sacche, seicentoquarantamila pazienti trasfusi. Il sangue non si può produrre in laboratorio. Così il donatore diventa un eroe silenzioso, senza clamore, senza rimborsi. Solo la soddisfazione di sapere che, altrove, qualcuno vive grazie a lui.

Donald Trump, dal canto suo, ha annunciato l’uccisione del leader del Tren de Aragua, il sanguinario Niño Guerrero. Un attacco cinetico rapido e letale, ha scritto su Truth, coordinato con i «nostri amici in Venezuela». Giustizia per le vittime, per la piccola Jocelyn Nungaray, per Laken Reilly, per le «anime meravigliose» strappate da questi mostri. Nessun dettaglio sull’operazione, nessuna prova. Solo la parola del presidente che diventa notizia, e la notizia che diventa verità. La guerra ai cartelli è una delle poche promesse che Trump può sbandierare senza timore di smentite. Perché i nemici, quando sono lontani e non parlano, non possono replicare.

Sempre a proposito di conflitti, il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha dichiarato che l’accordo con gli Stati Uniti «non è mai stato così vicino». Pedaggio obbligatorio a Hormuz, revoca del blocco navale americano, ritiro israeliano dal sud del Libano. La questione nucleare, quella vera, slitta a una seconda fase. Trump fissa la firma per il weekend, al massimo per lunedì. La Svizzera si offre come palcoscenico di questo teatrino. Netanyahu, secondo indiscrezioni, è amareggiato ma non può opporsi. I petrolieri tirano un sospiro di sollievo, i mercati si compongono in attesa. I civili, quelli che la guerra l’hanno pagata sulla pelle, non compaiono in nessuna nota ufficiale. Non fanno audience.

Nel frattempo, Papa Leone XIV ha avuto un problema tecnico. Di ritorno dalle Isole Canarie, poco prima del decollo, il motore dell’aereo ha dato segni di cedimento. Il comandante ha parlato di vento in coda. Il re Felipe VI, che aveva appena salutato, è risalito a bordo brevemente, poi entrambi sono scesi. Alla fine, il Pontefice ha raggiunto Roma con un volo messo a disposizione dal sovrano spagnolo. Un’ora di ritardo, nessuna conseguenza. La notizia ha circolato per qualche ora, poi è sparita. Perché un Papa con un guasto meccanico non è un Papa in difficoltà. È solo un Papa che cambia aereo e continua la sua strada, benedicendo chi lo guarda.

Infine, il caso Garlasco. Alberto Stasi ha ottenuto il parere positivo della Procura generale per l’affidamento in prova ai servizi sociali. Il tribunale di sorveglianza deciderà a breve, ma l’esito sembra scontato. Stasi lavora, ha risarcito la famiglia, non ha più concesso interviste. I legali dei Poggi ricordano che l’affidamento è un diritto di ogni condannato con residuo pena inferiore ai quattro anni. La condanna resta, la verità ancora sepolta sotto anni di processi, di dubbi, di sentenze che si contraddicono. Nordio, ministro della Giustizia, si lascia andare a una riflessione: l’anomalia del processo Stasi – due assoluzioni seguite da una condanna – è un unicum nel panorama giudiziario italiano. Ma lui, dice, non parla di processi in corso. E allora tace. Quasi.

Il caffè è servito. Amaro, denso, sporco di errori umani e di macchinazioni divine. La tazzina è calda. Il mondo, fuori, continua a girare. Come se nulla fosse accaduto. Perché in fondo, forse, nulla è mai accaduto.

RVSCB – Archivio delle Scomode Verità, 13 giugno 2026

“Non mi interessa essere amato. Mi interessa essere letto dopo che mi avranno odiato.”

 


404 Errors, Blood Donors, Peace for Sale, and a Pope Without an Engine

The Coffee of Shame – June 13, 2026 Edition

The digital world trembled yesterday for a few hours. Facebook, Instagram, and WhatsApp returned to their faithful followers a laconic “Error 404,” a mute screen, the impotence of billions of fingers that no longer knew where to scroll. The hashtag #facebookdown went viral on X; Downdetector registered waves of reports, then by evening, service was restored. No official explanation, no admission of fault. The Menlo Park giants turned the spigots of distraction back on without a word, certain that users, as always, would return to wallowing in their feeds without asking too many questions. They were right.

While algorithms went haywire, quieter news items reminded us that June 14 is World Blood Donor Day. The Italian National Federation of Medical Associations (Fnomceo) published a fact-check to debunk myths. Donating blood, experts explain, does not work miracles for the heart: scientific evidence is insufficient to demonstrate a protective effect. But every donation is a small free check-up—a blood pressure reading, a draw that becomes analysis. A single bag, they say, can save up to three lives. In Italy, 1.67 million people perform this act annually. Three million bags, transfusing 640,000 patients. Blood cannot be produced in a laboratory. Thus, the donor becomes a silent hero, without fanfare, without reimbursement. Only the satisfaction of knowing that, elsewhere, someone lives thanks to them.

Donald Trump, for his part, announced the killing of the leader of the Tren de Aragua cartel, the bloody “Niño Guerrero.” A rapid and lethal kinetic strike, he wrote on Truth Social, coordinated with “our friends in Venezuela.” Justice for the victims, for little Jocelyn Nungaray, for Laken Reilly, for the “wonderful souls” torn away by these monsters. No details on the operation, no proof. Only the President’s word becoming news, and the news becoming truth. The war on cartels is one of the few promises Trump can wave without fear of contradiction. Because when enemies are far away and cannot speak, they cannot reply.

Speaking of conflicts, Iranian Foreign Minister Araghchi declared that the agreement with the United States “has never been closer.” Mandatory tolls at Hormuz, lifting of the American naval blockade, Israeli withdrawal from southern Lebanon. The real issue—the nuclear one—is postponed to a second phase. Trump sets the signing for the weekend, at the latest Monday. Switzerland offers itself as the stage for this theater. Netanyahu, according to rumors, is embittered but cannot oppose it. Oil tankers sigh with relief, markets compose themselves in anticipation. Civilians, those who have paid for the war with their skin, do not appear in any official note. They don’t generate ratings.

Meanwhile, Pope Leo XIV had a technical problem. On the way back from the Canary Islands, shortly before takeoff, the plane’s engine showed signs of failure. The commander spoke of tailwind. King Felipe VI, who had just greeted him, briefly re-boarded, then both disembarked. Ultimately, the Pontiff reached Rome on a flight provided by the Spanish monarch. A one-hour delay, no consequences. The news circulated for a few hours, then vanished. Because a Pope with a mechanical malfunction is not a Pope in trouble. He is simply a Pope who changes planes and continues on his path, blessing those who watch.

Finally, the Garlasco case. Alberto Stasi obtained a favorable opinion from the General Prosecutor’s Office regarding probationary assignment to social services. The Supervisory Tribunal will decide soon, but the outcome seems certain. Stasi works, has compensated the family, and has granted no more interviews. The lawyers for the Poggi family recall that probation is a right for every convict with a remaining sentence of less than four years. The conviction remains; the truth still buried under years of trials, doubts, and contradictory rulings. Norcio, the Minister of Justice, lets himself indulge in a reflection: the anomaly of the Stasi trial—two acquittals followed by a conviction—is a unique occurrence in the Italian judicial landscape. But he says he does not speak of ongoing trials. And so, he remains silent. Almost.

The coffee is served. Bitter, dense, stained with human errors and divine machinations. The cup is warm. The world, outside, continues to turn. As if nothing had happened. Because after all, perhaps nothing ever happened.

RVSCB – Archive of Uncomfortable Truths, June 13, 2026

“I am not interested in being loved. I am interested in being read after they have hated me.”

Robert Von Sachsen Bellony

Robert Von Sachsen Bellony

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